Storia del vino 6

Clos_de_Vougeot_01-1 Nel 1098, mentre il sangue del massacro crociato di Ma’arrat al-Nu’man ancora inzuppava la terra di Siria, un monaco settantenne si rivolge all’arcivescovo di Lione con la richiesta di fondare un nuovo monastero in terra di Francia, un luogo dove il rispetto delle regole benedettine fosse seguito con rigore e ferocia. Nasceva così, dal fervore ascetico di Bernard de Fontaine, l’abbazia di Citeaux, un minuscolo avamposto tra le foreste della cittadina di Beaune.
Pochi ma agguerriti, i cosiddetti frati bianchi conquisteranno ben presto gli onori delle cronache del tempo, adombrando il vecchio ordine cluniacense dei frati neri, arrugginito da cinque secoli.
Istruiti, spartani e inflessibili, i membri del piccolo esercito di Citeaux, un quindicennio dopo, trovarono il proprio comandante in Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’omonimo monastero (Clairvaux) e  supremo animatore dell’ordine. Maestro di teologia e retorica, fervente animatore del dibattito religioso del tempo, diede con astuzia una regola ai Templari, paradossale caso di ordine monastico legittimato alla guerra armata.
La storia della Borgogna vinicola moderna nasce allora, tra le colline della Cote de Beaune, a Meursault, dove i Cistercensi riscossero il primo, tangibile, segno di stima dei potenti duchi di Borgogna: un largo appezzamento di vigneto recato in dono dal duca Oddone, al quale era nota la feroce disciplina del lavoro di quei giovani in tonaca bianca. Fama meritata, certamente, se una seconda donazione arriverà, nel 1110, sulle rive del fiume Vouge, per mano del figlio Ugo II.
Altri vigneti seguiranno, a Corton, Chambolle, Volnay, Fixin, Pommard e Vosne, ma per i cistercensi, per l’ansia di perfezionismo pronta a divorarli in ogni ambito di lavoro, fu sempre quel piccolo appezzamento lambito dal fiume il terreno prediletto per i propri esperimenti. Perfezionare il lavoro, perfezionare il credo: era Vougeot la loro palestra spirituale, così amata da cintarla ben presto di pietre, come ancora oggi appare il Clos de Vougeot.
Dieci secoli prima di Benedetto XVI, la vigna del Signore, insomma, era già nella menHoly_Abbots_of_Citeaux-1te del clero:
sarchiata, vangata, potata e curata, per i Cistercensi essa era strumento di vicinanza a Dio. Per averlo più vicino, essi non rinunciarono a farsi imprenditori, assumendo centinaia di laici per curare al meglio i vari appezzamenti. Osservatori instancabili, i frati bianchi coni
arono per primi l’idea del cru, di un vigneto omogeneo, capace di produrre ogni anno vini di qualità costante e identificabile; loro, inoltre, l’idea tutta borgognona del climat, del vigneto onorato del nome, per stile e valore unici.
Ben presto tutta la Cote d’Or a nord di Meursault si riempie di recinzioni di pietra, in un trionfo di clos i cui nomi traevano spesso origine dalle chiese proprietarie (come il Clos de Tart, posseduto dalle suore cistercensi di Notre Dame de Tart), dalla conformazione particolare della zona (come Montrachet, collina calva, fedelmente alla natura brulla del cocuzzolo), dalla storia del luogo (La Romanée, nato su un antico vigneto romano). Inondato di donazioni, arricchito da elemosine e messe di suffragio, mantenuto dai fiumi di vino venduti, l’ordine Cistercense seguirà, nei secoli, la parabola che già fu dei fratelli Cluniacensi, declinando sul finire del XV secolo, con l’unificazione della Francia.
Fino ad allora, i Cistercensi trovarono nei duchi di Borgogna solidi alleati, sempre disposti a tutelare con ogni mezzo i frutti di cotante vigne: cinque secoli prima della nascita della AOC, Filippo III arrivò a vietarne impianto e coltivazione in territori giudicati inadatti. Con questo duca, detto il Buono, nonostante la consegna di Giovanna D’Arco agli Inglesi, terminerà la Guerra dei Cent’anni, l’ecatombe di un secolo che tanti guai porterà ad un’altra potenza viticola allora in ascesa: Bordeaux.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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