Etna Arkè: il racconto di una notte tra miti, calici e gentilezza a Primaterra

La notte sul Vulcano ha un modo tutto suo di pretendere silenzio prima di concedere la sua voce. Sotto le fronde immense del castagno di Vigneti Primaterra, dove la sciara si fa fertile e il buio profuma di resina e pietra spaccata, l’aria non è un semplice sfondo: è una presenza fisica; una corrente sottile che scende dalla vetta, spazza le vigne e porta con sé il respiro antico di una montagna che vive.
È qui che, il 26 luglio scorso, ha preso forma il primo atto della decima edizione di Etna Arkè, dedicato appunto al primo degli elementi primordiali: l’Aria.
Ma l’anima di questo luogo non risiede soltanto nella sua maestosa geografia vulcanica. Il vero cuore pulsante è l’accoglienza radicata e profonda che Tiziana Gandolfo e Camillo Privitera riescono a creare ogni volta.
La loro è un’ospitalità antica, fatta di sguardi, di porte spalancate, di una convivialità spontanea che abbatte istantaneamente ogni distanza. Camillo e Tiziana non mettono in scena un evento: aprono la propria casa, intrecciando storie e persone attorno a un tavolo.
Insieme alle presenze festive di Merlò e Pinò, i due cuccioli di casa pronti a strappare un sorriso ad ogni arrivo, la sensazione per chiunque passi da questa dimora è quella di ritrovare un rifugio, un punto di approdo in cui l’eccellenza del vino della nostra Sicilia e non solo, diventa un pretesto per fare comunità, per dialogare, per riconoscersi.

Questo atto di specchiarsi nell’altro assume, qui, un significato che supera la semplice convivialità; vuol dire ritrovarsi attraverso la mediazione del calice e della parola, riscoprendo un’appartenenza comune che la frenesia quotidiana tende ad appiattire. Riconoscersi è leggere nei racconti altrui le proprie radici, scorgere nella memoria della vigna la storia condivisa di un territorio, e accorgersi che, pur arrivando da percorsi differenti, ci si ritrova uniti dalla stessa sensibilità per la bellezza, per il rispetto della terra e per la cura dei legami umani. È quell’istante raro in cui la distanza tra estranei si annulla e ci si riscopre parte di una medesima comunità d’intenti. In questa cornice, la filosofia greca non è risuonata come un esercizio di erudizione, ma come una necessità.
Richiamare il pensiero di Talete, Anassimandro, Empedocle e Aristotele tra le pietre nere dell’Etna ha significato cercare una chiave per riordinare il caos del presente, rintracciando nel principio dell’origine una misura umana.
Un’armonia che si è riflessa nel momento intitolato
“La gentilezza del vino”: un dialogo raffinato in cui Tiziana Gandolfo, Francesca Guglielmino, editrice di Living in the city magazine, e Valeria Lopis, autrice di “La Sicilia delle donne e del vino”, hanno incarnato lo sguardo e l’energia delle donne che vivono e raccontano il vino nell’isola, restituendo alla parola femminile tutta la sua forza generosa e rivoluzionaria. Un momento di profonda convergenza che ha trovato il suo naturale compimento in un gesto concreto di vicinanza verso la Fondazione Marisa Leo.

Poi, la parola ha trovato la sua naturale continuità nel calice. Ed è qui che emerge il tratto più autentico di Camillo Privitera: la sua rara capacità non sta nel voler impressionare con l’artificio, ma nel saper sorprendere con la verità. E le sorprese, quando nascono da una conoscenza profonda e non cercano l’effetto speciale, sono quelle che restano impresse più a lungo nella memoria.
Sotto la sua guida, la degustazione si è trasformata in un’esplorazione d’ascolto, calibrata su un’incessante alternanza di sfumature sottili e improvvise tensioni gusto-olfattive. Un viaggio itinerante attraverso regioni e territori lontani, uniti dall’unica grande lingua capace di annullare le mappe: la vite.
Senza cedere alla rigidità della scheda tecnica, la selezione ha fatto scorrere nel calice le identità e le etichette di otto grandi interpreti:

Villagrande – Etna Bianco Superiore
Sturm – Spätlese Trocken Steinbruch
Lis Neris – Jurosa
Cantoneri -Tenuta Dainara Orange
Primaterra – Etna Rosso
Roberto Cipresso – Pommard
Planeta – Burdese
Ansaldi – Cipponeri Rosso Riserva

Quando la serata si è avviata verso il termine e il vento del nord ha ripreso a soffiare tra i filari, la sensazione rimasta nei calici e nei pensieri era una sola: sul Vulcano, il vino non è mai soltanto una bevanda, ma un pretesto altissimo per ritrovarsi umani.

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Carmela Pappalardo

Cittadina dell'Etna, avventurosa e con un pizzico di felice incoscienza, ho coltivato fin da piccola un'innata attrazione per il vino. Una curiosità alimentata da mio nonno, che avvicinava il calice al mio naso ripetendo un invito che è rimasto impresso nella mia memoria: "senti, senti...!". Oggi, fiera custode delle mie radici, fondo l'esperienza di sommelier e scrittrice nel ruolo di taste designer. Attraverso questa profonda dedizione, l'obiettivo è riuscire a raccontare, rappresentare e valorizzare l'essenza più autentica della mia terra.

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