Etna Sapiens, un “viaggio” tra storia, cultura, vino e uomini

Si è concluso a Vigneti Primaterra, in collaborazione con Villa Pennisi in Musica, un fine settimana ricco di cultura tra arte e vino.
Gli appuntamenti della rassegna Etna Sapiens analizzano i legami esistenti tra la conoscenza e il vino. La passione di Camillo Privitera, presidente di Ais Sicilia, per l’arte si manifesta ogni estate oramai da diversi anni con l’organizzazione di eventi che uniscono tutti gli aspetti dell’arte e della conoscenza.
Sabato 1 Agosto, Notti bianche, uno spettacolo di musica e recitazione con Fiorenzo Madonna e Gianmarco Libeccio ha incantato il pubblico presente nel già suggestivo scenario dell’Etna che con i suoi colori al tramonto rende tutto magico. Per esaltare la connessione tra musica, recitazione e vino, si è svolta prima dello spettacolo una bellissima degustazione guidata da Mariagrazia Barbagallo, delegato Ais Catania.
In degustazione grandi vini rappresentativi ognuno del suo territorio.
Partendo da un vino bianco speciale come Bianca di Valguarnera 2014 di Duca di Salaparuta: prodotto da uve insolia che nascono da viti allevate ad alberello nella Sicilia centro – occidentale nel comune di Salemi, questo vino fermenta e matura in legno traendone il massimo a livello di profumi pur mantenendo la sua identità.
Si prosegue con Rosso del Conte 2014 di Tasca d’Almerita: vino storico della Tenuta Regaleali che nasce da uve perricone e nero d’Avola della vigna San Lucio. Il primo vino siciliano prodotto da un unico cru nel 1970.
L’emozione sale ancora quando i sommeliers versano il vino successivo: Duca Enrico 2011 di Duca di Salaparuta. Nato nel 1984 è il primo vino monovarietale da nero d’Avola di Sicilia. Matura per un anno e mezzo in barrique ed altrettanto tempo sosta in bottiglia prima di essere commercializzato.
Restiamo in Sicilia cambiando zona e degustando un’altra espressione d’eccellenza che porta nel bicchiere la filosofia della produttrice: SP68 2016 di Arianna Occhipinti. SP68 non è solo una strada ma la strada che Arianna percorre ogni giorno per arrivare ai suoi vigneti. Prodotto con uve Frappato e nero d’Avola, l’SP68 è un vino che esprime tutta la potenza del territorio da cui proviene.
Ci si sposta in Puglia con Li Janni Primitivo di Manduria 2013 di Erminio Campa: Il vino prende il nome dalla contrada in cui si trova il vigneto. La 2014 è stata un’annata difficile in cui però questo vino, maturato solo in acciaio, è riuscito a tira fuori il suo carattere ed esprimere il meglio. Erminio Campa è la terza generazione che si prende cura in maniera amorevole dei vigneti di famiglia.
Il nostro sabato sera si conclude dolcemente con il Passito di Pantelleria 2014 di Florio: questo assaggio porta nel bicchiere la storia, la cultura e il sole di quest’isola meravigliosa. Elegante, suadente ed intrigante, è la giusta conclusione e connessione della serata.


Domenica 2 Agosto, cambia l’argomento ma non il filo rosso che lega gli eventi in programma.
Questa volta si parla e si beve Etna. La storia, la cultura ed il vino etneo sono il soggetto del seminario di Camillo Privitera che per ore incanta e diverte il pubblico presente. Partendo dalla nascita del vulcano circa 600000 anni fa ( molto giovane rispetto ai tempi geologici ) e proseguendo descrivendo nel dettaglio la produzione di vino etnea che si evolve nei secoli. Ci racconta di territori, persone, metodi di vinificazione e di allevamento della vite.
L’Etna è un vulcano dinamico, cambia di continuo e con lui devono cambiare le abitudini dei suoi abitanti. Su tutto il territorio etneo si produceva vino, si fabbricavano botti e si distillava. La grande depressione, la povertà e l’emigrazione distrussero in parte questo mercato che dal punto di vista vitivinicolo si sta per fortuna riprendendo in maniera eccezionale. Inizia quindi il nostro viaggio attraverso i tre versanti dell’Etna, nord, est, sud – est, e attraverso le contrade con le loro identità uniche.

Il primo vino proposto è uno spumante metodo classico Murgo Brut 2011, azienda Murgo. Profumato di fiori gialli come la ginestra, agrumi e dotato di una mineralità che solo questo speciale terreno vulcanico può dare. Passiamo subito ad un bianco, Feudo Cavaliere Etna Bianco 2016, azienda Feudo Cavaliere. Ci troviamo nel versante sud, dove il carricante assume sensazioni di idrocarburo decise e personali. Ci spostiamo alle pendici di Monte Gorna e degustiamo un altro bianco, Monte Gorna Etna Bianco 2015 di Cantine Nicosia. Notiamo immediamente la differenza di sensazioni e profumi con il primo bianco. Altro territorio, altra espressione etnea. Il vino ha note più fruttate, erbacee e con sfumature di vaniglia.
Voliamo adesso sul versante nord e degustiamo un rosato dal colore vivido, luminoso e carico, PrimaeRosae Etna Rosato 2019 di Azienda Agricola Primaterra. Anche qui abbiamo un sorso di territorio. Intensi profumi di frutti di bosco freschi, violette e rose rosse e una stuzzicante nota speziata di pepe rosa e cannella che incuriosisce e torna al gusto in tutta la sua intensità. Restiamo sul versante nord e troviamo nel bicchiere un vino della terra, Munjebel Rosso 2017 di Frank Cornelissen. La sua filosofia produttiva è sintetizzata da una frase incisa su una parete della cantina: “Prima di essere buono un vino deve essere vero!”. L’estrema attenzione ai processi naturali ed alla tradizione porta Frank a non usare alcun intervento né in vigna né in cantina che vada in contrasto con il cilclo naturale.
Spostiamoci adesso in contrada Sciaranuova con Contrada S 2017 di Franchetti. Contrada Sciaranuova si trova a 850 m s.l.m.su una colata formatasi “appena” 200 anni fa. Nonostante l’ondata di caldo del 2017 e la vendemmia anticipata, le uve sono arrivate a piena maturazione mostrando tutto il loro potenziale e la loro capacità di rispettare lo stile aziendale. Cambiamo contrada, andiamo a Feudo di Mezzo degustando Feudo di Mezzo Etna Rosso 2016 di Graci: Qualità e rispetto dell’identità sono la filosofia di Alberto Graci. Nel vino possiamo sentire tutta l’identità etnea del versante nord. Elegante, intenso al naso e con un sorso avvolgente, pieno e fresco allo stesso tempo. L’ultimo sorso di Feudo di Mezzo e ci catapultiamo in contrada Rampante con Archineri Etna Rosso 2016 di Pietradolce. Leggendo l’etichetta si nota una gradazione alcolica di 15% vol. che degustando il vino è assolutamente levigata da una spalla acida vivace e da tannini cesellati e piacevoli. Raffinati profumi di frutta matura e fiori appassiti inebriano il naso.
A Passopisciaro troviamo invece Nero di Sei Etna Rosso 2015 di Palmento Costanzo. Questo vino nasce da vigne allevate ad alberello in Contrada Santo Spirito di cui rappresenta un’espressione unica. La particolarità dell’etichetta è che è in parte ricoperta dalle sabbie nere dell’Etna.
Torniamo in casa Primaterra e degustiamo il Nerello Mascalese 2014 di Azienda Agricola Primaterra. Dal colore rosso rubino trasparente e vivace, olfatto elegante e suadente con note di frutti rossi e neri, fiori appassiti e spezie dolci e piccanti. Un finale minerale e balsamico incuriosce e si passa al gusto, opulento, pieno e assolutamente identitario. A Rovittello nasce invece Musmeci Etna Rosso 2012 di Tenuta di Fessina. Il nome richiama i vecchi proprietari del vigneto che con tanto amore hanno curato la proprietà. La maturazione di 10/12 mesi in tanneau di rovere francese ed un passaggio successivo di 6/8 mesi in botte grande, danno a questo vino particolari profumi di incenso e goudron e donano al sorso un tannino setoso ed una spalla acida perfettamente bilanciata. Concludiamo il nostro tour etneo con Cirneco Etna Rosso 2011 di Terrazze dell’Etna. Un vino esuberante ma allo stesso tempo in armonia con territorio. Il colore brioso e trasparente prelude a profumi di spezie e frutta, scie balsamiche, terrose e sensazioni minerali. In bocca riscopriamo tutta la potenza del vulcano.

Si conclude il nostro viaggio tra storia, cultura, vino e uomini, il nostro personale percorso di conoscenza.
Appuntamento quindi ai prossimi eventi per addentrarci in nuovi territori e conoscerne le peculiarità.

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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