Vini Curto: la Sicilia con sfumature francesi e lo spirito del Gattopardo

Di solito quando si parla di donne le si accosta al colore rosa, in questo caso invece il colore che più si addice alla produttrice Francesca Curto è il rosso; rosso come la passione, rosso come il suo Nero d’Avola. Partiamo però dall’inizio. A metà strada tra Rosolini ed Ispica, all’estremo sud della Sicilia, troviamo una meravigliosa villa della fine del ‘700; lo stile è quello tipico siciliano dell’epoca che tanto ricorda alcuni film che lo fecero conoscere ai più come “Storia di una capinera” o “ Il Gattopardo”. L’impressione che si ha appena arrivati è quella di un tuffo nella storia. La bellissima villa è circondata da agrumeti e qualche vigneto, gli altri vigneti si trovano nella zona Pachino.

Ad accoglierci c’è la padrona di casa: Francesca Curto: siciliana doc, legatissima alla sua terra ed alle tradizioni ma impegnata al raggiungimento dell’eccellenza attraverso l’innovazione.

Da sempre legata all’attività agricola di famiglia, grande appassionata di vino, ha approfondito i suoi studi in Francia, a Saint Emillion. L’impostazione in parte francese, ma sempre coerente e legata alla territorialità, di alcuni suoi vini viene proprio da questo periodo di studi.

Francesca è una persona umile ma assolutamente consapevole, mette tutti a proprio agio e parla della storia della sua azienda agricola con uno slancio che fa appassionare chi l’ascolta.

Visitiamo la bottaia, dove riposano i vini rossi in Barriques e tonneaux di secondo o terzo passaggio. L’abitudine di non usare botti nuove deriva dalla scelta di non voler imprimere ai vini la marcata nota del legno ma una leggera nota vanigliata. L’azienda Curto non possiede la certificazione del Biologico ma gli interventi sono minimi e solo quando strettamente necessari.

Attraversiamo il bellissimo cortile ed arriviamo in un vecchio granaio restaurato, si vedono ancora sul tetto i ganci usati all’epoca; questa è la sala degustazioni.

Il primo vino che ci presenta Francesca Curto è il suo unico vino bianco: Poiano 2017.

Il nome viene dalle poiane che popolano l’azienda Curto.

Il vino, di aspetto cristallino e di un bel giallo paglierino, ha profumi intensi; fiori bianchi, di sambuco, frutti freschi e succosi ed un sentore erbaceo di fondo. Al gusto colpiscono la freschezza e buona sapidità che rendono questo vino estremamente piacevole e beverino.

Dal bianco si passa direttamente ai rossi: Eloro Doc 2014, Nero d’Avola in purezza.

A differenza degli altri Nero d’Avola siciliani, la caratteristica peculiare dei vini di queste zone è il colore meno intenso, più scarico, una elevata acidità ed una predisposizione ancor maggiore all’invecchiamento.

Le vigne da cui nasce questo vino si trovano a Pachino, zona particolarmente vocata a questo vitigno. Dotato di sorprendente luminosità e di un color rubino pieno ma più scarico rispetto ad altri Nero d’Avola.

L’intro olfattivo è particolare: un sentore salmastro, iodato che è tipico del pachinese. Lasciando per qualche minuto il vino nel bicchiere i profumi si trasformano e si evolvono; iniziano a sentirsi in maniera intensa odori di spezie dolci e leggermente piccanti come cannella, chiodi di garofano e pepe rosa; profumi tostati di cioccolato e liquirizia. Il gusto è avvolgente, con un tannino presente ma delicato ed una buona freschezza; ottima la persistenza.

Si prosegue questa volta con un blend di Nero d’Avola e Merlot: Ikano 2013.

Anche qui il nome prende spunto dal territorio; Ikana era infatti l’antico nome di Ispica.

Questo vino fa un passaggio in botte di circa 6 mesi che gli conferisce una delicata nota vanigliata.

Colore rosso rubino luminoso, e di ottima intensità olfattiva, rappresenta il territorio con un tocco “francese” che gli trasmette una particolare eleganza.

Note minerali e vegetali, grafite e peperone, ma anche profumi balsamici e speziati, cannella e vaniglia.

Al gusto è morbido ma dotato di una discreta spalla acida ed una presenza assolutamente non invasiva di tannini.

Andiamo adesso in contrada Fontanelle, dove crescono le uve dell’omonimo vino: Fontanelle Riserva 2012.

Nero d’Avola in purezza e “premier gran cru”, detto alla maniera francese, dell’azienda Curto.

Le vigne del cru Fontanelle sono allevate ad alberello, nel pieno rispetto del territorio e per trarre il massimo dal vitigno principe di Sicilia.

Dal bellissimo aspetto, colore rosso rubino intenso; i primi sentori a venir fuori sono di frutta matura e sotto spirito, amarene, prugne, marasche; si succedono note speziate di liquirizia, chiodi di garofano e vaniglia; frutta secca come mandorle e nocciole e una nota mentolata e balsamica. Spicca il sentore di carrubba. In bocca è avvolgente ed ammaliante, abbastanza morbido con una freschezza viva e dei tannini ben presenti ma arrotondati. Ottima la persistenza e già si può immaginare in abbinamento a piatti tipici del ragusano in perfetta armonia.

Concludiamo con un vino che rompe gli schemi: Krio 2012.

Krio come uno dei Titani, colui che nella mitologia greca rappresentava, insieme ai tre fratelli, i quattro pilastri della terra: lui era il pilastro del sud.

Syrah in purezza, proveniente da viti ad alberello. Il sole, il terreno ed il tipo di allevamento fanno di questo vino una particolare espressione di questo vitigno.

Colore luminoso e trasparente, rubino pieno. Profumi di frutta matura e confettura di more e prugne; speziature di pepe nero e bianco, cannella; sentori tostati di caffè e cioccolato fondente.

Dal palato fine ed elegante, dotato di discreta spalla acida e tannini morbidi. Estrema persistenza e gradevolezza.

La degustazione si ferma qui per il momento, con la promessa di tornare per provare Eos, il rosato da Nero d’Avola, ed il passito da Moscato, Dulce Netum.

Sono doverosi i ringraziamenti a Francesca Curto, che ci ha accolti in azienda e resi partecipi della sua esperienza; ed alla Delegazione di Ais Ragusa che ha organizzato questa wine experience, alla scoperta delle eccellenze siciliane.

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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