Otto etichette per brindare ad Halloween senza morire di paura

È tardi. Tutti ti stanno aspettando, ma tu non vuoi arrivare a casa degli amici a mani vuote. Fa freddo. Saltelli per scaldarti e spingi la porta del negozio. Silenzio. Giri per gli scaffali correndo con lo sguardo. Fretta. Una bottiglia ti invoglia: non la conosci ma lo stemmino nobiliare disegnato sull’etichetta ti trasmette fiducia. Ti chini alla luce del neon e qualcosa di infinitamente malvagio inizia a fissarti: il cartellino del prezzo. Un urlo ti fodera lo stomaco. Con la mano stringi più forte il collo della bottiglia. Vorresti fuggire, ma la porta torna a sbattere. Chiudi gli occhi. Speri sia tutto frutto della tua immaginazione. Poi una voce, garbata e maligna: carta o contanti

Tu gridi come Ola Ray in Thriller ma sai già di essere fottuto. Ti guardi intorno: non c’è nessun Michael Jackson a riportarti a casa. L’unica mano tesa è quella del commesso. Abbozzi un sorriso. Sai già che gli consegnerai la tua verginità economica pur di avere salva la dignità. Solo allora ti allontanerai dal negozio cantando in falsetto Money don’t matter tonight di Prince per illuderti che sia davvero così.

È questa una storia destinata a ripetersi di continuo, con minime variazioni. Noi, incapaci di continuare ad assistere al quotidiano orrore vissuto da centinaia di inermi uomini, abbiamo deciso di darci un taglio: vi regaliamo otto etichette a tema per brindare all’imminente Halloween senza tema di infarto.

     

Brut Rosé Metodo Classico Neblù – Les Crêtes (20 euro)

Neblu, o premetta, è il nome di un vitigno autoctono della Valle D’Aosta. In regione è sempre stato vinificato in rosso, per la produzione di un vino dal tono rossiccio, quasi rosato. Qui, unito ad un robusto 80 per cento di pinot nero, dà vita a una bollicina che profuma di ciliegia e ribes, rinfrescante e sapida. Da sorseggiare per alleggerire il disagio di un weekend tra le brume della montagna, accompagnato a La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi.

Cannonau di Sardegna DOC Mamuthone – Giuseppe Sedilesu (15 euro)

Maschera tipica di Mamoiada, nella Barbagia sarda, il mamuthone cela il suo volto così come l’origine del suo nome, ancora oggi sconosciuta. Le vigne di cannonau, allevate ad alberello, si trovano a quasi ottocento metri di altezza. Sosta in cemento prima, poi in rovere per un anno; viene imbottigliato senza filtrazione alcuna. Zeppo di frutta e di odori di macchia, è vigoroso, pieno di sapore, animato da un tannino rifinito con cura. Da abbinare con Non aprite quella porta di Tob Hooper, un film in maschera, senza filtri, come il vino.

Montepulciano d’Abruzzo Riserva DOCG Pan – Bosco Nestore (15 euro)

C’è un satiro rupestre a fissare sfottente in etichetta. Quasi totalmente a base di montepulciano d’Abruzzo, Pan è figlio dei boschi, e come tale le uve sono allevate in biologico. 18 mesi in legno e 2 anni di affinamento in bottiglia lo fanno vibrare di confetture e balsamicità; avvolge la bocca con alcol e tannino ficcante. Sanguigno, scaccia i pensieri e rimette in sintonia con la natura, come Ofelia ne Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro.

Toscana IGT Casa Vecchia – La Tognazza (25 euro)

Vecchia carta da parati, ingiallita dal tempo; un pianoforte nero, una bottiglia e un bicchiere. Abita ancora qualcuno in quella casa? Una volta c’era papà Ugo ad animarla, coi suoi esperimenti gastronomici ancor prima che coi suoi film; oggi c’è Gianmarco, il figlio, a omaggiarla. Uvaggio di sangiovese e cabernet sauvignon, piacione e sapido, non sbaglia un colpo. Da bere su La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati, anche se, a differenza di quella, qui non c’è nulla da ridere, come in alcuni film di Tognazzi del resto.

Rosso d’Asia – Picchioni (20 euro)

Somiglia un po’ a una sposina spettrale la figura color inchiostro di questa delizia a base di croatina (con un dieci per cento di uva solinga). Il vino di Andrea Picchioni rappresenta il lato fermo dell’Oltrepò Pavese. 2 anni in botte e uno in vetro, con un intermezzo in cemento. Polposo, morbido, tenero, eppure animato da un tannino solido. Due facce di una personalità complessa, come Emily, La sposa cadavere di Tim Burton.

Toscana IGT In bocca al lupo– Massa Vecchia (25 euro)

100 per cento merlot, prodotto solo nelle migliori annate, riposa quasi tre anni in legno prima di spiccare salti pari a quelli dell’umbratile lupo stilizzato in bottiglia. Da vigne del grossetano, scombussola come certe gite nella brughiera inglese, o come Jenny Agutter vestita da infermiera. Da abbinare, in ogni caso, a Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis.

Nero d’Avola Menfi DOC Lu Cori– Marilena Barbera (10 euro)

Il cuore in etichetta, pur screziato di nero, è rosso e palpita forte. Sembra quasi un palloncino: vorrebbe volare via ma il filo bianco della elle lo ancora a mezz’aria. L’immagine si presta a varie interpretazioni. L’istinto con cui si fa il vino va sempre tenuto a bada da un minimo di logica? Nella vita i buoni propositi sono sempre messi a dura prova dal nerume del mondo? Convivono in noi, per dirla con Stendhal, ‘il rosso e il nero’? Al di là di interpretazioni oziose e abusate, la duplicità sembra comunque la cifra di questo nero d’Avola: femmineo e sensuale, sa essere affilato e maturo all’occorrenza, come la Beverly Marsh di It nella nuova versione di Andrés Muschietti. A proposito di palloncini, ne volete uno?

Amarone della Valpolicella Classico DOCG – Quintarelli

L’etichetta è scritta a mano, come si addice a uno dei vini più conosciuti e apprezzati d’Italia. Uvaggio di corvina, corvinone, e rondinella, con un 15 per cento di cabernet, nebbiolo, croatina e sangiovese, potrebbe attendere vent’anni prima di essere stappato. Se avete fretta però, potete aprirlo anche subito. Prima però lasciate sul banco quattro carte da cento euro, o un paio di litri di plasma. Sopravvissuti alla prova, potrete stemperare il colpo godendovi le avventure di Ash Williams ne L’armata delle tenebre di Sam Raimi. Così come certe carte dei vini al ristorante, anche il ‘Necronomicon’ del film è stato scritto a mano e vergato col sangue di centinaia di innocenti.

Come dite? Si era parlato di soli vini a buon mercato? Ma è Halloween, bellezza. Dopo il dolcetto, va bene uno scherzetto! Anche Michael Jackson, in quel video, in fondo non era quel che sembrava.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Catania, in Sicilia, dalla quale fugge più volte l'anno, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.