Le tradizioni di Sant’Ajita

Questa mattina, 4 febbraio, dopo la Messa dell’Aurora, Catania riabbraccia la sua Sant’Agata. Sono da poco passate le 7,00 quando, una piazza Duomo gremita di fedeli che sventolano fazzoletti bianchi, finalmente accoglie la sua protettrice. I cori urlati dal cuore “Cittadini semu tutti devoti tutti?” e “Viva Sant’Agata” danno inizio al giro esterno. Sono tante le tradizioni legate a questa festa che riesce ad unire sacro e profano, fede a folclore. In questo speciale periodo dell’anno nella città etnea si mangiano due dolci della tradizione nati in onore di Sant’Agata: le olivette e le cassatelle di Sant’Agata.

Le olivette, Aliveddi ri Sant’Aita (o sant’Ajita), sono deliziosi dolcetti a base di pasta di mandorla e liquore ricoperti con della pasta di zucchero di un colore verde acceso. Tutto ciò che ricorre in questi giorni a Catania ricorda il martirio subito da Agata ed anche questi bocconcini dolci sono legati ad una leggenda. Si narra che nel III secolo, il proconsole di Catania Quinziano si invaghì perdutamente di questa fanciulla convertita al cristianesimo. Agata rifiutò la proposta di Quinziano e questi, adirato con la fanciulla, imbandì contro di lei un processo. A questo punto ci sono due leggende legate al dolce.

La prima narra che mentre la donna veniva portata in giudizio, si fermò ad allacciarsi un sandalo. Quando il suo piede toccò il suolo, un albero di ulivo iniziò a crescere in quel preciso punto.

L’altra leggenda, invece, racconta che Agata si sarebbe scontrata, per puro caso, contro un ulivo non produttivo: al suo tocco l’albero cominciò a produrre olive.

Le altre prelibatezze legate alla Santa patrona di Catania sono le cassatelle, Minnuzzi i Sant’Aita.

Le minnuzze sono dolcetti piccoli e dalla forma semisferica dalla forma che somiglia al seno di donna. Lo scrigno di pasta frolla racchiude il ripieno di ricotta ed è ricoperto da una golosa glassa al limone.

L’origine di queste tortine è incerta anche se la si vuole sempre legata al martirio della Santa ad opera di Quinziano.

Dopo averla fatta torturare per giorni, non riuscendo ad ottenere nulla dalla giovane, al colmo della rabbia le fa strappare i seni con delle grosse tenaglie, le mammelle di Agata verranno sistemate su un vassoio e portate al proconsole.

La leggenda narra che i seni di Agata furono risanati da San Pietro. Quinziano sconfitto si vendica condannandola al rogo.

Un’altra storia invece vuole che le minnuzze nascano prima del III secolo in onore delle dee Iside e Demetra ed abbiano preso la forma dei loro seni. IsideDea Madre della maternità, della fertilità e della magia, e Demetra, protettrice delle messi, simbolo di fertilità.

Qualsiasi sia l’origine di queste delizie, è fuori da ogni dubbio che ormai sono strettamente legate al culto Agatino e rappresentano parte integrante delle tradizioni catanesi di questi primi giorni di febbraio.

 

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Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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