Ais Sicilia: Focus Champagne. Storia, tradizione e stile, tutto in un calice…

Evocativo, ammaliante, ricco di storia e tradizione, lo Champagne è stato il protagonista del Focus svoltosi a Catania il 10 marzo presso il Plaza Hotel, organizzato da AIS Sicilia in collaborazione con EnoNews. Flavia Catalano, Sommelier e redattrice di EnoNews, e Camillo Privitera, Presidente AIS Sicilia, hanno guidato l’evento conducendo gli intervenuti in un percorso storico, tecnico e di riflessione del fenomeno Champagne. Una lunga storia quella del famoso vino francese, noto a tutto il mondo (di settore e non) perché nei momenti di gioia, vittoria, raggiungimento di un traguardo, il primo pensiero è quello di festeggiare col rito della rimozione della gabbietta, il rumore del tappo che libera quel vino dalla cassaforte di vetro verde, ed il fascino del perlage al calice che incanta il commensale dapprima alla vista con la sua brillantezza ed il suo costante animarsi, e dopo lo irretisce al palato con la caratteristica pungenza e l’eleganza delle bollicine.
La storia vinicola dello Champagne è da ricondursi a diversi secoli fa, ed ha attraversato momenti storici ben definiti per giungere ai giorni d’oggi, acquisendo fascino e contemporaneamente mistero sull’effettivo momento della sua scoperta. Si può tornare indietro sino al Quattrocento quando i vini di Ay venivano già riconosciuti a Parigi per le loro particolari qualità; fu in quel periodo che si impiantarono vigneti di Pinot Noir per porsi in concorrenza ai vini di Borgogna, e se fino a quel momento si erano prodotti vini rossi, la popolazione capì che per superare i livelli qualitativi della Borgogna si doveva iniziare a produrre vini bianchi. Successivamente la regione della Champagne, geograficamente uno dei più grandi crocevia d’Europa, fu ripetutamente soggetta al passaggio dei vari eserciti ed alle ripetute devastazioni dovute alle guerre. Fu così che, dopo svariate ricostruzioni, i monaci di Reims si rifugiarono nella basilica e solo dopo il 1668, quando Dom Pérignon venne nominato tesoriere di Hautvillers, furono ampliate le produzioni vinicole dell’abbazia ed iniziarono le sperimentazioni di quello che oggi viene riconosciuto come metodo Champenoise. I pochi documenti rinvenuti, dovuti alle devastazioni delle guerre, ci riconducono quindi al famoso Dom Pérignon come primo inventore di tale tecnica di vinificazione, oltre che a poterlo definire come “il primo perfezionista” (Hugh Johnson – Il vino – Storia, tradizioni, cultura) per aver introdotto l’arte di produzione del pregiato vino.
Il tempo passa, si evolvono le conoscenze e le tecniche, la storia dello Champagne non ha mai subito arresti, si arricchisce anzi di altri episodi che contribuiscono ad aumentarne la fama. La sommelier Flavia Catalano ci racconta innanzitutto lo stretto legame tra Champagne e donne, le Dames du vin, tra le quali la più celebre risulta madame Nicole Barbe Ponsardin che, divenuta vedova di Francois Clicquot nel 1805, decide di vestire il cognome del marito e di prendere le redini della Maison divenendo imprenditrice e dando avvio al mito delle “vedove” di Champagne, nacque così Veuve Clicquot. Stessa sorte per Alexandrine Luoise Melin anch’essa vedova Pommery nel 1858 così come nel 1941 per la vedova Lily Bollinger. Donne alla guida di quelle che sono divenute tra la Maison più note al mondo intero, che hanno creato miti e, in quanto tali, sono divenute partner di note produzioni cinematografiche (per avallare il concetto della diffusione globale del fenomeno Champagne). Ma Champagne non è solo grandi Maison: la realtà produttiva è variegata ed esistono varie classificazioni (recoltant manipulant, negociant manipulant, ecc..) per le quali val la pena recarsi nella famosa regione e godere di quei paesaggi, dove ad ogni angolo è possibile respirare storia e tradizione, dove esistono le chilometriche Caves (anticamente scavate dagli eserciti nei lunghi e travagliati anni di guerre) della Maison Mercier, talmente lunghe ed articolate da visitare esclusivamente a bordo di un trenino elettrico, dove è possibile assistere alla meraviglia delle installazioni d’arte poste a circa 60 metri nel sottosuolo all’interno delle Caves della Maison Pommery, ma è anche fattibile visitare il più modesto produttore che ti accoglie con la sua famiglia e magari, se sei fortunato, scegliere una bottiglia della sua produzione e degustarla dopo che egli stesso l’ha stappata alla “volee” dinanzi ai tuoi occhi.
Con la lettura di alcune narrazioni storiche ha inizio l’intervento del Presidente Camillo Privitera, nel ricordo delle bottiglie smaltate della Belle Epoque, della prima cuvée di Mercier dedicata a Napoleone III, della nascita nel 1876 dello Champagne Cristal di Luois Roederer per lo Zar dell’epoca, divenuto famoso perché una delle navi che trasportava lo champagne affondò nel Mar Baltico e ad un secolo di distanza vennero ritrovate le bottiglie che si erano conservate magnificamente in fondo al mare. Sino a giungere ai giorni nostri, nel citare alcuni passi tratti dal libro di Piero Accolti – Viaggio attraverso i vini di Francia, 1959 (annata straordinaria, una tra le più gloriose della storia dello Champagne) che si riportano testualmente: “Vi chiedo una cortesia, quando maneggiate una bottiglia di champagne usate la mano leggera, evitate gli sgarbi, alterano l’equilibrio raggiunto in anni di lento riposo. Sulla pallida e signorile pelle del vino ogni urto lascia un livido”. Tutto ciò al fine di comprendere che se già nel 1959 era possibile comunicare in tal modo le emozioni trasmesse da una bottiglia di Champagne, ai giorni d’oggi c’è ancora molto da trasmettere quando si parla di territorio, di tradizioni e di cultura; tre parole che rappresentano i cardini sui quali si basano le motivazioni del perché lo Champagne sia divenuta una realtà cosi importante, perché dietro questo grande vino c’è sempre stato l’orgoglio di un popolo e la straordinaria capacità di realizzarlo e di comunicarlo. Altro elemento degno di nota e sul quale val la pena di soffermarsi è sicuramente ciò che differenzia una Maison di Champagne da qualsiasi altra azienda vinicola, e cioè lo stile, inteso come la precisa e netta individualizzazione della stessa Maison attraverso la scrupolosa attività degli Chef de Cave che guidano il processo produttivo dello Champagne dalla vigna alla vinificazione sino alla meticolosa scelta degli assemblaggi, ed è proprio in quel momento che si definiranno lo stile e l’eleganza della cuvée, dove viene dimostrata la grande conoscenza storica delle caratteristiche di ogni singolo vino e di ogni singola annata che andranno a creare quell’opera d’arte liquida chiamata Champagne.
La serata è proseguita con la degustazione guidata di sei etichette rappresentative dei vari territori, nello specifico:
Côte des Bar | Champagne Alexandre Bonnet | Blanc de Noirs | NV
Vallée du Petit Morin | Campagne Nominé-Renard | Brut | NV
Vallée de la Marne | Champagne Maurice Grumier | Blanc de Noirs | NV
Montagne de Reims Nord | Champagne Ernest Remy | Blanc de Noirs | NV
Montagne de Reims Nord | Champagne Lelarge-Pugeot | Brut | NV
Montagne de Reims Sud | Champagne Soutiran | Brut Gran Cru Pas Dosè | NV

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Danilo Amato

Danilo Amato

Geometra integerrimo, le "terre" che più gli piacerebbe "misurare" sono le vigne francesi nella Champagne o le straordinarie campagne del Sangiovese; fedele ai numeri, e non solo, non ritiene possibile uscire fuori dagli schemi matematici. Poliedrico e apparentemente tradizionalista, crede con fermezza nelle fonti di energia rinnovabili. Tra le varie strade percorse ha trovato la strada del vino nella lontana edizione di Enopolis, e da allora non ha più abbandonato l'Associazione Italiana Sommelier acquisendo il diploma di sommelier e di degustatore ufficiale. Esperto e preciso nel servizio di sommellerie, collabora con Enonews dal 2013 anche ideando e organizzando eventi come "Calici a Corte" a Brucoli.

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