Girolamo Russo: le 4 viti di AIS al San Lorenzo 2016. Tutto il fascino dell’Etna

In eredità aveva vigne vecchie e un grande amore trasmessogli dalla famiglia e dal padre, in particolare, a cui il nome della cantina è dedicato. Così comincia Giuseppe Russo la sua avventura come produttore di vino sull’Etna poco più di un decennio fa. Siamo a Passopisciaro, sul versante nord del vulcano, a un’altitudine compresa tra i 650 e i 780 mt di altezza. Un’estensione di circa 15 ettari divisi tra le tenute di Feudo, Feudo di Mezzo e San Lorenzo. Le viti, alcune di addirittura un secolo, sono coltivate secondo il tradizionale sistema ad alberello in regime biologico. Le accurate lavorazioni manuali garantiscono un’altissima selezione dei grappoli che arrivano in cantina intorno a fine ottobre, quando tra gli odori pungenti di un autunno che torna a rosseggiare le foglie, siamo finalmente in periodo di vendemmia.

Giuseppe, che è stato nominato “viticoltore dell’anno” nel 2009, viene da un settore completamente diverso, e quando nei primi anni Duemila decide di riprendere l’antica vigna di famiglia, lo fa con un’unica certezza: coltivare come si faceva una volta, perché se quelle viti così preziose erano arrivate fino a lui voleva dire che il lavoro fatto in passato aveva funzionato. Di suo c’è sicuramente tutto il resto, come la ferrea volontà di tradurre in vino quel ricco bagaglio si sensazioni che il terroir offre. Umiltà, esperienza e coraggio sono le colonne di un nome che si piazza senza dubbio tra le produzioni di maggior qualità alle pendici del vulcano.

I vini provenienti dalle tre tenute vengono lavorati separatamente per elevare al massimo il significato di appartenenza al territorio. Così la Contrada Feudo, di circa 6 ettari, dove i vecchi alberelli vengono accompagnati da nuovi filari con impianti a spalliera. Qui il microclima è fortemente influenzato dai venti che provengono da Valdemone.

Dalla Contrada Feudo di Mezzo, di appena 1 ettaro, arriva l’omonimo cru di cui si producono solo 1500 bottiglie. Situata tra due colate laviche, gode di una posizione davvero unica.

Infine, la Contrada San Lorenzo, di circa 10 ettari, è situata tra i 700 e 800 metri. Qui le colate, non molto antiche, si caratterizzano per avere dei suoli giovani e porosi, le pietre vulcaniche inoltre favoriscono un ottimo drenaggio. E’ da questa contrada, che richiama i cieli stellati d’agosto, riportati anche in etichetta, che proviene uno dei più importanti cru della maison, quello che più ha colpito il gruppo di degustatori di quest’anno e che ha premiato con le 4 viti l’annata 2016.

Etna Rosso San Lorenzo 2016 – Girolamo Russo

Il San Lorenzo nasce dall’uvaggio di 95% nerello mascalese e 5% cappuccio. Dopo la pressatura il mosto fermenta spontaneamente in acciaio, macerando sulle bucce per circa 13 giorni. L’affinamento in rovere di diversa capienza per circa 16 mesi. Il vino si presenta con un luminoso manto rubino e il ventaglio delle sfumature coniuga armoniosamente sensazioni giovanili e incipienti note di evoluzione. Dalle ciliegie sotto spirito alla pesca gialla, dalla rosa al geranio. E poi ancora terra bagnata, muschio, cuoio e liquirizia. Ricco anche al gusto, impreziosito da una vivace freschezza e sostenuto da tannini ancora vigorosi. Un vino da lasciar riposare in cantina ancora per un po’, e riprenderlo poi in una notte stellata di mezza estate.

 

Azienda Agricola Giuseppe Russo
Via Regina Margherita, 78
95012 Passopisciaro (CT).

www.girolamorusso.it

 

 

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Federica Milazzo

Nata e cresciuta nella bella Piazza Armerina (Enna), vive oggi a Giarre, nel Catanese. Maturità classica, iscritta in Economia, Sommelier AIS dal 2017, si definisce un’anima in evoluzione, poliedrica. Determinata e curiosa, forse nevrotica, a tratti romantica. Definita da amici, e non, una piccola furia con la risposta sempre pronta. Ogni esperienza l’ha segnata, modellata e formata. Così dall’amore per le arti passa a quello per i numeri, la gestione e l’organizzazione. E dalla passione per le serie tv a quella per il vino. Quest’ultimo la rapisce, raccontandole le più affascinanti storie della terra, a cui inesorabilmente appartiene, e gliene acuisce i sensi, che non possono più rinunciare alla ricerca dei profumi e dei sapori più veri. Il viaggio, in tutte le sue forme, è il fine ultimo a cui tutto è vocato. Alla ricerca del suo posto nel mondo, continua il suo percorso formativo in attesa della prossima sfida.

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