Tra le “nere” del Friuli: i bianchi di Alvaro Pecorari…?

Che cos’è il Friuli? Alla serata condotta dal presidente regionale AIS Camillo Privitera, comincia con una domanda il racconto di Alvaro Pecorari, fiero proprietario di Lis Neris, nella piccola San Lorenzo, sulla sponda sinistra dell’Isonzo.
Lis Neris, dal friulano, le nere. Un aggettivo sostantivato dietro il quale si cela il tempo che fu, quello dei veli scuri delle donne del posto, vedove, spesso, degli uomini morti al fronte durante la Grande Guerra: vagolanti al mattino presto, zappe in mano tra le brume e il freddo, lavoravano per il minimo nutrizionale in una terra a cui il latifondo fu sempre sconosciuto.
Dritto, occhi azzurro fuoco, da spaccare un capello in quattro, Alvaro Pecorari ci tiene a parlare da storico, non da enologo, perché l’identità di un vino non lo fa la chimica, ma la tradizione; e quella il Friuli non deve certo lesinarla.
A partire dalla vicina Aquileia, serbatoio di latinità e antica custode delle tradizioni vinicole romane, così radicate, ricorda Alvaro, da avere permesso a Massimino Trace di assediarne le mura nel 238: le botti di vino abbandonate dagli abitanti, legate assieme, diventarono infatti un prezioso ponte sull’impetuoso Isonzo. Poi Palmanova, inespugnabile città-fortezza, nata alla fine del Cinquecento per fronteggiare le invasioni ottomane. E infine gli Asburgo, pieni signori del Friuli orientale per quattro secoli.


Una impronta, quella asburgica, impossibile da cancellare, anche se il trattato di Campoformio trasformerà, per dirla con Pecorari, il Meridione dell’Impero nel Settentrione d’Italia.
Qui, dove le ultime frange della pianura friulana sfiorano la martoriata pelle del Collio goriziano, quarantotto ettari di bianca uva affondano le proprie radici. In questo scampolo di terra massacrato da due guerre mondiali, il triangolo disegnato da Madre Natura, lasciato all’acume di alcuni coraggiosi, ha risarcito la regione fondando un terroir unico al mondo: ventilati a oriente dai soffi della Bora della valle di Vipacco, vegliati a nord dalla prealpi Giulie e riscaldati a sud dalla brezza dell’Adriatico, i vitigni di pinot grigio, sauvignon blanc, chardonnay, gewürztraminer e riesling maturano senza scossoni.

Bandiera e orgoglio dell’azienda, è il pinot grigio, nelle sue varie declinazioni, il primo vitigno degustato.
Il 2013, fermentato e maturato in acciaio, graziato da una bella annata, esplode al naso con una persistente nota aromatica accompagnata da sentori di biancospino, pesca e frutta tropicale; la gradevole mineralità torna invitante al gusto, fresco e saporito.
Il Gris 2012, fermentato e maturato in tonneau, è un vino felliniano: abbondante, burrato al naso, con sentori di nocciola accompagnato da note vegetali e da una discreta mineralità con ricordi di talco.

La versione 2010, figlia di una buona vendemmia, ricorda al naso il fieno e il lievito di birra, tenuti assieme da una piacevola nota aromatica, il fil rouge ad amalgama di tutte le annate di pinot grigio dell’azienda.

Confini 2010, un blend di pinot grigio, gewürztraminer e riesling, ricorda le erbe aromatiche, il geranio, la susina gialla, il confetto, portati avanti da una piacevole nota mentolata.
Francese ruspante, nato nella valle della Loira, il sauvignon blanc ha trovato nel Friuli palco fertile per esprimere il proprio estro. Talent scout d’eccezione, Alvaro Pecorari lo fa debuttare nella versione solo acciaio del 2013, con le sue immediate e riconoscibili note agrumate, erbacee ed aromatiche; elegante e potente al palato, lancia al pubblico invitanti promesse di un seguito.
Ecco allora il Picol, puro sauvignon maturato tra l’acciaio e il legno.
Le scalpitanti note dell’annata 2013 trovano nella versione 2010 un anticipo delle piacevoli, future sorprese del fratello più giovane: note agrumate, erbacee e speziate  per una combinazione armonica di forza e grazia.
Infine il Lis, un blend del 2006 formato da pinot grigio, chardonnay e sauvignon blanc, interamente maturati in tonneaux. Un impatto al naso importante, dove le note speziate di cacao bianco e vaniglia, e la frutta sciroppata, non coprono la decisa, ancora fresca, aromaticità, al naso e al palato.

A chi lo interroga sulle incertezze di un’annata, la 2014, assai difficile per la terra del Friuli, Alvaro Pecorari risponde deciso: adattarsi alle condizioni per trovare nuove strade.
Un consiglio prezioso: per le viti, per la vita.

LIS NERIS
Via Gavinana, 5
34070 San Lorenzo Isontino, Gorizia
www.lisneris.it

 

 

 

 

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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