Storia del vino 1

DSC_6920-001Non sappiamo se Giasone, comandante degli Argonauti, sbarcato in Colchide, la terra del vello d’oro, avesse festeggiato l’avvenimento con un boccale di vino. Probabile, se quel pezzo di terra appartenente oggi alla Georgia, bagnato dall’antico Ponto Eusino (oggi Mar Nero), giacevano i più antichi semi di uva mai ritrovati dagli archeologi: novemila anni fa, nel 7.000 a.C., qualcuno aveva scoperto come poter trarre nutrimento dai frutti di quella pianta, e dopo averli mangiati, ne aveva sputato i semi, mettendoli forse da parte.
Intanto, da altre parti del Vicino Oriente, qualcun altro compiva la stessa scoperta: in Libano, in Siria, in Persia (oggi Iran) e persino in Turchia, tra le mura di quella Çatal Hüyük diventata famosa col titolo di prima città della storia umana.
Michelangelo_Ebbrezza_di_Noè-001E non poteva essere altrimenti: la latitudine di nascita della vitis vinifera è proprio quella. Ci vorrà poco, è vero, a vederla occhieggiare in Egitto e in Grecia, e poi tra Romani e Galli, perché quella polpa, fermentata un giorno per caso, magari al buio dell’orcio di terracotta di una donna previdente, assumeva le sembianze di una bevanda assai interessante, e nessuno voleva perderla di vista.
Testa leggera e senso di benessere, gli uomini si resero conto di quanto fosse utile quel curioso beverone, specie dopo una giornata trascorsa a rompersi la schiena, rivoltando massi in tempo di pace e budella in tempo di guerra.
Diventato rapidamente una superstar, il vino ci metterà poco a occupare le pagine della letteratura scandalistica dell’epoca: nella Genesi, Noè, primo contadino e primo ciucco della storia, dopo avere portato con sé una piantina di vite e averne cavato una coppa di vino, piomba sul pavimento dell’arca nudo e ubriaco, facendosi beccare dall’imprudente figlio Cam, maledetto dal genitore per le generazioni a venire così come Michelangelo immortalò sulla volta della Cappella Sistina.
“Sia maledetto Cànaan! 
Schiavo degli schiavi
 sarà per i suoi fratelli!”, tuona Noè, santificando per secoli la schiavitù dei popoli dell’Africa, per tradizione discendenti da Cànaan, figlio già di per sé incolpevole di Cam.
Gilgamesh-001Intanto, millenni prima di Noè, Gilgameš, magnifico re ed eroe della tradizione sumerica, va alla ricerca di una vigna incantata, i cui frutti fermentati gli regalerebbero la tanto agognata immortalità: prima della Bibbia, le avventure dell’eroico re di Uruk, immortalate su tavolette di argilla dai Babilonesi in forma di epopea, hanno già eletto il vino a bevanda divina.
E così i suoi sudditi, i Sumeri, ben presto soppiantati dai Babilonesi (nel 2.300 a.C), assieme agli Assiri così avidi di quella bevanda da deporre persino armi e rivalità nelle zone di commercio, dove il vino veniva depositato e acquistato nel corso dei secoli senza spade e scontri a turbarne la vita: Ugarit (oggi la siriana Ras Shamra), Tiro, Sidone, Al – Mina.
Saranno però gli Egizi a santificare la bevanda più di ogni altro popolo del Vicino Oriente, e per quanto quei vini, fermentati in giare di terracotta da vigneti spuntati verso il III millennio sulle rive del limoso delta del Nilo, fossero quanto di più lontano dalla nostra idea odierna di bere, essi vi dedicavano una cura maniacale.
Vendemmia_egizia-001Se innumerevoli sono le pareti decorate con immagini di torchi innovativi e sigilli col marchio del produttore, nella Luxor del 1500 a.C., quella del giovane e famoso Tutankhamon, le anfore ormai esibivano persino etichette con anno, proprietario, cantiniere e collocazione del vigneto. Estremamente alcolici, riservati a re, sacerdoti e ricchi, i vini rallegravano i promiscui banchetti egiziani, dove le immagini tramandate alternano scene di soavi e dignitosi simposi a licenziosi baccanali senza freni. Nel secondo millennio, mentre i Babilonesi soppiantano i Sumeri, e in Egitto si affaccia la decima  dinastia dei faraoni, più a nord, su una lunga e stretta isola dell’Egeo meridionale, qualcuno non era rimasto con le mani in mano. A Creta la civiltà minoica scopre ben presto quante soddisfazioni può dare una pianta di vite adeguatamente curata.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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