La memoria della terra: l’anima dei vini di Primaterra custodita dal vulcano
Quando il fuoco si fa vino, la materia vulcanica perde ogni spigolo. Dopo il primo incontro dedicato alla leggerezza dell’aria, il 1° agosto 2026 l’elemento del fuoco è diventato il vero protagonista a Sciaranuova.
La pietra nera, viscerale e antica, si è sciolta per trasformarsi in un’architettura narrativa in continuo movimento, vibrante e viva. Il secondo atto di Etna Arkè, tra le geometrie e le ombre dei vigneti Primaterra, non è stato un semplice assaggio, ma una vera e propria immersione verticale nel tempo. Un dialogo a piene mani con la memoria minerale e l’anima ancestrale della nostra terra. Sotto la guida profonda di Camillo Privitera e la sensibilità attenta del sommelier Sergio Bellissimo, il percorso nei calici ha assunto la forma di un viaggio attraverso le stagioni, un’esplorazione attenta di come il vulcano sappia scolpire la materia prima.
L’apertura con l’Etna Bianco (2024, 2021) ha chiarito subito il tono dell’incontro: una spina dorsale acida, salina, quasi tagliente, capace di fendere il palato e sfidare con fierezza il passare degli anni.
Con l’Etna Rosato (2025, 2024, 2018, 2017, 2014) invece si è assistito a una piccola magia di resistenza: la dimostrazione tangibile di come la cenere vulcanica riesca a custodire e proteggere una freschezza che appare quasi immortale, capace di evolvere senza mai perdere tensione.
È stato poi il momento di addentrarsi nell’oscurità fertile della terra, dove la verticale ha schiuso la sua dimensione più profonda e stratificata. L’Etna Rosso (2018, 2017, 2014, 2013) e il Montedolce 2019 non sono stati un semplice passaggio di testimone, ma un’immersione quasi viscerale nell’anima vulcanica. Qui i calici si sono fatti ampi, profondi, intessuti di sfumature terrose, grafite, spezie scure e sottobosco, dove la potenza primordiale dell’Etna trova una sintesi d’eleganza pura.
A chiudere la sequenza, il PrimoPasso 2022, una pennellata finale di pura poesia dolce, sospesa e garbata. Ascoltare l’evoluzione di queste annate ha significato percepire la voce di un gigante che non si ripete mai, ma che rimane inconfondibile a ogni singolo sorso. Ma l’anima pulsante dei vigneti di Primaterra non è fatta soltanto di basalti e microclimi: è fatta soprattutto di persone. Tiziana Gandolfo, straordinaria ed elegante padrona di casa, ha illuminato ogni istante dell’incontro con una simpatia radiosa e un sorriso autentico, capace di abbattere ogni distanza e far sentire chiunque al centro di un luogo familiare. Insieme a Camillo, in un percorso fatto di sacrifici, dedizione quotidiana e passione incrollabile, Tiziana ha dato sostanza e respiro a quella che oggi rappresenta
l’essenza più vera e profonda di questa realtà. E poiché il vino trova la sua ragione d’essere solo nel momento in cui viene condiviso, la magia è proseguita naturalmente a tavola. Un’armonia resa possibile anche grazie alla presenza insostituibile di Rosy, punto di riferimento da anni al fianco di Camillo e Tiziana; un’amica fedele, capace di portare in cucina e tra i tavoli quella gentilezza autentica e quella disponibilità tipica della nostra terra, di quella Sicilia autentica e generosa che sa scaldare il cuore. Dietro le quinte, le sue mani sapienti e discrete hanno intrecciato sapori e dettagli, curando ogni preparazione gastronomica con una dedizione silenziosa, essenziale per completare ogni assaggio. A coronare la serata, un momento che ha riassunto l’intero spirito dell’incontro: lo stufato di carne preparato direttamente da Camillo.
L’atto sincero, viscerale e generoso di chi il vino non si limita a produrlo, ma lo vive e lo respira fino in fondo, trasformando l’arte dell’accoglienza nell’abbraccio caldo della condivisione.

