“E’ giunto il momento di riflettere sulla qualità della vita?”

Riflessione dopo 49 (forse anche più) giorni di quarantena.
Parto dalla personale concezione di abitazione (pre Covid-19) che ho sempre avuto, strettamente collegata ad un incremento della qualità della vita; avete letto bene!
Quando in tanti consideravano la casa semplicemente un luogo di passaggio, dove poter velocemente consumare un pasto o andare a dormire, io pensavo sempre al luogo dove potersi sentire protetto dalla frenesia e dallo stress che ci circonda, dove poter ritrovare la tranquillità, dove poter vivere bene!
La natura, in tutto ciò, gioca un ruolo fondamentale, quasi primario; ho sempre immaginato di poter avere dello spazio verde a disposizione dove poter far vivere tranquillamente un cane, avere due piante di limoni, le erbe aromatiche e, perché no, un piccolo orto; un gazebo con tavolo e sedie per la mia famiglia e per gli amici, un barbecue (sono un fan) ed un prato dove poter vedere giocare serenamente i bambini.
Purtroppo la concezione urbanistica e quella sociale hanno sempre previsto l’aggregazione costruttiva, il “concentrato umano”, lasciando pochissimo spazio a questa idea di abitazione, con l’eccezione di pochissimi casi dove però il mercato immobiliare e l’aspetto fiscale impongono costi proibitivi perché diverrebbe qualcosa di “esclusivo”, perché vivresti in una “villa” (che magari ha 80 mq d’abitazione e 1000 mq di verde)!!!
Perché non spostarsi in campagna allora? Gli strumenti urbanistici lo prevedono pure. Peccato che la maggior parte delle norme urbanistiche prevedano “ai fini abitativi” degli indici di costruzione che ti impongono mediamente di aver disponibile 1 ettaro (leggasi 10.000 mq.) di superficie per poter realizzare 100 mq. di abitazione, con la relativa onerosità di realizzazione del sogno.
In questi giorni leggo sul web ed ascolto interviste di architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori, mi è pure arrivata un’interessantissima mail da parte di un’agenzia immobiliare, aventi come tema comune i nuovi scenari abitativi post Covid.19. L’idea diffusa è appunto quella di “riscoprire” il concetto di abitazione, ritrovare quegli spazi che sembravano inutili, modificare quindi la “formula del vivere e dell’abitare”. C’è la necessità di ritrovare degli spazi da dedicare allo smart working, altri da dedicare allo svago dei bambini, oltre alla necessità del piccolo orto da balcone/terrazza con le semplice riscoperta del coltivare il basilico, il prezzemolo, il rosmarino e quant’altro possibile di quotidiano utilizzo.
Se i professionisti del settore, dopo aver analizzato questo periodo storico, si pongono queste domande, chissà quale sarà la risposta istituzionale in tal senso; chissà se Regioni e Comuni prevederanno di rivalutare urbanisticamente il loro indirizzo. Già prima della pandemia si iniziava timidamente a sentire l’esigenza di un ritorno ad una certa “ruralità”, basti pensare all’esponenziale crescita, in pochi decenni, degli agriturismi e delle varie soluzioni di enoturismo, di come sia variata la domanda di ricettività turistica. L’orientamento di molti è ormai quello di evadere dalle città alla ricerca del benessere che questi ambienti donano, per ritrovare anche quelle nostre origini agricole ormai perdute e quella naturalità oppressa dalle moderne città. Una passeggiata in vigna, la riscoperta di territori lontani dalla quotidianità antropizzata, consumare un pasto in un luogo silenzioso, circondati esclusivamente dalla natura che ci dona quei prodotti che ritroviamo sia nel piatto che al calice. Ascoltare il racconto di chi opera in campagna per concederci il privilegio di godere di un prodotto genuino, assaporare il legame con il territorio, e potrei parlare del vino così come delle verdure, degli ortaggi, delle uova, dei formaggi, degli agrumi, delle carni ecc…
Sono partito dalla mia idea di abitazione per giungere all’evidente bisogno che ormai abbiamo di riappropriarci dei nostri spazi, non solo interni, ma anche e soprattutto esterni. L’augurio è che questo periodo porti le istituzioni a delle serie riflessioni e ad interventi mirati per poter addivenire ad un equo compromesso di benessere sociale e trarre beneficio dalla natura che ci circonda, sempre nel pieno rispetto di essa.
Restituiamo spazio alla natura, restituiamo spazio alla vita.

 

 

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Danilo Amato

Geometra integerrimo, le "terre" che più gli piacerebbe "misurare" sono le vigne francesi nella Champagne o le straordinarie campagne del Sangiovese; fedele ai numeri, e non solo, non ritiene possibile uscire fuori dagli schemi matematici. Poliedrico e apparentemente tradizionalista, crede con fermezza nelle fonti di energia rinnovabili. Tra le varie strade percorse ha trovato la strada del vino nella lontana edizione di Enopolis, e da allora non ha più abbandonato l'Associazione Italiana Sommelier acquisendo il diploma di sommelier e di degustatore ufficiale. Esperto e preciso nel servizio di sommellerie, collabora con Enonews dal 2013 anche ideando e organizzando eventi come "Calici a Corte" a Brucoli.

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