Cosa significa per il mondo del vino un Trump presidente degli Stati Uniti?

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Donald Trump ha vinto una turbolenta campagna elettorale per l’elezione del presidente degli Stati Uniti contro Hillary Clinton. Che ripercussioni potrà avere per i collezionisti e i produttori di vino? Questa la domanda che Chris Mercer, giornalista di Decanter, si pone in un articolo del 9 novembre. Noi ve lo giriamo, tradotto in italiano.

Il mercato dei vini pregiati.

La vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti ha preso alla sprovvista per la seconda volta in un anno sia i mercati sia gli esperti di politica. Il Financial Times, riferendosi alla prima sorpresa all’inizio di quest’anno, quella votazione della Gran Bretagna a favore dell’abbandono dell’Unione europea,  ha già ribattezzato l’episodio come America’s ‘Brexit’.

Trump si definisce astemio, ma ha una cantina di famiglia; la sua vittoria all’inizio ha innescato una forte volatilità dei mercati azionari globali e la svalutazione del dollaro USA sui mercati valutari, salvo riguadagnare terreno nelle prime ore successive al suo primo discorso da eletto, quando ha dichiarato di voler essere un ‘presidente per tutti gli americani’ e di volere investire sulle infrastrutture. Questo sembra essere stato sufficiente per calmare i mercati.

La questione valutaria è importante per la portata internazionale del mercato del vino pregiato. Dopo la Brexit, negli Stati Uniti e in Asia gli acquirenti di valuta americana si erano tuffati a capofitto per approfittare delle offerte degli esercenti britannici causate dalla debolezza momentanea della sterlina. Qualsiasi incertezza negli Stati Uniti può tramutarsi in una maggiore cautela tra gli acquirenti di vino pregiato e potrebbe potenzialmente influenzare la ripresa del mercato del vino di lusso, in generale, nel 2016.

Troppo presto, comunque, per fare pronostici.

Il Liv-ex [N.d.T: acronimo per London International Vintners Exchange, la borsa londinese del vino riservata a prodotti investment-grade, cioè ritenuti assai affidabili perché considerati tali dagli investitori istituzionali] ha assistito ad un turbine di contrattazioni dopo la Brexit, ma dopo la vittoria di Trump è rimasto calmo, almeno fino ad ora.

Non abbiamo ancora visto niente di insolitodopotutto non c’è stato alcun particolare impatto. Tutto come al solito‘. Queste, stamattina, le parole del responsabile borsa di Liv-ex, Anthony Maxwell.

Dovesse protrarsi la volatilità del mercato azionario, alcuni investitori potrebbero dirigere la propria attenzione verso beni alternativi, proprio come il vino. Il prezzo dell’oro è già aumentato del 4% appena la notizia del successo di Trump si era palesata.

I beni rifugio sono una buona alternativa, in particolare lo yen giapponese a fianco di titoli a reddito fisso e all’oro‘: così Ranko Berich, capo delle analisi di mercato di Monex Europe [N.d.T. grossa compagnia londinese operante sul mercato valutario].

L’accordo di libero scambio USA – UE: una disputa sulla denominazioni dei vini. 

Trump o Clinton alla Casa Bianca, poco importa: la proposta di accordo di libero scambio nota come TTIP si stava già arenando e tra i tanti punti di disaccordo c’è anche la disputa sulla tutela legale per alcune denominazioni di vini, come lo Champagne.

Se Obama era desideroso di far passare il TTIP, sia Clinton sia Trump – magari il secondo in maniera più colorita – hanno espresso posizioni contrarie alle proposte del trattato durante le loro campagne elettorali. Allo stesso modo, in Europa, la Francia ha optato per una linea assai cauta.

L’UE esporta circa $ 3.7 miliardi di dollari di vino negli Stati Uniti ogni anno; a sentire il California Wine Institute, sei volte più della quantità di vino che viaggia in direzione opposta, dagli Stati Uniti all’Europa. I produttori europei vogliono più tutele sull’uso esclusivo di alcuni termini, come ad esempio Porto, per capitalizzare a dovere su quello che oggi è il più grande mercato del vino nel mondo.

Tuttavia il Wine Institute [N.d.T. l’organizzazione che rappresenta e difende gli interessi di più di mille produttori di vino californiano], il luglio scorso, ha già dichiarato di rifiutare gli sforzi condotti dall’Europa, relativamente ai negoziati del TTIP, per “togliere dalle mani” dei viticoltori americani, in maniera definitiva, termini semi- generici come “Champagne”.

Prodotti legalmente etichettati come Champagne della California sono stati prodotti e venduti ancora prima del 1857.  Il Wine Institute, inoltre, sfida qualsiasi affermazione sulla tutela di consumatori incapaci di distinguere tra prodotti degli Stati Uniti e prodotti francesi quando il paese di origine è chiaramente indicato sull’etichetta.

L’Istituto, inoltre, sostiene con forza che l’accordo commerciale sul vino firmato nel 2006, conferisce già un sufficiente grado di protezione per una vasta gamma di vini europei come Champagne e Porto.

Di contro, il dottor Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del CEEV [N.d.T. il Comité Européen des Entreprises Vins, l’organismo che raccoglie le associazioni dei produttori vitivinicoli europei] a settembre ha dichiarato a Decanter che un maggior grado di protezione per le denominazioni di vini negli Stati Uniti rimarrebbe per loro una priorità.

Riconosciamo che sono stati compiuti progressi durante l’ultima tornata di negoziati e che il clima politico attuale, in entrambe le sponde dell’Atlantico, rende difficile, quasi impossibile, leggere ogni sviluppo significativo nel prossimo futuro. Tuttavia, riteniamo ancora che, per quanto riguarda il vino, i due giocatori più importanti di tutto il mondo hanno l’opportunità di creare un precedente interessante accettando i principi che dovrebbero essere considerati in qualsiasi futuro accordo commerciale sul vino. Sono convinto che entrambi dovrebbero opporsi a misure discriminatorie e a disposizioni che avrebbero un impatto negativo sulle nostre relazioni commerciali.

L’incertezza per i lavoratori stranieri nel commercio del vino degli Stati Uniti

Molta della campagna elettorale di Trump è stata fatta sulla promessa di ‘costruire un muro’ tra gli Stati Uniti e il Messico, e per fare sì che sia il Messico stesso a finanziarlo. Ha inoltre più volte criticato i livelli di immigrazione negli Stati Uniti.

Resta da vedere quale delle diverse politiche oggetto della campagna elettorale sopravviverà al viaggio di Trump nel cuore di Washington DC.

Intanto, come già con la Brexit, la retorica creerà comunque un periodo di incertezza per i lavoratori stranieri. I settori del Food&Wine negli Stati Uniti sono noti per fare affidamento in maniera abbastanza solida sui lavoratori immigrati, e preoccupazioni particolari potrebbero nascere nei vigneti statunitensi intorno al futuro dei vendemmiatori.

Tuttavia, Trump non entrerà in carica fino all’inizio del 2017 e la storia è piena di candidati alla presidenza degli Stati Uniti arrivati con grandi progetti e, successivamente, incapaci di realizzarli, o costretti a ridimensionarli, una volta in carica.

 

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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