Il vino e gli Usa: il pragmatismo americano e il gusto del pubblico

Con la crisi della coltivazione del tabacco le autorità del Kentucky hanno fatto un piano di riconversione agricola in modo da verificare altre opportunità di sviluppo. In questa logica si motiva l’invito fattomi dalla loro università per svolgere una lezione e avere un confronto su modelli di viticoltura. Ad oggi il Kentucky è all’inizio di questo progetto e la dimensione media delle aziende si aggira sui circa 2 ettari. Abbiamo fatto una visita nel campo sperimentale del Dipartimento di Horticolture, dove sono allevate differenti varietà quasi tutte di ibrido americano. A parer loro in Europa abbiamo un pregiudizio sui loro ibridi. Il Kentucky si trova in una zona limite dal punto di vista climatico dove si incontrarono le correnti fredde del Nord e quelle calde del Sud, con grandi sbalzi termici e un rialzo repentino della temperatura in primavera che porta la pianta ad una accelerazione della fioritura a rischio gelata.

Le vigne sperimentali presentano un singolare sistema di allevamento atto a tenere protette le uve durante le ore più calde e a favorire l’esposizione nelle ore pomeridiane oltre a gestire meglio i venti provenienti da sud-ovest.

I terreni si presentano argillosi con molta sabbia e poco drenanti, ma in alcuni posti la presenza della pietra limestone potrebbe rendere il terreno più equilibrato. La maturazione delle uve non consente al momento di sviluppare vini con particolare struttura.

Non avendo una storia vitivinicola, l’idea del vino con pragmatismo americano è al momento prevalentemente improntata al gusto del pubblico.

Il Prof. Jeff Weeler del Dipartimento di Horticulture della UK ci ha proposto alcune degustazioni di vini sperimentali da uve selezionate o ibridi di sua sperimentazione.

Il primo vino è un ibrido di frontenac 50% – Corot noir 30% – Concorde 20% spumantizzato in rosé metodo classico dal vivace colore cerasuolo e un sentire di fragoline di bosco, piacevole anche alla beva. Lo producono metodo classico perché a detta del professore con la struttura che hanno per loro è meglio.

2° vino da vitigno villard blanc. Altro metodo classico dall’acidità tagliente con sentore molto forte di lievito.

3° vino da vitigno ibrido tra traminer e un’uva da tavola bianca. Anche questo un metodo classico con leggero residuo zuccherino. Aromatico, lo bevono come la birra. Piacevole al naso. Tutti i vini hanno alcol medio tra i 10 e gli 11 gradi.

4° un prodotto con il 50% di mele versione sidro e un ibrido americano. Colore rosato ma al gusto non un vino ma una bevanda alcolica.

5° e per finire un vino rosso altro ibrido americano che lui chiama “Noiret”. Strano vino tutto al naso, erbaceo, tannico al gusto e corto con un finale amaro ancora squilibrato con un impatto erbaceo e parecchio vegetale.

Come dice il Prof. Jeff (che possiede tutto lo spirito dei pionieri americani!), ha 2 figli rispettivamente di 3 e 1 anno e, cominciando il lavoro di studio, adesso forse i suoi stessi figli potranno produrre un buon vino in Kentucky… ma è pur sempre un inizio!

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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