Quattro Viti da “Mille e una notte”. Riconoscimento AIS a un vino da fiaba

Senza Tachis probabilmente oggi non saremmo Donnafugata”. Così diceva due anni fa il cavaliere del lavoro Giacomo Rallo, fondatore di Donnafugata. Due protagonisti dell’enologia moderna, accomunati dallo stesso nome e dalla stessa straordinaria passione, oltre che da un vino, quel Mille e una Notte nato nel 1995 e destinato a diventare, al pari dei suoi creatori, una moderna icona del vino. Fu mamma Gabriella, la moglie del cavaliere, a dargli questo nome, subito colpita dalle potenzialità del nuovo arrivato. Un vino da fiaba, evocativo, capace di elargire sorprese a ogni sorso, un po’ come accadrebbe a sfogliare quell’antologia. Sono solo le stelle, in etichetta, a rimandare idealmente a un cielo figlio dell’Oriente più misterioso; il palazzo, invece, prende il nome dai Filangeri-Cutò, e si trova a Santa Margherita Belice. Qui  si rifugiò la regina Maria Carolina quando il generale bonapartista Jean Étienne Championnet occupò Napoli nel 1799, costringendo la famiglia reale a fuggire in Sicilia. Tempo dopo, divenne una delle dimore preferite dallo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Anche lui figlio della Sicilia sud-occidentale, nasce principalmente da uve Nero d’Avola, assieme a un 20% assortito di Petit Verdot, Syrah e altre uve, tutte allevate tra i 200 e i 600 m s.l.m, nella zona di Contessa Entellina o vicine. Annata fortunata in Sicilia, la 2014 ha mostrato un eccezionale andamento climatico, equilibrato tra un inverno mite, una primavera piovosa e un’estate senza eccessi di calore. Il risultato, dopo 14 mesi in barrique e due anni di affinamento in bottiglia, è un rosso dal lucente manto rosso rubino, fitto e impenetrabile. Profilo olfattivo dinamico, ampio e intrigante. Una girandola di riconoscimenti, un vero e proprio vassoio di frutta condito di spezie: amarena, prugna, mirtilli, gelso nero, chiodi di garofano, zenzero, cumino, pepe nero. Un velo di sottobosco rivela anice stellato, mentolo, caffè e liquirizia. Sorso potente e, allo stesso tempo, fresco ed elegante. Tannino vivo ma ben gestito; travolgente la progressione, interminabile la persistenza, con amarena e pepe a ritornare in chiusura. Non è un caso se il suo ricco profilo organolettico ha catturato l’attenzione di Ernst Knam: dal cuore così speziato e determinato del vino, il grande pasticcere e cioccolatiere ha dato vita alle praline al Mille e una Notte e peperoncino.

Da tempo nelle salde mani dei figli di Gabriella e Giacomo, il Mille e una Notte ricorda a ogni annata la grande avventura della famiglia Rallo, degna dei personaggi che popolano la raccolta di storie cui l’etichetta si è ispirata, e delle quattro Viti dell’Associazione Italiana Sommelier.

 

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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