C’era una volta un vignaiolo: Nino Barraco e la filosofia di fare buon vino

Il nostro racconto di oggi riguarda la visita nell’azienda di Nino Barraco. Lo scenario è dei più suggestivi, una bellissima giornata di sole illumina il marsalese e colori ancori estivi si uniscono alle prime sfumature autunnali. Fuori dalla città, in contrada Bausa a Marsala, attorniata dai vigneti, si trova la cantina Barraco; una costruzione bianca e semplice con un terrazzo ed una sala degustazione con una grande vetrata che permette all’ospite di degustare godendo di un panorama che toglie il fiato, tra i vigneti, il mare e le isole Egadi. Solo il luogo vale già una visita, ma questo per noi è solo l’inizio… Appena entrati si nota subito la caratteristica “umana” dell’azienda, la signora Barraco, moglie di Nino, ci accoglie mentre lui è intento a lavorare in cantina; facciamo subito una passeggiata in mezzo agli splendidi vigneti vista mare. Poi, accolti nella sala degustazione, ci raccontano la storia dell’azienda e dei vigneti sparsi per il marsalese, tra il comune di Castelvetrano, Petrosino e Marsala. La filosofia di Nino Barraco è semplice ma incisiva: rispetto, rispetto della natura, della vigna, attenzione rivolta alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, macerazione sulle bucce anche per i bianchi e pochissimi interventi in cantina, questo per mantenere vive le peculiarità dei vitigni senza alcuna “intrusione”.
Inizia, dunque, la degustazione con Vignammare 2016. Un vino da uve grillo che nascono a pochi metri dal mare di Petrosino. Questa vicinanza “marchia” in maniera chiara i profumi che ritroviamo: note salmastre e iodate si mescolano perfettamente con profumi di agrumi come il cedro ed il pompelmo ed anche con delle spezie come la curcuma. Al gusto saltano fuori immediatamente l’estrema freschezza e l’ottima struttura, per non parlare della bella sapidità che contraddistingue i vini di questo particolare territorio. Proseguiamo con il “Rosammare” 2016. Un rosato da nero d’avola che nasce da uve vendemmiate leggermente in anticipo per conservarne la freschezza e da una macerazione sulle bucce di 18 ore. Colore rosa cerasuolo pieno e luminoso, profumi di frutta fresca: frutti di bosco, fragoline e ciliegia con un finale agrumato di pompelmo rosa. Al gusto colpisce l’estrema freschezza e la ben presente sapidità. Conituiamo con il Catarratto 2016; le uve di questo vino vengono da tre vigne, ognuna con caratteristiche diverse che si completano a vicenda. Il colore è un giallo paglierino intenso, i profumi riportano a sentori di fiori gialli e agrumi uniti ad una forte presenza minerale e fumè, una leggera speziatura conclude il ventaglio di sensazioni olfattive. Al gusto risulta morbido ed elegante pur mantenendo le peculiarità del territorio di grande freschezza e sapidità. Passiamo poi ad un bianco completamente diverso: Grillo 2016. Il vino è 100% grillo proveniente dalle vigne di Castelvetrano. Iniziamo questa volta da profumi dolci e burrosi come miele di castagno, e di frutta secca come mandorle e nocciole. In bocca il vino è fresco ma prevale sicuramente la sapidità che rende ogni sorso come un sorso di territorio. E’ un vino opulento e di grande struttura che, grazie a diverse pratiche enologiche si differenzia in maniera netta dal Vignammare che pur viene dallo stesso vitigno. L’amore per il territorio si rispecchia nei vitigni allevati, passiamo quindi ad un vitigno unico nel suo genere che da queste parti, come nell’isola di Pantelleria, ha la sua massima espressione, degustando Zibibbo 2015 e Zibibbo 2016. I profumi di questi vini sono simili: agrumi, bergamotto, note mentolate e speziate di zenzero fanno da contorno alla grande aromaticità tipica del vitigno. Nel 2016 troviamo anche interessanti sentori erbacei e di erbe aromatiche. Al gusto ritroviamo in entrambi una grande freschezza ed una sapidità presente ma non invasiva. Una grande persistenza fa di questi vini degli ottimi candidati per abbinamenti con i piatti tipici del territorio. La degustazione si sposta poi ai vini rossi ed iniziamo con il Pignatello 2013. Questo vitigno, noto anche come perricone, era stato quasi completamente abbandonato e solo negli ultimi anni, grazie all’impegno di vignaioli come Nino Barraco, è stato rivalutato e valorizzato. Rosso rubino, luminoso e di bella consistenza. Sentori di frutti rossi, ciliegia e marasca e profumi speziati di chiodi di garofano ma anche note salmastre e di ricci di mare. Al gusto ritroviamo un vino energico e con dei tannini ben presenti ma bilanciati e piacevoli. Un vino che parla di territorio.

Finiamo con i rossi degustando il Nero D’Avola 2012. Di un colore rosso rubino intenso, è un vino che presenta al naso profumi ancora freschi come frutti rossi: rossa, ciliegia e lamponi; e di fiori come la violetta, uniti a spezie dolci, china ed a profumi che parlano di evoluzione come il cacao o un leggero sentore di tostatura di tabacco. In bocca si sente ancora una buona freschezza ed un tannino vivace ma equilibrato dalla buona alcolicità. Un vino avvolgente e ruffiano, che esprime una grande personalità. Concludiamo in dolcezza la nostra degustazione “ufficiale” con il Milocca, una vendemmia tardiva da Nero D’Avola, nato per caso dopo che una forte sciroccata fece appassire i grappoli sulla pianta. Queste uve vennero ugualmente vinificate e nacque questo vino straordinario. Dopo 18 giorni di macerazione questo vino affina in botti di castagno da 200 lt. Di grande alcolicità, 16°/17° circa, il Milocca rispecchia lo stile ossidativo del Marsala che lo rende particolare ed unico nel suo genere. Nel suo ampio panorama olfattivo ritroviamo confettura di ciliegia e mora, noci, nocciole, mandorle tostate, fava di cacao e cioccolato fondente, liquirizia e ancora profumi di frutta candita. In bocca la dolcezza viene attenuata da una grande freschezza e da un tannino arrotondato ma che ancora vuol dire la sua. Degustandolo immaginiamo di provarlo in abbinamento ad un tortino al cioccolato fondente e ciliegia.

La nostra degustazione ufficiale finisce qui ma, proprio perché Nino Barraco è un vignaiolo e artigiano del vino, ci porta in cantina a degustare il futuro dei suoi vini; proviamo quasi tutto direttamente dal legno o dall’acciaio e facciamo così un’esperienza che difficilmente riusciremo a fare in altre aziende. Andiamo via felici di aver fatto questa bella esperienza e con la promessa di tornare, almeno per degustare il metodo classico, che non siamo riusciti a provare.
(foto di Francesca Scoglio)

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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