Regali di Natale: Fazio e il calore dei vini di Erice.

DSC_0405È stata al caldo dei vini dell’azienda trapanese Fazio la serata conclusiva di AIS Sicilia per l’anno 2015. Una serata, sotto le capriate del salone di Corte Riggio, per commentare l’anno che sta per trascorrere, scambiarsi gli auguri e godere dei vini della nota azienda di Erice, presentati dal proprietario Vincenzo Fazio, raccontati dall’enologo dell’azienda, Giacomo Ansaldi e commentati al presidente regionale AIS Camillo Privitera. Una degustazione, quella dei vini Fazio, scandita in due momenti diversi: la prima, dedicata alle eccellenze in bianco e la seconda riservata ad una verticale di quattro annate del grande rosso di casa, il Pietrasacra.

DSC_0415È il Blanc de Blancs Brut Erice DOC ad aprire la serie, un metodo Charmat lungo interamente a base di uve chardonnay, coltivate all’interno del territorio ericino. Un vitigno, lo chardonnay – mette in guardia Ansaldi – non così semplice da allevare, almeno se intenzionati a produrre bollicine fuori dal sentiero della mediocrità. E non è certo questo il caso, tanto da spingere il presidente Privitera a domandarsi, durante la degustazione tecnica, se la bottiglia sia davvero frutto di uno Charmat, per quanto lungo, e non di un metodo classico. Sembra essere il calore il filo conduttore nel bicchiere, una peculiarità che ricorrerà lungo tutta la degustazione: sono le note dolci, calorose della terra in cui è nato ad emergere per prime al naso, seguite da morbide note di crosta di pane e agrumi; due, in bocca, gli aspetti più evidenti: la freschezza gustativa, con la saporosa acidità, e la spiccata sapidità marina, da celebrare in abbinamento con un piatto di crudità di mare.

Un catarratto alla base del secondo vino in degustazione, il CaleBianche 2014. Attacco sontuoso di mineralità, a cui fanno seguito note di DSC_0423frutta bianca, fiori gialli come la ginestra e una delicata nota erbacea. Sapido, caldo e fresco al palato, manifesta ampiamente quella nota calda, quasi dolce, evidenziata già nel Blanc del Blancs.

Aegades 2014 è il terzo vino, totalmente a base di grillo. Un vitigno, racconta Ansaldi, cittadino autoctono della Sicilia: è nato a Favara sul finire dell’Ottocento, da Cataratto e  Zibibbo. Una scoperta recente, figlia della collaborazione fra l’assessorato regionale all’Agricoltura e il Centro per l’innovazione della filiera vitivinicola, di cui Ansaldi è tecnico. Fu il DSC_0424barone Antonino Mendola – continua – a ottenere fortunosamente il grillo nel 1874, tramite un seme di catarratto bianco fecondato con lo zibibbo nel proprio vigneto di Piana dei Peri. Una “parto”, inoltre, gemellare, poiché due furono le varietà ad emergere: una più orientata all’acidità, analoga al sauvignon blanc, e una seconda dagli esiti più alcolici e dai sentori più dolci. Il grillo in degustazione sembra assai vicino al primo tipo, col suo attacco fresco, minerale ed erbaceo, con sensazioni di lime, albicocca e pesca bianca e timo; sontuoso, in bocca, caldo ma senza preponderanza percepibile di alcolicità, lungo e sapido.

Anche il quarto vino, Pietrasacra bianco, è frutto di ricerche e attenzioni, e di ritrovamenti,DSC_0429 soprattutto. Questo catarratto in purezza presentato nell’annata 2012, infatti, è frutto di piante  di sessant’anni scoperte in un vigneto ad alberello dimenticato tra Erice e Segesta, nel cuore dell’Agro Ericino. Reperto archeologico della viticoltura siciliana, ad esso la famiglia Fazio ha dedicato un trattamento inusuale, almeno per il vitigno in questione: dopo la pigiatura, il mosto fermenta infatti in barriques di media tostatura, affinandosi sui lieviti in un secondo momento, in acciaio. Una fermentazione, quella in legno, ideale per esprimere le potenzialità di questo piccolo monumento della natura, capace di sprigionare note di burro e pane abbrustolito, vaniglia, pepe bianco, agrumi maturi e frutta candita, il tutto racchiuso da un delicato e caldo sottofondo minerale.

IMG_9846-001Dai bianchi al rosso, segue la verticale, in quattro annate, vino d’elezione dell’azienda, Pietrasacra rosso, declinato nelle annate 2004, 2006, 2008 e 2009, quest’ultima in anteprima. Nero d’Avola in purezza, di cui la chiave di lettura – racconta Ansaldi – non vuole essere il vitigno, ma l’annata. Niente varietalismo, dunque, per un clone da tempo curato, votato all’integra conservazione delle note di frutta, bandiera del vitigno, affinché possa differentemente esprimersi a seconda della vendemmia.

Ancora in formazione, il 2009, di rubino vestito, manifesta una preponderante mineralità orientata sulla grafite, una notevole speziatura e una vena ferrosa; un trio tenace, che solo in seconda battuta cede il posto alla frutta rossa, al rabarbaro, a note muschiate e terragne. Sapido, dall’ottimo tannino, promette bene per il futuro.

DSC_0437Annata fresca per il 2008, con un naso espressivo di note tostate e vegetali, in cui emerge un frutto più preponderante rispetto al bicchiere precedente e una mineralità viva. In bocca caldo e dal tannino integro.

Frutta rossa assai presente nel 2006, intervallata da sensazioni erbacee di ginepro e speziate, di noce moscata. Tannino deciso ma di buona gestione, con una acidità viva, segno dell’evoluzione, ancora in corso.

Un 2004 vivissimo ancora nel bicchiere, con tonalità rubino, declinato al naso tra il lampone, il ribes, l’amarena e le note verdi di pepe, seguite da una speziatura gentile di vaniglia. Anche in questo caso un tannino ben presente, come l’acidità, marca inconfondibile, in questo caso, di un vino che ha ancora molto da regalare.

BonBonCome l’azienda Fazio, protagonista dell’evento, e la pasticceria Bonfissuto, i cui panettoni artigianali hanno concluso in dolcezza la serata. A loro, a tutta la squadra di servizio, ai soci e agli ospiti, un augurio per un gustoso 2016.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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