Storie di Champagne e sogni realizzati. Elegante degustazione di Champagne Encry

La storia inizia diciassette anni fa quando un ingegnere ambientale padovano approda in Côte des Blancs accettando, seppur con alcune perplessità, la commessa di un Vigneron di Le Mesnil sur Oger che vuole applicare il sistema di “idrosemina” per il ripristino ambientale delle sue vigne, già utilizzato dallo stesso ingegnere nel territorio del Chianti. E’ cosi che Enrico Baldin giunge nella culla della Champagne, la più ambita regione di Francia in materia di vini, senza ancora saper di non farne ritorno se non con un nuovo e ancor più sfidante progetto. Sfidante perché, prima di poter realizzare il suo sogno, Enrico affronterà tante piccole ma ostili battaglie, soprattutto con i cugini francesi che non hanno mai visto di buon occhio l’arrivo dello straniero. Enrico, però, ha la fortuna dalla sua e anche l’audacia non lo abbandona, pertanto inizia la sua ascesa verso la realizzazione di quella che oggi è l’affermata Maison Encry Veuve Blanche Estelle.
Il racconto di Enrico, in occasione della raffinata degustazione dello scorso 23 Febbraio, organizzata dalle impeccabili delegazioni Jonica-Taormina e Catania dell’Associazione Italiana Sommelier, è avvincente e il numeroso pubblico presente, nonostante il clima avverso, è interessato ad assaporarne i dettagli in attesa delle preziose bollicine.
Oltre all’audacia e la fortuna però, è l’incontro prima e l’amicizia dopo con un Vigneron che ci permette oggi di raccontare questa storia. Un Vigneron, come tanti altri in Champagne, che da cinque generazioni conferisce il mosto a nomi illustri, senza però produrre champagne. Lo stesso ha anche delle cave ma non ha la cantina e soprattutto l’animo dell’imprenditore. Determinante allora è il supporto di Enrico che realizza la cantina a sue spese per la capacità di vinificazione di 100.000 bottiglie circa, ricevendo per l’investimento realizzato 3,5 ettari di vigne coltivate a chardonnay proprio in uno dei 17 prestigiosi Villaggi atti a generare Gran Cru, tra i vigneti di due grandi e prestigiose maison, in una delle due aree d’eccellenza insieme ad Ambonnay. Il territorio è unico e il desiderio è quello di realizzare un prodotto naturale, fresco e di spiccata mineralità. L’impronta digitale del terreno è il gesso. Il primo anno di produzione del millesimato è il 2004, la resa delle piante è di 85 quintali per ettaro e le bottiglie prodotte oggi sono circa 35.000. Sembra tutto presto fatto ma parecchi sono invece gli ostacoli da superare tra i quali il nome della Maison e la “fondatezza” della stessa. Il nome Encry, dal diminutivo Enry di Enrico con l’aggiunta della C di Champagne, non piace al Comitato interprofessionale del vino di Champagne che apprezzerebbe la presenza di un H; peraltro, non essendoci un marchio registrato, con questo nome non si sarebbe autorizzata la produzione di Grande Cuveè. Ma in aiuto, il caro amico Vigneron ricorda di un marchio registrato dalla famiglia nel lontano 1917 presso il Comitato, recante il nome della nonna “Blanche Estelle”. Gli ostacoli non sono però finiti perché manca la cittadinanza francese; per fortuna, c’è sempre in soccorso una zia, questa volta di Nadia, compagna di Enrico, a rispettare il criterio. Il Comitè a questo punto non deve far altro che cedere alla neonata Maison battezzandola “Vueve Blanche Estelle” La Maison che produce la Grand Cuveè Encry, senza che nessuno abbia lasciato prematuramente questa terra, ma soltanto come sinonimo del passaggio di proprietà.
Con una storia cosi avvincente ci si aspetta degli Champagne decisi, dal carattere forte e caratterizzati da una determinata identità.
Zero Dosage rappresenta tutto il carattere dei suoli, gessosi con presenza di fossili e la volontà di Enrico che non ama aggiungere il liquer de tirage. E’ uno chardonnay 100%, che riposa sui lieviti almeno 42 mesi, dall’aspetto brillante e luminoso. Al naso note citrine e agrumate si allungano in sensazioni fruttate di mela renetta ed erbacee; decisa pungenza determinata dal gesso. Attacco secco al palato, l’acidità e la sapidità sono ben bilanciate da una moderata morbidezza. Sensazione salmastra e persistenza finale. Il perlage fine e cremoso è anche frutto dell’attenzione alla temperatura costante (mai sotto i dieci gradi) nelle sei settimane della presa di spuma. Champagne difficile e identitario.
Grand Rosè l’unico prodotto con una percentuale del 5% di Pinot Noir proveniente dal villaggio di Bouzy, anch’esso Grand Cru. Alla vista è lo champagne che vuole il mercato ma già al naso mostra la sua grinta. “ E’ un rosè non rosè” che riposa 36 mesi sui lieviti con una minima percentuale di aggiunta di zuccheri, solo lo 0,3 gl. Brillante ed elegante dal colore simile alla buccia di cipolla ha un perlage fine e persistente. Al naso si apre con sentori di fragolina selvatica e ciliegia fresca; prosegue in verticale con meringa, pasticceria e accenno di vaniglia. Piacevole in bocca è lontano dalle mode zuccherine ha una spalla acida, freschezza e bilanciata sapidità. Immediato e accattivante.
Brut Chardonnay 100% è lo stesso vino dello Zero Dosage che riposa sempre 42 mesi sui lieviti ma con una aggiunta di liquer de tirage. Il residuo zuccherino è di 4,5 gl, si tratta in realtà di un extra brut. Anche se ricorda il primo assaggio è meno pungente e più fine. L’impatto al naso è strepitoso. Pienezza di frutto e nota floreale di fiori banchi delicati e fiori di campo. Nocciola tostata di biscotto da pasticceria. Perfetta coerenza tra olfatto e palato, la tostatura dolce ritorna in bocca in una morbidezza e pienezza gustativa. Equilibrato e piacevole.
Millesimè 2009 Chardonnay 100% affina sui lieviti 72 mesi; le uve base provengono da botti in acciaio e non prevedono passaggi in legno; l’annata calda è stata difficile per la produzione dei millesimati e la regione della Champagne si è divisa in due; la metà non ha prodotto il millesimo.
Dopo otto anni si presenta alla platea di un giallo dorato brillante e splendente dal perlage fine e persistente. Le note agrumate sono evolute, arance candite, nota di pasticceria, finale salmastro. La complessità e avvolgenza olfattiva annunciano un gusto intenso, puro e netto dall’infinita persistenza. E’ lo champagne che sfida il tempo, imponente e sontuoso.

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Flavia Catalano

Flavia Catalano

Nata in quella che fu anche la città di Eschilo, vive a Catania da più di dieci anni. Laureata in giurisprudenza, perché nella Giustizia crede fermamente, completa il suo percorso formativo diventando Avvocato e Specialista in professioni legali. Oggi è un temutissimo liquidatore assicurativo. Donna volitiva, testarda e determinata affina le sue innate doti manageriali frequentando un master in gestione e sviluppo delle risorse umane. Le scommesse che ama vincere sono quelle con sé stessa. Considera gli ostacoli un’opportunità; dal corso di vela ha imparato che anche controvento “virando” e “strambando” prima o poi al porto si arriva. Ama esercitare le sue corde vocali guardando le partite della “Signora”. È un’appassionata collezionista di scarpe e borse. Non ha mai giocato con le bambole, e le principesse non rientrano tra le sue muse ispiratrici. Specialista in problem-solving, ritiene che il modo più veloce ed efficace per trovare una soluzione sia osservare il problema dalle isole caraibiche. Folgorata dall’incontro con Bacco, oggi il suo sangue ha un’alta gradazione alcolica. Sommelier e degustatrice ufficiale AIS, collabora con EnoNews dal 2013

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