Novembre sull’Etna: viaggio di San Martino a Feudo di Mezzo da Vin-canto

Feudo di Mezzo è stato il tema della degustazione della sera dell’11 novembre nell’enoteca Vin-Canto di Zafferana, organizzata impeccabilmente da Diana e Renato in collaborazione con Ais Jonico-Etnea e il delegato Claudio Di Maria, che ci ha sapientemente guidato in questo bel percorso degustativo e conoscitivo. Ospite gradito, Antonio Benanti, noto produttore e presidente del Consorzio della Doc Etna. Queste apprezzabili ed interessanti iniziative sono volte a valorizzare il territorio Etna in ambito enologico e necessarie per far conoscere una realtà che nell’ultimo ventennio sta emergendo brillantemente anche fuori “dalle mura domestiche” grazie all’unicità della natura e alla bravura di enologi e vigneron nell’interpretare il terroir.

Feudo di Mezzo è una delle contrade (menzioni geografiche aggiuntive secondo il disciplinare Doc Etna) dell’Etna vitivinicola, ricadente nel territorio di Castiglione di Sicilia. E’ una delle più “ambite” del versante nord al punto che i vigneti delle diverse aziende sono confinanti fra di loro. I vigneti sono vecchissimi (fino a 90 anni i pre-fillossera) e terrazzati, ricchi di cenere vulcanica, con impianti ad alberello tradizionale. Come sempre in luoghi in cui il vitigno è in perfetta simbiosi col territorio, la maggior parte del lavoro viene svolto in vigna per poter poi lavorare meno in cantina, come sostiene Marco De Grazia proprietario di Tenuta delle Terre Nere

Quattro (anzi cinque, perché c’è una sorpresa finale) sono i “figli” di questa contrada che sono stati proposti in degustazione.

Il Tenuta delle Terre Nere, Feudo di Mezzo, “Il Quadro delle Rose” annata 2016, nerello mascalese con una piccola percentuale di nerello cappuccio (come tutti i vini proposti durante la serata). Matura e affina in legno (barriques, tonneaux e botti grandi). Al naso ha delle piacevoli note di piccoli frutti rossi e ciliegia, si percepisce una certa mineralità. Il legno è ben gestito e poco invadente sia al naso che in bocca. Nonostante la giovane età, anche i tannini sono abbastanza levigati seppur presenti. Il vino è leggermente sbilanciato verso le durezze, gli si dovrebbe dare ancora qualche anno di tempo per poter “crescere” verso la sua piena espressione.

Il secondo vino in degustazione è la prima annata di Feudo di Mezzo prodotta da Girolamo Russo, 2015. Presenta un elegante ventaglio odoroso con note minerali e di sottobosco, profumi fruttati, speziati e di tabacco, erbe aromatiche. In bocca molto equilibrato con tannini ben integrati. Matura per diversi mesi in barrique e tonneau.

Si è passati poi all’assaggio di Graci Etna Rosso Feudo di Mezzo 2014. Anche Alberto Aiello, titolare dell’azienda, ha capito che i protagonisti sull’Etna sono l’uva e il vulcano, unici interpreti di un terroir straordinario in cui la natura ha una forza quasi metafisica. Il vino degustato offre al naso note di more e ribes, note speziate e fumé. Matura in tini di rovere per 24 mesi.

Il quarto vino in degustazione è dell’azienda Calcagno dei fratelli Franco e Gianni Calcagno. Fa una lunga macerazione a temperatura controllata. Dopo 12 mesi in barrique di rovere francese, il vino completa l’affinamento in bottiglia per almeno quattro mesi. Fresco e armonico, di colore rosso rubino, meno carico dei precedenti. Regala profumi di rabarbaro, sottobosco, fiori secchi, frutta sotto spirito.

“Fuori concorso”, tra virgolette in quanto non si trattava di una competizione, Diana e Renato ci hanno sorpreso con il Feudo di Mezzo di Planeta, annata 2017, prodotto nella cantina Feudo di Mezzo recentemente completata, costruita all’interno di una colata lavica del 1566. Il vino degustato si discosta da quelli precedentemente assaggiati, il colore è molto meno profondo, i profumi sono più fruttati e floreali, data anche la giovane età ma anche la differente filosofia produttiva dell’azienda.

La serata si è conclusa in bellezza con un’elegante cena preparata dalla scoppiettante e vulcanica Diana e, per ricordare che era il giorno di San Martino, non potevano mancare le caldarroste. All’enoteca Vin-canto non manca mai la cura dei dettagli, la mise en place è davvero perfetta, e in questa serata era stata impreziosita anche dai “gioielli da bere”, piccole realizzazioni artigianali con pietre vere, create da Loredana Mazzone.

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