Un’estate siciliana e… la fatica del pensiero!

LuiCostantemente bombardati di dati, informazioni e quant’altro possa creare un surplus e, a volte quindi, un vero e proprio corto circuito, provo a tracciare un paio di riflessioni che saltano fuori da questo turbinio di comunicazione.
Mio malgrado, torno ancora sulla miriade di manifestazioni estive a cui abbiamo assistito e assistiamo, di cui alcune a tema enogastronomico. Eventi che si infittiscono soprattutto con la stagione della vendemmia. Sindaci che pestano, assessori che si ‘mbriacanodi popolarità, consiglieri che si svegliano e presentatori che si improvvisano, insomma un bello spettacolo! Allora, andiamo tutti a divertirci! Allestiamo nelle piazze le tinozze dove fare i bagni di popolarità; spargiamo nell’aria l’odore rassicurante della salsiccia che sta in graticola, per vegetariani e vegani delle belle verdure arrosto; cunziamo il pane con delle grosse e grasse olive greche e beviamo tanto vino “speciale”, rigorosamente sfuso, il migliore, è genuino. Poi, ancora meglio, se possiamo, ecco un bell’intrattenimento canterino con il Gigi D’Alessio della zona, e il più è fatto! Il massimo sarà aggiungere un bel concorso di bellezza: tette, chiappe e bicipiti esagerati fanno da richiamo. E lamentati, poi, che non si organizzano eventi di spessore, anche di cultura.
Ma lo spessore pesa, annoia, che palle con ‘sto spessore!!!
E che ci frega, poi, della Catania-Palermo interrotta, del caos automobilistico, del lavoro che ci sarebbe ma che non c’è, del sottosviluppo ormai inarrestabile (tanto, se lo arrestano, subito dopo lo rilasciano)! Dài, andiamo allo spettacolo, anzi agli spettacoli…
Se penso, invece, alla noia passata in un piccolo borgo siciliano di 2500 anime, che d’estate diventano 30.000, con una natura incontaminata, uffici informazioni che, incredibile, rispondono e anche in più lingue. E’ stato deludente potere vedere un pezzo di pubblica amministrazione che si mette di traverso e riesce a valorizzare un suo bene, rendendolo visitabile e creando lavoro e addirittura profanando quel luogo organizzando mostre con artisti famosi. Ma famosi per chi? E poi, luogo pulito con netturbini (si può usare questa parola?) che lavorano, ma non si stressano? Insomma che dire, tutto l’impegno per mandare all’aria quel sano folklore e quella reputazione che nel mondo abbiamo conquistato e meritato. Poi magari questi ci fanno pure i soldi. Non è che questo sarà anche lo spessore dei soldi! Va bene, è settembre e finalmente ripartiamo con l’uva di qua, la vendemmia di là, il vino di su, tante uguali manifestazioni che ci risparmiano la fatica del pensiero, ci danno sicurezza nel loro essere tutte uguali, tutte inutili. Ma chi lo dice, lo sappiamo, non sa di vivere nel migliore dei mondi possibili!

 

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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