I bianchi che non ti aspetti

Ci sono i vini bianchi e poi ci sono… i Bianchi che non ti aspetti, che ti sorprendono, che possiedono quel “non so che” di strano, quella particolarità che ti lascia il segno; in fondo sono sempre i particolari, i dettagli, la non banalità a colpire.
E devo ammettere, i Bianchi che ho avuto modo di degustare mi hanno colpita e sicuramente hanno attirato la mia attenzione; come una musica, accordi che riecheggiano nell’aria e note melodiche che accompagnano la curiosità, la voglia di scoprire nuove armonie, nuove note gustative per accrescere l’insaziabile sete di una neo sommelier come me.

Bianco di Negroamaro

Andiamo in Puglia, nella DOP Lizzano, da Claudio Quarta Vignaiolo dove si producono vini che emozionano, che esprimono territorialità e appartenenza ad un sole che illumina questa magnifica terra del Sud per esprimere al meglio l’autenticità dei vini pugliesi. E questa volta non si tratta di un Negroamaro, non di un Negramaro e basta, ma un Blanc de Noir, un Bianco di Negroamaro. Uve raccolte a mano, solo i migliori grappoli, integri, solo la metà della prima pressatura per ottenere un Bianco brillante con sfumature auree, fine, di fresca complessità, sentori di margherita, timo, mandarino, pesca gialla; al palato morbido come un’onda che ritorna, intenso. Da abbinare con piatti a base di pesce, risotti, formaggi stagionati. Dentro il calice ritrovi la Puglia che sogni e che ti meraviglia.

Santanella

Santanella

Se vogliamo continuare a stupirci, ce ne andiamo a Menfi, Sicilia, sulla costa Sud Orientale; ma non per trovare un vitigno siciliano, bensì un vitigno tipico della regione Campania “il Fiano” in blend con un francese “Chenin Blanc”, vitigno tipico della Loira: nasce il Santannella.
E’ così che Mandrarossa, crea una Sicilia innovativa, ricercando l’habitat ideale per vini fuori dal comune, vitigni non autoctoni, ma che trovano sulle zone collinari siciliane, vicino alla brezza marina, la loro migliore espressione. Qui si coltiva il Fiano, si raccoglie nella seconda metà di Settembre e si lascia riposare in barrique per 4 mesi; lo Chenin Blanc, invece, si vendemmia durante l’ultima settimana di agosto, matura 6 mesi in acciaio e 4 mesi in bottiglia per poi incontrare il Fiano: vi presento Santannella. Un vino dal giallo carico con riflessi dorati che denotano la sua complessità, rotondità; al naso troviamo sentori di mandorla, noci appena sgusciate, bouquet di fresie, miele millefiori, pera matura; sapore sapido, minerale da poter accostare a primi come pesce spada e melenzane, sushi, carni bianche, cous cous o tabulè di verdure.

Vibrari

Vibrari

Un altro vino che da il meglio di sé, senza se e senza ma, è il Vibrari, che nasce in Sicilia Occidentale, nel Marsalese. In questa bottiglia la cantina Alcesti ha voluto osare con il Metodo Ancestrale, un ibrido tra il Metodo Charmat e Classico: parliamo del vitigno Grecanico, introdotto in Sicilia dai Greci nel VII Sec. avanti Cristo, ma solo negli ultimi 30 anni si è riusciti a dare un’identità a questo sorprendente vitigno, vinificandolo in purezza per riscoprire la sua personalità aromatica e complessa.
Le uve del Vibrari vengono raccolte manualmente, segue una prima fermentazione in vasche acciaio inox e una rifermentazione in bottiglia grazie ai lieviti e zuccheri residui, creando un “pétillant” leggermente frizzante. Si presenta naturalmente giallo torbido con residui sul fondo, al naso ci regala sentori di crosta di pane, scorza di limone, acidità prorompente, cedro, fiori bianchi accompagnati da timo, zenzero, noce moscata in polvere.
Lo abbinerei con crostacei, tagliata di tonno, tempura di gamberi o di verdure.

Sono i vini che non ti aspetti, testimoni della diversità del territorio e dell’abilità dei vignaioli che con la loro sapienza regalano esperienze sensoriali ai palati più curiosi ma anche a chi ama soltanto il buon bere!

 

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