Le degustazioni a “Sicilia en Primeur” conferma della nostra forza vitivinicola

Anche “Sicilia en Primeur” 2017 va in archivio. Cosa rimane? Rimane il luogo dove si è svolta la manifestazione, Radicepura, che è un compendio delle parole d’ordine dell’edizione di quest’anno: sostenibilità ambientale, territorio in tutte le sue valenze in modo particolare turistiche e culturali, e rimangono i prodotti che arrivano da una regione che prima in Italia ha sposato questi temi. Rimane il confronto fra produttori, la consapevolezza maggiormente acquisita della forza dell’impresa vitivinicola siciliana, dove i numeri dicono che molto si è fatto ma ancora molto si può fare in termini di valore e fatturato e in modo particolare il reddito che va all’agricoltore.
Rimane una formula vincente, una grande opportunità per i soci di Assovini, di evidenziare alla stampa e alla comunicazione in generale i prodotti e le differenti specificità della vitivinicoltura siciliana. Rimane, ancora, il grande lavoro di comunicazione e (sono di parte, in questo caso!) il grande lavoro del servizio dei sommelier in tutti i suoi comparti, dalla sala giornalisti fino al servizio ai pranzi, di un’Associazione, l’AIS Sicilia, che lo ha svolto in maniera impeccabile, mostrando che il vino ha bisogno di professionisti che offrano al meglio quanto di buono viene prodotto. Nessuna sbavatura e, se qualcosa c’è stato, non ce ne siamo accorti. Grande lavoro di squadra da parte di tutti i sommelier che rappresentavano tutta la regione Sicilia e che hanno dimostrato quanto sia fondamentale servire bene il vino.
Nel dettaglio tecnico dei vini degustati, per vitigno e ovviamente alla cieca, questa è l’idea che mi sono fatto, da considerare inoltre che parlo di media, quindi le medie da 88 in su significa che ce ne sono alcuni che hanno superato i 90. Chiaramente è un giudizio parziale, in quanto ne ho degustati solo alcuni e potevano non essere presenti i vini considerati di maggiore espressione qualitativa. Ragion per cui, do un giudizio generale astenendomi dalle classifiche importanti mediaticamente, tipo i primi dieci, penalizzanti però per chi viene subito dopo, magari l’undicesimo, rimasto fuori per mezzo punto. Livello medio alto, con punte interessanti di eccellenza dove si riduce il margine fra ottimi prodotti e le eccellenze. Al via, dunque!
Carricante – Da evidenziare la carica aromatico-olfattiva che hanno acquisito alcuni vini. Livello dei vini degustati che vanno nella media: 85.
Az. Agricola Tornatore, Barone di Villagrande, Pietradolce, Planeta, Alta Mora, Graci, Tenuta di Fessina, Nicosia.
Cataratto – Proposto nei diversi anni e in differenti tipologie, emergono sentori di erbe aromatiche, buone freschezze, gradevole nell’intreccio con i sentori fruttati, maggiore spinta delle note di idrocarburi nei vini con qualche anno. Per i vini degustati livello medio: 84.
Caruso e Minini, De Gregorio, Chara Di Sisa, Alessandro di Camporeale, Tenute Lombardo, Donnafugata.
Chardonnay – Frutta esotica, pienezza, lunghezza gustativa, vino che può passare da opulenze ad eleganze, risultano determinanti chiaramente le zone di produzione e le aziende produttrici. Livello medio dei vini degustati: 88.
Fazio, Masseria Feudo, Valle dell’Acate, Schietto Spadafora, Tenute Rapitalà, Planeta, Tasca d’Almerita.
Grillo – Il vitigno mostra complessità notevoli, sentori mentolate e idrocarburi in evoluzione, rimango ancora sorpreso e colpito da alcuni vini definiti sauvigneggianti. Di alcuni ho apprezzato la grande pulizia. Livello medio dei vini degustati: 87.
Astolfo Assuli, Cantine Europa, Maggio, Feudo Montoni, Feudo Maccari, Gorghi Tondi, Florio.
Rosé di vari vitigni, quasi tutti con caratteristiche simili ai bianchi, se ne distaccava uno per complessità, a cui ho dato il punteggio più alto. Livello medio dei vini degustati: 84.
Tornatore, Feudo Montoni, Barone di Villagrande, Tenuta di Fessina, Girolamo Russo, Baglio del Cristo di Campobello.
Etna – La degustazione ha confermato alcuni grandi classici e dato riscontro di qualche vino sopravvalutato, ma l’Etna oggi esprime ricchezze e complessità a cui risulta sempre più facile legare l’eleganza. Punteggio medio dei vini degustati: 90.
Benanti, Tenuta di Fessina, Pietradolce, Girolamo Russo, Graci,  Nicosia, Lavico, Tasca d’Almerita, Alta Mora.
Perricone – Affascina per le derive di spezie e frutta, vino che, vendemmia dopo vendemmia, ci offre maggiori complessità, bella la veste cromatica che alcune aziende esprimono. Livello medio dei vini degustati: 85.
Cantine Europa, Fondo Antico, Feudo Montoni, Tasca d’Almerita.
Petit Verdot – Nelle diverse annate dalla frutta rossa, fino al mallo di noce e vernice. Livello medio dei vini degustati: 86.
Zisola, Cantine Settesoli, Baglio di Pianetto.
Pinot Nero – Verrebbe da dire: perché? Dopo la degustazione: perché no?! Pieni e mediterranei, buone fragranze di rosa canina e lampone, solido e con struttura. Livello medio: 84.
Duca di Salaparuta, Feudo del Pisciotto, Tenute di Rapitalà.
Syrah – Denso al colore, infusi di erbe, spezie e marasca bella persistenza. Livello medio dei vini degustati: 89.
Masseria del Feudo, Feudo Arancio, Feudo di Sisa, Caruso e Minini, Spadafora, Tenute Rapitalà.
Frappato – Penetrante, invasivo, ricorda fiori, frutta ed erbe aromatiche, tannini sottili. Livello medio dei vini degustati: 89.
Cantine Europa, Cantine Settesoli, Valle dell’Acate, Feudo del Pisciotto, Caruso e Minini.
Cabernet Sauvignon – Caratteristico, erbaceo ma anche mediterraneo. Livello medio di degustazione: 90.
Feudo Principi di Butera, Tasca d’Almerita, Burdese Planeta, Donnafugata, Spadafora.
Nero d’Avola – Nel tempo esprime liquirizia, mineralità, vermout e china; da giovane viola e frutta. Livello medio di degustazione: 90.
Assuli, Caruso e Minini, Feudo Montoni, Feudo Principi di Butera, Baglio di Pianetto, Duca di Salaparuta, Cusumano, Valle dell’Acate, Zisola, Gorghi Tondi.
Spumanti – Nelle diverse proposte sia metodo classico che charmat, livello medio: 84.
Nicosia, Gorghi Tondi, Firriato.

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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