L’Italia raccontata con i suoi vitigni. Degustazione di Ais Catania e Jonica

Continuano senza sosta gli interessanti eventi Ais; dopo il grande successo del congresso nazionale tenutosi a Taormina, le delegazioni di Catania e Area Jonica sono tornati nella suggestiva location di Radicepura per una degustazione in cui si è parlato di vitigni pressoché sconosciuti ma estremamente interessanti per le loro peculiarità. Maria Grazia Barbagallo ed Orazio Di Maria hanno fatto da Ciceroni in questo particolare itinerario enologico.

Abbiamo iniziato da un interessante spumante brut metodo charmat prodotto in Puglia: “Aureo della Cantina Vetrère”. La prima cosa che ci ha colpito di questo vino sono stati il colore brillante ed un perlage degno di un metodo classico; le bollicine sono di buona finezza, numerose e restano a lungo nel bicchiere. Profumi di fiori bianchi ed agrumi come il pompelmo giallo e rosa vengono subito fuori e piacevolmente invitano all’assaggio; in bocca il vino è fresco e di buona sapidità ma ciò che colpisce di più è la sua “cremosità” quasi fosse un satèn.

Dopo questo stupefacente inizio viaggiamo verso la Liguria ed una piccola Doc, Colli di Luni, degustando il vitigno “Albarola” che è anche il nome del vino dell’annata 2016, della “Cantina Lunae”. Visivamente si presenta di un giallo paglierino scarico e limpido; i sentori di frutta a polpa gialla matura come la pesca o quelli agrumati di pompelmo sono il preludio ad interessanti espressioni di erbe aromatiche: menta salvia ed anche un gambo di pomodoro che ci fa pensare che questo vino “sauvignoneggia”. Al gusto è di grande freschezza e sapidità ed una persistenza interessante.

Dal sud al nord, conosciamo adesso un vitigno dell’Italia centrale e per la precisione umbro: “Trebbiano Spoletino”, il vino è “Arneto 2015 della Tenuta Bellafonte”. Cambiamo completamente caratteristiche rispetto al vino precedente e ritroviamo un aspetto di un luminoso giallo dorato. Profumi di frutta matura e di vaniglia e lasciandolo nel bicchiere pochissimi minuti vengono fuori sentori di mandorle e nocciole leggermente tostate, miele e frutta candita. Dopo questo naso sorprendente passiamo all’assaggio e ritroviamo un vino maturo ma ancora dotato di discreta freschezza e sapidità anche se ormai affievolite dalle parti morbide. La maturazione in botti di rovere di slavonia lascia comunque una piacevolissima nota leggermente dolce nei profumi e morbida al gusto.

Passiamo adesso ad un vino rosato e torniamo in Puglia. Un vino da Nero di Troia di nome “Lulù della cantina “Botromagno” annata 2016. Come tutti i rosati pugliesi, anche questo è un vino di spessore. Presenta tutte le caratteristiche degli straordinari rosati sia all’ofatto che al gusto. Un bel rosa cerasuolo alla vista. Un vario panorama olfattivo ci accoglie con profumi di fragoline e frutti di bosco piccoli e freschi come ribes, more, mirtilli ed anche lamponi, per finire con ciliegia candita; continuiamo poi con i fiori: rosa rossa e rosa e violetta selvatica e per finire, si fa per dire, sentori lievi di erbe aromatiche. Il gusto è pieno, intenso ed equilibrato ed invita subito ad un nuovo assaggio.

Risaliamo nuovamente l’Italia fino al Molise. Degustiamo il rosato Collequinto 2016 di Claudio Cipressi, il vitigno è Tintilia. Rosa cerasuolo limpido. Profumi immediatamente speziati ma anche di frutti di bosco, more, fragoline e di fiori come la violetta. Sentori minerali concludono il ventaglio olfattivo. Fresco e sapido al gusto, equilibrato e piacevolmente persistente, è dotato di una buona struttura.

Viaggiamo verso nord, in Piemonte e precisamente nella patria del Barbaresco, Neive. Degustiamo Albarossa 2015 della cantina Castello di Neive. L’Albarossa è un vitigno frutto dell’incrocio tra le eccellenze piemontesi Barbera e Nebbiolo; un vitigno che riassume in chiave moderna il terroir piemontese. Di colore rosso rubino intenso. Emergono subito profumi di frutti rossi e violette, intensa la speziatura di pepe nero e notevole la nota balsamica. Equilibrato e persistente, questo vino riesce a coniugare perfettamente la freschezza e la grande alcolicità, le parti dure con le parti morbide.

Spostandoci ad est arriviamo in Friuli Venezia Giulia, la regione che forse maggiormente in Italia, punta sui vitigni autoctoni. Delle cantine “La Tunella “degustiamo “L’Arcione 2012”, vitigni pignolo e schioppettino, chiamato anche ribolla nera. Il pignolo prende questo nome dalla caratteristica forma delle bacche che somiglia ad una pigna. Il colore è rosso rubino con riflessi granati. In questo vino si sentono già i profumi dell’evoluzione: confetture, frutta candita ed un sentore balsamico e mentolato, spezie e liquirizia; ma anche cuoio ed una tostatura delicata di tabacco. L’ingresso in bocca è imponente e di ottima struttura ma per nulla aggressivo e con un tannino ben presente ma già ammorbidito e piacevole.
Siamo purtroppo arrivati alla fine di questo viaggio e concludiamo in dolcezza andando in Toscana, nella patria del Brunello degustiamo una vendemmia tardiva di Moscadello di Montalcino, “Pascena 2012 della cantina Col D’Orcia”. Il Moscadello di Montalcino ha radici che risalgono al medioevo, quando veniva considerato un vino divino e regale ed inviato alle nobildonne francesi. Dopo 20 giorni di appassimento in pianta, le uve vengono fatte fermentare parte in barriques e parte in acciaio, l’affinamento avviene un anno in barriques di primo passaggio e sei mesi in bottiglia. Appena versato si ha l’impressione che sia stato versato oro nel bicchiere. I profumi ricordano la frutta tropicale matura, l’albicocca disidratata, il cocco essiccato, la frutta secca come mandorle e nocciole. La speziatura di vaniglia è il preludio dei dolci profumi di pasticceria da forno, crostate e biscotti che sentiamo dopo qualche secondo. In bocca il vino è fresco e di buona sapidità e la sua dolcezza non è stucchevole. L’abbinamento con i biscotti secchi della tradizione toscana è un sicuro connubio di sapori.
A questo punto conclusa la nostra degustazione, curata nell’ambito di Expo Food & Wine, con il dolce in bocca si può concludere che questi vitigni rispecchiano perfettamente, tanto quanto i loro fratelli blasonati, i territori da cui provengono e sono espressioni particolari ed interessanti dei vari terroir d’Italia.

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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