Tra il vulcano e l’acqua: a Primaterra il vino torna a essere un rito antico
L’8 agosto 2026 la cantina Vigneti Primaterra si è trasformata nel teatro di un’esperienza eno-sensoriale straordinaria, ospitando il terzo capitolo del ciclo Etna Arkè, interamente dedicato all’elemento dell’Acqua. Al centro dell’incontro, la capacità del calice di risvegliare memorie profonde e la sapiente guida di Camillo Privitera, che ha condotto i presenti lungo un percorso capace di superare la classica analisi tecnica per toccare le corde più intime della narrazione.
Troppo spesso la degustazione viene ingabbiata in complicati meccanismi e termini cattedratici, trasformando il piacere del calice in qualcosa di complesso o riservato a pochi esperti. L’evento a Primaterra ha invece ribadito una verità fondamentale: il vino fatto dall’uomo è un alimento vivo e mutevole nato per regalarci momenti di autentica piacevolezza, relax e condivisione. Proprio come l’acqua scorre in modo trasparente ed essenziale, anche l’assaggio deve liberarsi dalle sovrastrutture accademiche per tornare a essere un gesto naturale.
L’acqua è la prima voce della terra, il respiro invisibile che risveglia la vita e la conduce verso il suo compimento. È matrice incontaminata, linfa che attraversa le profondità del suolo per farsi nutrimento e rigenerazione. Per l’essere umano rappresenta da sempre l’origine, il gesto puro della purificazione, lo scorrere inesorabile del tempo che si rinnova senza mai fermarsi. Nel calice, questa presenza ancestrale si trasforma in un’alchimia profonda. L’acqua, assorbita dalle radici della vite, si fa veicolo segreto del terroir, custode silenziosa che raccoglie i minerali, la memoria della roccia e la luce del sole per trasfonderli nell’acino. Senza questo flusso primordiale, la materia liquida non potrebbe farsi mosto, né la terra potrebbe raccontare la propria storia.
Se l’acqua è la natura nella sua essenza più spontanea e pura, il vino ne rappresenta la metamorfosi spirituale e poetica. Attraverso le mani dell’uomo e il trasformarsi della fermentazione, l’elemento liquido si eleva, trasfigurando un bisogno primario in un rito sacro e intimo. Se l’acqua disseta il corpo, il vino, nato dalla sua linfa, nutre l’anima, la memoria e l’incontro.
È una materia viva e dotata di un’empatia profonda. Come l’acqua si modella nel grembo del recipiente che la accoglie, così il vino si adatta alla sensibilità, allo stato d’animo e ai ricordi di chi lo accosta alle labbra. Fluisce libero, sfuggendo a ogni rigidità o dogma accademico, per farsi ponte tra le persone: un canto liquido che trasforma l’atto del bere in un momento di autentica bellezza, cultura e condivisa umanità.
È così che nel corso della serata, la filosofia di accoglienza di Primaterra e la visione di Privitera hanno restituito al vino il suo valore di rito sacro e accessibile. In un dialogo continuo tra poesia, sollecitazioni filosofiche, musica e abbinamenti gastronomici, l’assaggio si è snodato attraverso una sequenza di calici capaci di disegnare una vera geografia dell’anima con: le bollicine eleganti del Crémant d’Alsace brut di Leon Beyer, la tensione minerale del Pouilly Fumé 2024 di Pascal Jolivet, il sorso profondo del Picol 2022 di Lis Neris e la nitidezza vibrante del Riesling Trocken 2022 firmato Dr. Von Bassermann-Jordan. Al centro di questo percorso si è rivelato il cuore del vulcano, incarnato dalla trama terrosa, austera e solenne dell’Etna Rosso 2012 di Vigneti Primaterra. Un racconto che ha poi schiuso i propri confini verso le prospettive cosmopolite di Roberto Cipresso, con l’energia del Malbech Pachamama 2017 argentino e l’eleganza del Pinot Nero 2021 californiano, prima di consegnarsi alla sospensione poetica e meditativa del Banyuls Vin Doux Naturel Grand Cru 2008 della Domaine Baillaury.
Ancora una volta, con questo terzo capitolo di Etna Arkè, Primaterra si rivela una dimora accogliente per le idee e le emozioni, confermandosi luogo guida per un bere consapevole e profondo.








