Siracusa: presentata la 2^ edizione della guida Euro-Toques Italia

Maurizio Urso

Maurizio Urso

Si è aperta all’insegna dell’ironia la presentazione, alla Camera di Commercio di Siracusa, della seconda edizione italiana della guida Euro-Toques: tra il debordante signor Creosoto (quello di The meaning of life dei Monty Python per intenderci) e il topolino Remy di Ratatouille, tra il monomaniaco Jacky Bonnot di Chef e una canzonetta incivile all’indirizzo del noto commissario Auricchio. L’accenno è chiaro, e subito dichiarato da Maurizio Urso, chef della Terrazza sul mare e segretario generale dell’associazione: i ristoranti fanno, da sempre, parte dell’immaginario quotidiano; chi li manda avanti solo da poco tempo.

La guida nasce proprio allo scopo: conferire il giusto rilievo ai cuochi, porre l’accento sulla loro figura prima ancora che sul ristorante per cui lavorano. Ecco allora, a corredo delle informazioni sulle pagine, le grandi foto coi loro volti, per trasmettere sensazioni di confidenza, per stabilire un rapporto di fiducia trasparente nei confronti dei clienti.

Sono loro, i cuochi, i veri ambasciatori del territorio dove risiedono, capaci di dirottare masse di uomini curiosi alla scoperta di realtà misconosciute ai più. La pensa così anche Alberto Lupini, direttore di Italia a tavola e coordinatore della tavola rotonda sul tema. Un argomento, quello dei cuochi ambasciatori del territorio, non privo di spunti di riflessione, primo fra tutti la perdurante mancanza di una strategia comunicativa comune,  nonostante i visibili miglioramenti compiuti sino ad oggi.

IMG_0259Lo sa bene Elsa Mazzolini, direttore della Madia Travelfood, sempre alla ricerca di luoghi interessanti dove puntare i riflettori: i cuochi usciti dal guscio, specie nei punti più reconditi del globo, sono visti da migliaia di turisti come la più valida ragione per sforzarsi di raggiungere mete altrimenti scoraggianti. E se paradigma in negativo è, ad esempio, Caserta, brillante per la propria Reggia e disastrosa per la propria ristorazione, esempio positivo è Bilbao, il cui Guggenheim Museum, nonostante la periferica posizione della Biscaglia, è annualmente riempito da torme di turisti anche (soprattutto) per il ristorante al suo interno.

Proprio all’estero il cibo made in Italy e i suoi luoghi di produzione godono di chiara fama: lo conferma Enrico Delflingher, presidente di Euro-Toques in Italia. Nei progetti del premiatissimo chef lecchese la comunicazione efficace dei prodotti della Penisola è sempre in cima, anche se, purtroppo, non lo è nell’immaginario mondiale della ristorazione, dove l’appeal dei prodotti francesi, pur in calo, non viene compensato da una solida conoscenza di quelli dei vicini italiani. Un problema, dice Luigi Franchi, caporedattore di Sala & Cucina, non legato alla qualità dei prodotti in sé ma al pessimo stato della loro
capacità di distribuzione territoriale. E se arduo sarebbe portare in giro per il mondo gli eccellenti prodotti del piccolo orto di Alfonso Iaccarino a Punta Campanella, non sarebbe altrettanto difficile farlo per le centinaia di eccellenze del paese.

Il pensiero corre allora a Siracusa, la cui situazione è chiarita da Teresa Gasbarro, assessore alle Attività Produttive e delegata ONAV, la quale non nega la scarsa efficacia comunicativa della sua provincia, nonostante la palpabile inversione di tendenza degli ultimi anni; una inversione cui la strada del vino del Val di Noto sembra fare da propellente, come il recente interesse dimostrato IMG_0256dal comune nei confronti dei propri cuochi ambasciatori.

Problema di comunicazione, dunque, sottolinea Giovanni Polito di Gustonews.it, perché raccontare, divulgare un territorio è impresa ardua, ma necessaria; a lui si uniscono Elsa Mazzolini, sottolineando il ruolo mediatico dello chef, agente culturale e uomo di marketing in senso positivo e Paolo Di Caro, delegato FIS, che riserva un posto tra i comunicatori anche agli uomini di sala, camerieri e sommelier, sempre più avanti nell’arte del racconto.

Un marketing, quello della ristorazione, a volte generatore di creature male accolte dai professionisti: parliamo di TripAdvisor, sito di recensioni non sempre di specchiata onestà. Inutile, persino dannoso, per un cuoco vivere un ristorante in funzione di un sito di recensioni on line – dice Franchi – ma il mutismo opposto alle osservazioni dei clienti (almeno quando reali) lo è altrettanto. Difficile, del resto, ignorare un fenomeno del genere in un mondo dove  la democratizzazione dell’opinione e la possibilità di un perfetto sconosciuto di amplificarne l’effetto hanno assunto dimensioni mai viste: un’epidemia di parole dagli effetti sul pubblico connotabili in senso positivo o negativo, a seconda della bravura dell’interlocutore.

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Angelo Tamburini

Negativa in senso assoluto è, invece, la pestilenza dell’italian sounding, ultimo argomento affrontato dalla tavola rotonda e portato avanti da Angelo Tamburini, delegato siracusano dell’Accademia italiana della cucina. Gli esempi non mancano, dall’inquietante aneddoto di Enrico Delflingher sul pomodoro San Marzano fatto in Cina fino al tragicomico episodio raccontato da Lupini a proposito del cavalierato concesso dall’ex ministro Zaia al re del Parmesan, un italo-australiano diventato ricco a suon di frodi alimentari. Nemmeno l’olio, a sentire Maurizio Urso, se la passa meglio: perché – si chiede lo chef siracusano – comprare olio di importazione a 3 euro al litro quando un prodotto di buona qualità non va mai al di sotto dei 15? Dove il risparmio su un alimento, in fondo, consumabile a piccole dosi? Temere di non riuscire ad ammortizzare una cifra così piccola vale davvero più della propria salute?

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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