Caro Babbo Natale, ti scrivo…

fotoCaro Babbo Natale,
Ti scrivo questa “letterina” non perché debba chiederti qualcosa, infatti ho già tutto. Me l’hanno dato i miei genitori e tutti i giorni la mia famiglia insegnandomi sani valori, come l’onestà e il senso del lavoro e della fatica, e dalla vita chi mi ha insegnato a distinguere fra furbizia e intelligenza, a diffidare di chi si loda, degli ipocriti e di chi non sa mantenere la parola data.
Ho imparato a guardare avanti e a non invidiare, ma anzi a godere dei risultati e dei successi altrui e a condividere i miei.
Sì, sono abbastanza fortunato, mi hanno insegnato a guardare in alto, certo con il rischio di sbattere ma anche con la possibilità di godere del cielo.
Caro Babbo Natale, lo so che nel mondo c’è tanta ingiustizia, ma ho capito che, anche se solo per un soffio, il bene vince sempre sul male.
Della vita continuo a cercarne il senso e ti confesso che ho solo delle illuminazioni e molte cose mi sfuggono. So che ci sarà un momento in cui sicuramente sarà tutto chiaro.
Quelle illuminazioni le ho soprattutto quando, cercando l’essenza del mondo, la percepisco in un vino, quando ne assaporo dei sorsi molte cose assumono significato e mi si svelano.
Vedo il sudore di chi lavora sulla cruda terra, di chi la mangia quasi, la respira e la sente amica. Ne percepisco il battito profondo: è vita.
Nella mente scorrono immagini che danno senso a tante fatiche, a tante passioni. Per questo amo le genti del vino, che sanno raccontarmi del lieve stacco della foglia dalla pianta e delle piroette e del lento volteggiare fino al suolo. Amo la sanguigna ruvidità di chi la terra la rivolta, cercando di rimettere nuova linfa, affinchè possa dare migliori frutti.
Amo quel senso ineluttabile di rassegnazione e accettazione di fronte a calamità che possono compromettere un anno di duro lavoro. E mi piace pensare che chi beve e gode del “nettare degli dei” possa percepire anche per un solo momento che il piacere più alto nasce dalla fatica più dura.
Il vino vero e le vera gente del vino sanno ancora stupirsi della natura e per questo non sanno neanche mentire.
Caro Babbo Natale, ti chiedo solamente di unirti a me in un brindisi a tutti gli amanti del vino e della vita, che si svegliano tutti i giorni pensando che c è ancora qualcosa da fare, qualcosa ancora da imparare, qualcosa ancora di cui meravigliarsi.
Buon Natale

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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