Due Territori a confronto: Etna vs Irpinia

Un’idea nata nel corso di una conviviale chiacchierata tra amici, un socio A.I.S. aspirante sommelier della zona jonica messinese ed un ragazzo della provincia di Avellino, tra un calice di Etna Rosso ed uno di Taurasi, mossi entrambe dall’intenzione di creare qualcosa di originale ma al contempo didattico/formativo dentro la grande famiglia A.I.S Sicilia e più nello specifico nella Delegazione Ais Taormina.

E così è stato! Protagonisti della degustazione, svoltasi lo scorso 12 ottobre a Taormina in una  delle accoglienti sale dell’Hotel Villa Diodoro, sono stati due grandi e straordinari territori da vino italiani: l’Etna e l’Irpinia, visti e analizzati attraverso gli appassionati racconti e le esperienze di due piccole aziende vitivinicole che durante questa Masterclass comparativa hanno offerto al numeroso pubblico di partecipanti degli interessanti ed utili spunti di riflessione, approfondimento e confronto.

Le aziende coinvolte in questa iniziativa sono state Cantine Primaterra di Sciaranova, località sita ai piedi dell’Etna sul versante nord, dei coniugi Tiziana Gandolfo e Camillo Privitera, quest’ultimo presidente A.I.S. Sicilia, con il loro enologo Andrea Marletta, e la Cantina Guerriero dell’omonimo produttore, giunto per l’occasione da Taurasi, dal cuore dell’Irpinia per presenziare a questo importante incontro in compagnia dell’enologo, professor Ferdinando Limone.

Un’energica batteria di 8 vini, 4 etnei e 4 irpini, sono stati introdotti dai loro rispettivi enologi e produttori che nella trattazione hanno accompagnato i presenti in un virtuale viaggio tra le pendici del grande vulcano siciliano e le felici campagne avellinesi, tra le domande ed i qualificati interventi della sala.

Due territori vulcanici simili ma al contempo diversi che attraverso i loro vini hanno fatto venire fuori numerose analogie, relative principalmente ad una filosofia produttiva, essenzialmente basata sull’assoluto rispetto della natura e su una produzione di vini di chiara impronta territoriale.

Si inizia subito con due delle D.o.c.g. campane, il Greco di Tufo ed il Fiano di Avellino, entrambe bianchi della vendemmia 2018, la cui degustazione guidata è stata affidata alle parole del delegato A.i.s. di Taormina, Gioele Micali.

Due vini ottenuti da varietà tradizionali della regione e del Territorio, il Greco ed il Fiano.

Il primo che nell’immediato si è mostrato nella sua straordinaria “rusticità”, nel mostrare una beva schietta e senza fronzoli, preceduta da un naso verticale di macchia mediterranea di ginestra e sambuco, di erbette aromatiche ed un tipico sottofondo minerale da pietra focaia.

Il secondo, il Fiano, più morbido e gentile, meno diretto e più orizzontale in un’olfazione più complessa e ammaliante con un ventaglio di aromi di frutta a pasta gialla matura, di spezie dolci, e di sentori leggermente “talcati” ed invoglianti il primo sorso.

Una trama acido-sapida perfettamente controbilanciata da una delicata percezione glicerico-tattile di un grande bianco, destinato senza dubbio ad una sorprendente evoluzione ed a cui il suo produttore è particolarmente legato.

Entrambe le proposte campane trovano il loro apprezzamento per una freschissima acidità quasi tonificante ed un incredibile equilibrio gusto-olfattivo.

Si passa quindi ai due Etna rosati della Cantina Primaterra, nati da un antico metodo di vinificazione, legato alla tradizionale tecnica del “Pestaemutta”, con cui in passato si producevano i vini rossi del luogo.

Primaerosae 2018 e 2017, due vini che rispecchiano fortemente le annate e gli andamenti climatici di due vendemmie diverse, che già dai colori mostrano delle belle tonalità di lucentezza e sfumature che dal colore cerasuolo del 2018 vira su delle note rosa chiaretto del 2017.

Fragolina selvatica, lampone e succo di melagrana sono i principali descrittori olfattivi del primo, contrassegnati anche da una scia minerale tipica ed inconfondibile, con suggestioni che ricordano il salgemma e lo iodio.

Bocca fresca, con un’acidità apparentemente sferzante ed una mineralità di ritorno, identificativa di uno stile aziendale ed un’armonia perfettamente corrispondente alle tre fasi degustative.

Di maggiore apertura ad una nota più matura di frutta rossa con delicate sensazioni floreali, di lavanda e rosa canina si è mostrato al naso il PrimaeRosae 2017 con un attacco più glicerico e suadente, dove le sensazioni tattili hanno fatto il paio ad una nervatura acido-sapida ben domata.

In successione l’altro prodotto di Primaterra, l’Etna Rosso degustato nelle annate 2013 e 2012.

Ottenuto da Nerello Mascalese ed una piccola percentuale di Nerello Cappuccio,  questa selezione delle ultime due annate ci ha offerto un ulteriore motivo di confronto anche qui in virtù di due vendemmie differenti.

Due rossi dalle calde tonalità rubino che sfumano leggermente su riflessi granati, di ottima consistenza. Piacevoli effluvi di violetta, prugne surmature e pot-pourri di fiori secchi con rimandi di Humus, ruggine e sottobosco.

Più marcate invece le note di evoluzione del secondo rosso dove alla frutta macerata si associa la liquirizia,gli infusi, il cacao e la polvere di caffè.

Al palato il 2013 mostra sornione un grande volume alcolico ed un tannino di fine tessitura; il 2012 ancora un nerbo acido che rinfresca e dà delle interessanti prospettive di evoluzione.

Chiudiamo questa degustazione in terra irpina attraverso le emozioni dei due Taurasi D.o.c.g. Vigna San Quirico dell’azienda campana del 2010 e 2009.

100% di uve Aglianico, selezionate appositamente sulla pianta prima di essere raccolte e provenienti solo ed esclusivamente dalla “ Vigna San Quirico”.

Un cru che mostra subito i muscoli di un “guerriero!” in entrambe le annate, anticipate da colori di grande luminosità e vivacità, con una densità nel calice davvero meritevole.

Un corollario olfattivo ampio che abbraccia numerose famiglie dei profumi, dalle note sotto spirito di frutta rossa a quelle dei piccoli frutti di bosco in confettura alle note speziate del pepe nero, della noce moscata e del cardamomo per terminare alle piacevoli tostature del tabacco, del cioccolato e ai fini ricordi balsamici.

Al gusto due rossi che prendono subito possesso avvolgendo la bocca, ritmata da tannini audaci ben integrati nella spessa struttura gustativa con una chiusura sapida ed espressiva.

Una coerenza di grande qualità, con una capacità di sfidare il tempo, davvero invidiabile.

Al termine della serata e dei conclusivi ringraziamenti, questi vini hanno accompagnato delle proposte gastronomiche di cucina siculo-campana, preparate a tema dallo chef.

di Natale Triolo e Gioele Micali

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