Terra, arte e calici: il gran finale di Etna Arkè
Il vino continua ad esercitare un potere seduttivo ancestrale, capace di catturare una platea sempre più ampia, colta e sfaccettata. Non si tratta soltanto di una degustazione, ma di un viaggio che parte dai sensi per approdare alla trama più intima delle nostre emozioni.
In questa epoca di costante riscoperta, ogni calice si rivela come un bene culturale intriso di memoria, testimone di storie antiche e geografie umane. Esiste una corrispondenza segreta e profonda tra il gesto di versare un vino e quello di stendere un colore sulla tela: entrambi nascono per risvegliare la percezione, evocare visioni e trasformare la materia in un linguaggio capace di parlare direttamente al cuore.
Questa alchimia ha trovato la sua dimora ideale sul versante nord dell’Etna, tra le quinte suggestive di Vigneti Primaterra. Guidata con
passione da Tiziana Gandolfo e Camillo Privitera, questa oasi di pietra e filari ha saputo trasformarsi nel palcoscenico perfetto per dimostrare quanto la terra, l’arte e il vino possano fondersi in un’unica esperienza emotiva.
Ospitando l’atto conclusivo della rassegna Etna Arkè, consacrato al tema TERRA “materia, radici, nutrimento”, Primaterra ha mostrato la capacità rara di creare un dialogo aperto tra la maestosità del paesaggio vulcanico e le vette dell’espressione sensoriale. La Terra, del resto, non è mai un mero perimetro geografico, ma la culla primordiale di ogni gesto umano, il luogo dove affondare le radici per cercare un senso di appartenenza.
Nel mondo della viticoltura, questo legame assume i tratti di un patto sacro che abbraccia ogni latitudine. Siano le sabbie scure e inquiete dell’Etna, le marne calcaree delle Langhe, il galestro toscano o le argille della pianura, ogni frammento di suolo imprime la propria impronta nell’acino. Camminare tra i filari, avvertire la terra che cede sotto i passi, qualunque ne sia la natura, significa accordare il proprio respiro a una frequenza antica. La terra custodisce i minerali, raccoglie la pioggia e cattura la luce del sole per restituirli in forma di linfa, richiedendo una dedizione fatta di pazienza e rispetto: le medesime virtù che guidano la mano dell’artista quando cerca di dare forma all’invisibile.
È in questo intreccio che si è inserita la sorpresa più intensa dell’incontro: la narrazione visiva di Irene Taormina, “Donna del Vino”. Conosciuta e stimata nell’universo enologico, ha scelto il palcoscenico di Primaterra per mostrare un volto del tutto inedito della sua eclettica personalità; una sensibilità segreta che fino ad oggi viveva al di fuori dei calici, trasformando la tela nel racconto di un’anima capace di muoversi con grazia tra il mondo vitivinicolo e quello della pittura. Le sue tele, intessute di tonalità dense e vibrazioni cromatiche impetuose, hanno spalancato una finestra sulla sua ricerca interiore, creando una risonanza immediata con la genesi del vino. La pittura si è fatta così sostanza viva, dimostrando come l’arte figurativa e la viticoltura attingano alla medesima sorgente poetica e viscerale.
A dare continuo respiro a questo racconto, la degustazione guidata da Camillo Privitera ha condotto gli ospiti in un itinerario sensoriale interamente dedicato a esplorare le infinite sfaccettature della Terra. Un viaggio attraverso calici capaci di raccontare la profondità della matrice minerale, la generosità del suolo e la memoria del tempo: dalla brillantezza iniziale del Metodo Classico Brut dell’azienda Ansaldi e del Dom Jurosa Metodo Classico Brut di Lis Neris, si è passati alla freschezza espressiva del Vermentino “Sentiero del Vento” di Duca di Salaparuta e alla trama complessa e territoriale del Bernkasteler Doctor Riesling. Il percorso ha trovato il suo vertice nell’identità vibrante del Primaterra Etna Rosato, specchio fedele della sabbia e del calore vulcanico, per poi suggellare il racconto con la solennità e la longevità del Marsala Superiore Secco 2016 delle Cantine Florio. A completare il quadro di questa celebrazione, i sapori tradizionali della porchetta curata da Enzo Raneri e il banco d’assaggio con la selezione delle produzioni etnee hanno intrecciato convivio e cultura.
Tra opere d’arte, sguardi e calici sollevati, l’incontro a Vigneti Primaterra si è sciolto in un abbraccio collettivo, riaffermando il valore della Terra come dimora, nutrimento e perenne fonte d’ispirazione. A Tiziana e Camillo il nostro grazie più sentito, per la dedizione autentica con cui valorizzano ogni forma d’arte ed emozione che ruota attorno a questo straordinario universo che è il vino, infinito racconto di territori, culture e sentimenti che continuano ad incantarci.
















