Sulla questione “svendita” dei diritti d’impianto: ancora qualche riflessione

Ho letto con molto interesse l’appello-denuncia sulla svendita dei diritti di impianto del Presidente Assoenologi Sicilia e Funzionario della Regione Sicilia, esperto di temi ambientali, pubblicato nei giorni scorsi sul nostro quotidiano EnoNews. Mi permetto di aggiungere qualche altro elemento di riflessione e qualche numero su quello che accade attorno a noi. Mi riferisco a dati OIV e riportati da Civilità del Bere. Nel mondo la superficie viticola nel 2014 ammonta a 7.554 migliaia di ettari, dei quali il 50% complessivo è rappresentato da soli 5 Paesi produttori. La Spagna detiene la leadership con 1.021 migliaia di ettari, al secondo posto, ecco il dato che (forse) non ti aspetti, la Cina, con 799 migliaia di ettari, supera la Francia di poco, terza con 792 migliaia di ettari. L’Italia al quarto posto con 690 migliaia di ettari, davanti alla Turchia con 502 migliaia di ettari. Dunque la Cina supera la Francia per estensione di vigneto complessiva.
I dati dimostrano che l’Europa dal punto di vista produttivo è bloccata, mentre fuori Europa esiste un incremento. L’Oiv, raccogliendo ogni anno le percentuali totali mondiali, riesce a offrirci un consuntivo sul medio periodo: in quindici anni la Spagna ha perso il 2,2% di superficie viticola mondiale, nel 2000 deteneva il 15,7% mentre nel 2014 il 13,5%; la Francia ha perso l’1%, dall’11,5% al 10,5%, l’Italia addirittura il 2,5%, passando dagli 11,6% del 2000 ai 9,1% del 2014. La Cina cresce esponenzialmente, con un balzo del 6,7%, passando dal 3,9% dell’anno 2000, al 10,6% del 2014. Inoltre, se vediamo il valore dei vigneti in Italia, la performance maggiore la fa registrare l’Alto Adige, con una Sicilia sostanzialmente stabile.
Possiamo quindi pensare che se nel mondo cresce la domanda di vino e vigneti forse bisogna rimodulare il nostro apparato produttivo con una visione ancora maggiormente legata ad un più alto livello qualitativo. Eleggendo taluni territori al massimo della vocazione vitivinicola e trascurando zone meno vocate. La Francia, a parità di quantità produttiva, ci surclassa sul valore creato. Molto ancora bisogna fare, facciamo qualità, ma nella filiera produttiva e della comunicazione esistono ancora troppe improvvisazioni, Consorzi di cui ancora cerchiamo di definirne i ruoli. Una burocrazia che con compiaciuto autolesionismo sembra godere di tutte le difficoltà che riesce a creare ai produttori. Un sistema di valutazione della qualità del prodotto su cui è necessario interrogarsi. Un marketing (o molto più spesso marchette!) occasionale e improvvisato. Un agire sistematico che non si realizza, anche per responsabilità culturali dei produttori, e un contesto di gestione del territorio in cui trovare sensibilità e azione da parte degli amministratori locali risulta difficile. Molto più sensibili al sistema sagre che ad eventi che hanno l’obiettivo di valorizzare il territorio.
Tante sono le questioni ancora aperte e da risolvere, ci sono parecchie zone d’ombra ma per fortuna anche parecchia luce, che dà speranza. Abbiamo la possibilità di sfruttare capacità, competenze e un meraviglioso territorio. Possiamo riuscirci se ognuno svolge con serietà e impegno il proprio lavoro.

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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