Le vin en rose: storie di enologhe che raccontiamo per qualità e non quantità!

Potremmo parlare dei dati dell’occupazione femminile nel settore enologico, e ne resteremmo delusi. I numeri non sono ancora dalla nostra. I 4300 soci di Assoenologi sono per il 90% uomini, ma rispetto agli anni ’70 il numero delle donne è sensibilmente aumentato, anche grazie all’istituzione del corso di laurea di Enologia che ha eliminato alcuni limiti posti dalla professione attraverso la possibilità di lavorare in laboratorio ad esempio, in ambito accademico e naturalmente in cantina, abbandonando l’idea di mero “tecnico”. Potremmo. Ma a che pro? Quello che più colpisce, emoziona e incoraggia adesso, non è la quantità di “dame” del vino, ma la qualità del loro lavoro, l’eccezionale livello a cui sono arrivate con sforzi, duro lavoro e tanta passione ci dimostrano ogni giorno che sì, possiamo. Possiamo davvero e loro ne sono un validissimo esempio. Per questa ragione abbandoneremo i numeri e le statistiche e parleremo di chi sono queste donne, delle loro storie, che siano d’ispirazione.

Sandrine Garbay

Scegliere di chi scrivere, chi raccontare, è stato duro. Ogni storia valeva la pena di essere riportata. Parlare di enologia e non citare Sandrine Garbay, enologa di un mito, sarebbe un reato. Sandrine nasce a Bordeaux da una famiglia estranea al mondo del vino e intraprende gli studi in enologia per soddisfare un interesse puramente accademico, il vino all’epoca non le piaceva nemmeno berlo. All’età di vent’anni, nel 1987, svolse il suo apprendistato nientemeno che presso Château Latour e qualche anno dopo completò i suoi studi. Lavorò dapprima in un laboratorio, quello di Aline Lonvaud-Funel, dove si immerse nella complessità della fermentazione malolattica.
Ebbe poi l’opportunità di un dottorato di ricerca in enologia, seguito dall’incontro che le cambiò la vita, quello con Serge Chauvet che la condusse, nel 1994, a una leggenda: lo Château d’Yquem, maison del più importante Sauternes conosciuto al mondo con una denominazione invariata dal 1855. Aveva solo 27 anni. La sua collaborazione iniziò a stretto contatto con Guy Latrille, che era l’enologo, e Francis Mayeur, il direttore tecnico. Solo quattro anni più tardi Latrille le passò il testimone e Sandrine divenne Maître de Chai. Non fu tutto semplice naturalmente, imparare a gestire la cantina e le persone che vi lavoravano richiese tempo, fiducia in se stessa e molta determinazione.
Alla fine del 1999 la storica proprietà di Alexandre de Lur-Saluces passò alla Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH) nella persona di Pierre Lurton (già direttore allo Château Cheval Blanc in Saint-Emilion) e fortunatamente il cambiamento non fu rivoluzionario, anzi le linee-guida erano di continuare ad affermare, millesimo dopo millesimo, l’eccellenza del botritizzato, dolce e commovente Sauternes. Sandrine è stata la prima enologa donna a produrre un Premier Cru Supérieur di Bordeaux.

Raffaella Bologna

E poi c’è Raffaella Bologna, regina della Barbera, enologa delle cantine Braida, a Rocchetta Tanaro, nell’Astigiano, ereditata insieme al fratello Giuseppe dai genitori, Anna e Giacomo. Studi ad Alba, esperienze che l’hanno portata dal Friuli alla California a Seattle e poi un brusco ritorno in Piemonte dopo la perdita del padre. Oggi Bricco dell’Uccellone, vino simbolo dell’azienda, è diventato una delle bandiere del bere italiano nel mondo.

Cecilia Leoneschi

Cecilia Leoneschi, enologa presso l’azienda Castiglion del Bosco, dice della cantina “è una vigna con il tetto” esprimendo tutto il suo amore per la natura. La cantina, che nel 1967 (anno di nascita del Consorzio del Brunello di Montalcino) fu tra i sette soci fondatori, si trova nella Val d’Orcia. Inutile aggiungere il valore dei vini prodotti a cui ha contribuito questa incredibile donna toscana, nata in settembre, periodo di vendemmia. Tra i suoi ricordi più remoti, profumi di sangiovese che il padre, vignaiolo, portava con sé fino alla culla.

Laura Orsi

Una milanese al sud, in Sicilia, in una delle storie di vino più importanti dell’isola, è Laura Orsi, enologa di Tasca d’Almerita. Premiata come miglior enologo nel 2010, la ritroviamo nell’eleganza che contraddistingue tutti i vini di sua firma.

Dalla guida vini Giornale di Sicilia vincitrice del premio Miglior Enologo 2014 Lorenza Scianna che lavora presso Fondo Antico.

Dall’etnea Vivera arriva Irene Vaccaro, palermitana, con studi ad Alba, dove conosce il marito Salvatore Rizzuto, anche lui enologo e con cui condivide più che un lavoro una passione. Vivere le turbolenze dei periodi di vendemmia, le notti insonni, lega e unisce, ci si fortifica insieme.

Ma anche la toscana Barbara Tamburini, che oggi cura più di 15 aziende in tutta Italia, tra cui Gualdo del Re (Suvereto), Azienda Goretti (Perugia) e I Balzini (Barberino Val d’elsa).

O ancora la giovane Antonella Baini, classe ’81, enologa di Tenuta Rubbia al Colle di Suvereto; Carmela Pupillo dell’omonima azienda fondata nel 1908.

Vorremmo dedicare molte più parole a tutte loro, a loro che sono solo alcune testimonianze di donne caparbie, forti, coraggiose. Portano avanti una silenziosa rivoluzione, sfidando il sessismo a suon di annate meravigliose, sfruttando intuito e usando la testa.

 

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Federica Milazzo

Federica Milazzo

Nata e cresciuta nella bella Piazza Armerina (Enna), vive oggi a Giarre, nel Catanese. Maturità classica, iscritta in Economia, Sommelier AIS dal 2017, si definisce un’anima in evoluzione, poliedrica. Determinata e curiosa, forse nevrotica, a tratti romantica. Definita da amici, e non, una piccola furia con la risposta sempre pronta. Ogni esperienza l’ha segnata, modellata e formata. Così dall’amore per le arti passa a quello per i numeri, la gestione e l’organizzazione. E dalla passione per le serie tv a quella per il vino. Quest’ultimo la rapisce, raccontandole le più affascinanti storie della terra, a cui inesorabilmente appartiene, e gliene acuisce i sensi, che non possono più rinunciare alla ricerca dei profumi e dei sapori più veri. Il viaggio, in tutte le sue forme, è il fine ultimo a cui tutto è vocato. Alla ricerca del suo posto nel mondo, continua il suo percorso formativo in attesa della prossima sfida.

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