Palermo: cena a Villa Costanza con i vini di Terre di Gratia

Mettete una serata in un luogo accogliente come Villa Costanza, il ristorante pizzeria alle falde di Montepellegrino a Palermo condotto con passione dai fratelli Marco e Costanza Durastanti. Aggiungeteci anche un menù sfizioso e stuzzicante e ultimi, ma non certo per minore importanza, i vini della cantina Terre di Gratia di Camporeale. Questi gli ingredienti per una serata da ricordare. L’occasione di incontrare l’azienda camporealese, di proprietà dei fratelli Gaspare e Rosario Triolo, che portano avanti con passione ed orgoglio l’azienda di Don Sasà, il nonno, recentemente scomparso, da cui prende  il nome la linea base costituita da un grillo, un syrah e un nero d’Avola, è stata la cena abbinamento organizzata dall’impeccabile staff di Villa Costanza che con cortesia e professionalità rende accoglienti le serate dedicate alla valorizzazione delle aziende del territorio facendo conoscere i produttori che “ci mettono la faccia”. La storia di Terre di Gratia inizia nel 1934 con l’acquisto del Feudo di Torretta, nel quale i fratelli Sciortino, trisavoli degli attuali proprietari, avevano lavorato per molti anni come mezzadri. Sotto la loro spinta la masseria di Torretta cresce e si sviluppa, le immense distese di grano sono intervallate da vigneti e oliveti e  Vincenzo, il più attivo tra i quattro figli e galantuomo d’altri tempi, sviluppa la coltura della vite, trasformando le uve in vino e vendendo il prodotto sui mercati locali. Ne risultano vini forti, alcolici che conservano tutta l’energia del sole dell’entroterra siciliano. Nel 1950 la sua unica figlia, Grazia, sposa un giovane proprietario terriero, temprato dal sole siculo, che di nome fa Rosario, ma che gli amici chiamano Sasà. L’azienda cresce ancora ed è questa l’eredità che raccolgono Gaspare e Rosario Triolo, gli attuali titolari. Cresciuti a Palermo e laureatisi in Agraria, i due giovani imprenditori sono tornati a Camporeale per dare nuova vita all’azienda di famiglia, rimodernandola ed inserendola in un nuovo contesto produttivo, che chiude la filiera e si propone sui mercati internazionali. La riscoperta di varietà autoctone dimenticate, come il Perricone, le produzioni rigorosamente biologiche, l’uso di energie rinnovabili e di materiali naturali per il packaging, fanno di Terre di Gratia un’azienda moderna e sostenibile.
“Da sempre, nella nostra famiglia, si coltiva la terra, certo, ma anche la passione e la cultura, l’innovazione e la tradizione – ha detto Gaspare. – Il nostro obiettivo è far esprimere, attraverso i nostri prodotti, la magia del nostro territorio e farlo conoscere, attraverso i nostri partner, a tutto il mondo”. Gli fa eco Rosario: “Coltiviamo vitigni autoctoni, da cui otteniamo vini inaspettati ed entusiasmanti, produciamo rigorosamente in biologico, sfruttando l’energia solare e utilizziamo confezioni naturali e, ove possibile, riciclate perché amiamo il nostro territorio e rispettiamo il nostro pianeta”.
Ecco, di seguito, il menù della serata in abbinamento alle tre etichette dei Cru di Terre di Gratia.
Come antipasto è stato servito un baccalà in tempura su crema di lenticchie bio nere di Monreale. In abbinamento Catarratto 27 di Terre di Gratia. Catarratto in purezza. Giallo paglierino chiaro. Al naso offre intense  note di fiori di campo  e di frutta a polpa bianca matura rinfrescate da  sentori erbacei. In bocca il sorso è  sapido e minerale  con un finale fresco e persistente.
Il primo è consistito in un piatto di scialatielli con tonno pinna gialla, cocunci di Salina presidio slow food, datterino degli orti di Ciaculli, menta e pangrattato tostato. In abbinamento: Terre di Gratia-Dama Rosa 2017. Rosato da Perricone in purezza. Rosa corallo brillante, il neonato dal “fiocco rosa” ha un naso floreale di  rosa e viola con note fruttate di melograno, fragoline di bosco e lichi equilibrate da spezie dolci come vaniglia e fava tonka. In bocca ritornano i frutti rossi e le spezie e il sorso è reso vibrante da una spiccata acidità. Durerà più al palato che nel calice.
Per secondo è stato preparato un tonno con crema di patata viola di Alia, maionese all’aglio rosso di Nubia e nocciola di Polizzi. In abbinamento Perricone 170 -Terre di Gratia. Perricone in purezza. Rosso rubino intenso. L’olfatto è sorpreso da sentori caleidoscopici che mostrano  il frutto succoso ma anche l’impertinenza di  spezie pungenti e aromi di liquirizia e rabarbaro. In bocca  è generoso e avvolge il palato con un tannino robusto, elegante e ben estratto. Finale lungo ed intenso che ne fa agognare ogni sorso.
Infine, ad addolcire il palato è stato proposto un gelo di anguria con crumble di cioccolato modicano abbinato ad un passito delle isole Eolie dell’azienda Colosi.

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La Redazione di EnoNews.it

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