Emozioni a cena con lo Chef Luigi Geraci ed i vini di Casa di Grazia

Ultimamente si sente spesso parlare di cucina estera e cucina fusion, laddove si intende un menù con piatti appartenenti a differenti tradizioni culinarie considerate vicine sia geograficamente che dal punto di vista culinario (come nei ristoranti di cucina giapponese, cinese, vietnamita e thailandese). In mezzo a questo panorama in continua evoluzione c’è chi sceglie di valorizzare il proprio territorio e di fonderlo con una cucina non proprio vicina ma sicuramente familiare.

All’insegna della valorizzazione della cucina territoriale e tradizionale si è svolto al ristorante San Maurizio 1619 – Truffle Bistrot di Ragusa il 20 aprile, un incontro-degustazione in cui lo Chef Luigi Geraci, ragusano doc, ha presentato un menù “fusion” Sicilia e Piemonte che ha esaltato in maniera eccellente le materie prime usate e le tradizioni delle due regioni. A valorizzare i piatti, i vini di Casa di Grazia che, con la loro personalità, hanno contribuito a creare una cena armonica e piacevolissima.

Il Truffle Bistrot nasce infatti proprio dall’idea di coniugare i piatti della tradizione piemontese a piatti della classica cucina mediterranea rielaborata dagli Chef.

Il primo piatto che viene presentato ci porta in Piemonte, Bagnèt Verd con acciughine al sale, che unisce la tradizione piemontese con la acciughe, tipiche della cucina mediterranea. A questa entrèe viene abbinato lo spumante rosè di Casa di Grazia, Euphorya, termine la cui etimologia ci riporta all’antica Grecia e viene dall’unione di “Eu” (bene) e “Phero” (porto). E’ un vino brut rosè da uve frappato spumantizzato con metodo charmat. Il colore è rosa tenue con sfumature buccia di cipolla, perlage fine e numeroso ed una buona persistenza e freschezza in bocca, non invadente e dal gusto piacevolmente delicato che lo rende ideale da abbinare al piatto che stiamo assaggiando.

Lo chef ci riporta in Sicilia con l’antipasto: Prosciuttino di maialino con giardiniera artigianale e olio al limone, servito su un cracker di frolla salata aromatizzata al rosmarino. Il maialino è cotto a bassa temperatura e siringato con una salamoia. La giardiniera artigianale ci fa pensare alle nostre nonne e ai gusti di una volta. In abbinamento, il maitre Gabriele Meli, ci presenta il moscato bianco di Casa di Grazia, Adorè. Il vino prende il suo nome dalle sabbie dorate delle coste siciliane e dal sole che bacia la terra di Sicilia. Giallo paglierino, aromatico, note erbacee di erbette aromatiche (salvia, menta, basilico) e profumi di agrumi freschi; al gusto è fresco e piacevolmente persistente ed equilibrato. Anche il secondo connubio cibo-vino risulta un successo e l’uno riesce ad esaltare i sapori dell’altro.

Si passa adesso al piatto tipico della cucina italiana, la pasta. Lo Chef ci presenta un tortello di ricotta in acqua di cipolla alla brace e polvere di finocchietto. La pasta, rigorosamente fatta in casa, è sottile e gustosa e la ricetta riprende quella classica ragusana della focaccia cipolla e ricotta. Ci stupisce la semplicità con cui questa pietanza riesce ad esaltare ogni suo ingrediente in maniera armonica. Ad impreziosire l’assaggio degustiamo il frappato di Casa di Grazia Laetitya. Questo vino nasce “da una terra che beve da un lago salato” e racchiude in sé una personalità stravolgente che lo rende unico.

Il colore è un rosso rubino luminoso ed i profumi sono delicati di violetta, rosa rosa, piccoli frutti di bosco ed una leggerissima speziatura dolce. Al primo assaggio si nota il tannino delicato ed un equilibrio quasi perfetto. La persistenza è buona e la piacevolezza chiama un nuovo sorso.

Un piatto ed un vino che vengono dal territorio e ne esaltano le migliori qualità.

Il secondo che ci propone lo chef Luigi Geraci è un mix di sapori sapientemente abbinati: Tournedos di maialino bardato con lardo di colonnata, crosta di mele e patata croccante ripiena della sua spuma.

La qualità eccellente degli ingredienti usati viene esaltata sia singolarmente sia quando si assaggia il piatto nella sua interezza. Ogni sapore è legato agli altri ma si distingue chiaramente. Per esaltare ancor di più questo fantasioso piatto, abbiniamo il vino Emiryam di Casa di Grazia: Syrah 100%, passa 12 mesi in barriques e tonneaux di rovere francesce, che lasciano un segno chiaro ma non invadente. Il colore è un luminoso rosso rubino, i profumi ricordano frutti di bosco e speziature di pepe nero ma anche vaniglia e cannella. In bocca è avvolgente, ben equilibrato e di buona persistenza. Si abbina in maniera piacevole al piatto che stiamo degustando.

Arrivati al dolce torniamo in Piemonte: Bonèt con gelato di tonda iblea.

Il bonèt è un dolce piemontese a base di caffè, cioccolato ed amaretti che lo Chef ha voluto presentare a forma di gianduiotto per esaltarne le origini. Il gelato di tonda iblea è una piacevole scoperta dal gusto delicato ma dalla forte personalità. Il connubio tra il dolce ed il gelato è perfetto.

Abbiniamo un piacevolissimo Moscato d’Asti Tenuta San Maurizio 1619 che con la sua dolce aromaticità ed effervescenza riesce ad esaltare ancor di più il piatto.

Per finire lo Chef Luigi Geraci ci regala dello zucchero frizzante al limone che riesce a sgrassare e pulire la bocca.

Finita la serata si può ben dire di aver fatto un’esperienza enogastronomica che ci ha permesso di viaggiare tra Sicilia e Piemonte attraverso piatti tradizionali e legati al territorio insieme alle idee innovative dello Chef Luigi Geraci ed al fondamentale apporto dei vini di Casa di Grazia che hanno esaltato ed impreziosito il sapore di ogni singolo piatto.

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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