Un sabato italiano sull’Etna

Sabato 3 ottobre 2020 sveglia alle 6:30, alle 7:20 in auto: si tratta di una partenza intelligente o intelligentissima?
Non saprei dire, è solo il timing giusto per raggiungere una meravigliosa location per la mia prima degustazione alla cieca.
Nella splendida cornice del versante nord dell’Etna, nella contrada di Sciaranova, lo scorso sabato siamo stati ospiti dell’azienda Primaterra. La padrona di casa Tiziana Gandolfo ci ha subito fatti sentire a nostro agio, e suo marito Camillo Privitera ci ha accompagnati a fare una piccola passeggiata per la vigna di nerello mascalese, punteggiata di istallazioni di artisti che qui d’estate hanno la loro residenza creativa.
I grappoli ormai pronti per la vendemmia, accompagnano lo sguardo che si alza sul fianco del Vulcano, poiché la vigna si sviluppa su un considerevole dislivello. Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare qualche acino croccantissimo di uva da mensa intrusa tra i filari.
Intrusi erano anche alcuni dei vini degustati, durante questa esperienza ludica. Il maestro di cerimonie è stato lo stesso Camillo Privitera che ci ha chiesto di assaggiare i vini, trovare un aggettivo e assegnare un punteggio in centesimi. Il parterre degli ospiti era eterogeneo: tra sommeliers, aspiranti tali e motivati wine lovers.
Motivati, si perché posso assicurarvi che chi non è avvezzo a nove batterie da tre vini, ha la necessità di essere motivato.
Lo scopo del gioco era quello di cercare l’identità etnea del nettare degli dei e lo si è perseguito attraverso dodici assaggi di vini bianchi e venticinque di vini rossi. Nessuno degli astanti sapeva cosa avessimo nel bicchiere e con i tempi stretti della degustazione, si andava piuttosto spediti nell’analisi. Tiziana provvedeva al servizio dei vini, avevamo qualche minuto per degustarli e poi, come in una moderna agorà enoica, ognuno di noi esprimeva ad alta voce la propria impressione, da sintetizzare con un aggettivo e il relativo punteggio. Per giocare correttamente bisognava usare almeno due strumenti: istinto e intelletto; aprire il cassetto dei ricordi, dare una sbirciata veloce e allo stesso tempo fare spazio per nuove memorie appena nate dal disvelamento dell’etichetta.
Io ho cercato di vivere quest’esperienza facendone tesoro, già dalla prima batteria ho avuto la possibilità di capire quali tipologie di vino ho bisogno di approfondire. Infatti, il primo vino della prima batteria ha rotto subito il ghiaccio in sala, dividendo i pareri e instaurando un buon clima dialettico in sala. Si trattava di un grillo biologico, della provincia trapanese che qualcuno ha definito “astruso”. Chiaramente il nostro presidente Ais Sicilia, ha fatto la scelta giusta facendoci cominciare da questo IGP di difficile interpretazione un po’ per tutti. Il quinto è un blend di catarratto, inzolia, zibibbo e carricante di un’azienda arcinota, definito “maturo” ed anche “comfort wine” forse per la sua capacità di farci sentire a casa quando lo beviamo, essendo costituito da varietà provenienti da territori siciliani diversi e sapientemente dosati.
Gli altri bianchi etnei e non erano tutti di annate comprese tra il 2016 e il 2019, tranne il nono che ebbe i suoi natali nel lontano 2012. I punteggi assegnatigli erano oltre gli 80/100 e gli aggettivi lo qualificavano tutti in maniera positiva; qualcuno l’ha definito “intrigante” qualcun altro “aristocratico”. Quando la sua identità e l’annata ci sono stati svelati, per noi tutti è stata un’epifania. Si tratta di “Abbadessa” un premier cru dell’azienda Ansaldi, da grillo e zibibbo.
La progressione numerica dei vini ha proseguito nell’allietare l’assemblea curiosa, attenta e briosa. In questo percorso di “maieutica della degustazione”. Ad ogni calice aumentava l’esperienza e la capacità di riconoscere le peculiarità dei vini etnei.
L’agape enoica si è poi spostata sui vini rossi, con conseguente aumento della fantasia per aggettivare i vini. Si sono usati anche titoli di canzoni ma per due degli intrusi: un Triple A di Frappato e Nero d’Avola e un Côtes du Rhône.
Interessantissimo è stato assaggiare nella stessa batteria il nerello mascalese di una blasonata azienda siciliana. L’annata proposta era il 2016 per entrambi i vini ma espressione di due diverse contrada: Pianodario e Rampante. Il primo è sembrato più ruvido, il secondo più elegante con cinque punti di differenza.
L’annata meno recente degustata è il 2010 per un Nerello Mascalese IGT che ha avuto un punteggio di 83.

Questa giornata per me è il paradigma del mio percorso. È come se fossi alle elementari con quella voglia di imparare, quella curiosità di quando volevo leggere tanto ma avevo molti limiti. Allo stesso modo oggi vorrei bere tanto ma devo imparare a degustare meglio il vino.
Vorrei ringraziare ancora Camillo e Tiziana per non averci fatto bere nulla inferiore al punteggio di 80/100 e per averci offerto un pranzo identitario con prodotti del territorio; tra gli altri, il pane di Maniace e il loro Primarosae.

Basta guardare i sorrisi che questa giornata ha regalato a tutti i partecipanti per capire che il vino è lavoro, studio, fatica ma anche un veicolo di enorme felicità.

Vittoria Cerniglia

 

 

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