Baglio del Cristo di Campobello: verticale di Adènzia bianco e C’D’C rosso

Baglio del Cristo di Campobello di LicataDare “Adènzia” è il prendersi cura di ciò che si ama senza trascurarne i dettagli, ma è anche seguire con attenzione e passione senza restare in superficie ma scendendo in profondità. Il dare Adènzia è un sentimento, un modo di essere tutto siciliano che interpreta perfettamente il modus vivendi di Carmelo Bonetta e della sua famiglia. Si ha una netta percezione di ciò non appena si varca l’ingresso dell’azienda Baglio del Cristo di Campobello, in c.da Favarotta a Campobello di Licata.
Niente è lasciato al caso, ogni cosa è al proprio posto in un ordine maniacale che è cura per l’azienda e rispetto per leBaglio del Cristo di Campobello - Famiglia Bonetta persone che ne fanno parte e che rende l’insieme armonico e accogliente ricco della storia di vita di una famiglia di vignaioli dai valori saldi trasmessi da “Lu Patri”.
L’accoglienza per la redazione di EnoNews, in un assolato e ventoso sabato di marzo, è unica; essere ospiti della famiglia Bonetta significa dimenticarsi del trascorrere del tempo e lasciarsi trasportare dai racconti, gli aneddoti, le fatiche, le lacrime ma anche da “La Luci”, quella degli occhi pieni di speranza e di passione di Angelo, Carmelo ed Angelo, tre generazioni a confronto. Sperare di vedere “La Luci” è anche un’espressione siciliana che esprime il sentimento della speranza di vedere realizzato un progetto, in un momento di difficoltà, come quando l’azienda ha scelto di piantare le uve grillo e di produrne un vino in purezza, La Luci, oggi un vino apprezzato e premiato, ma dieci anni fa una sfida e un’incognita senza punti di riferimento.
La cantina innovativa, realizzata nel 2007, ha segnato la trasformazione dell’azienda e ha determinato il passaggio da vignaioli a produttori, senza però snaturare le origini. La saggezza e l’umiltà di chi ha ben piantato i piedi per terra e che ha costruito tutto sui propri sacrifici si scorge in ogni considerazione; “l’unica arma che abbiamo è il vino nel bicchiere” afferma Carmelo pertanto non deve esserci alcuna svista che possa compromettere la genuinità del prodotto, allora anche l’acqua utilizzata viene controllata, perché il cloro è un nemico, l’impianto della cantina è Baglio del Cristo di Campobellocomputerizzato con una mappatura e tracciabilità capillare, le barrique non devono essere scolmate, nella fase dell’imbottigliamento c’è un momento ben preciso in cui le bottiglie possono e devono essere coricate, i bicchieri da degustazione devono essere asciugati con metodo. Ogni piccolo tassello è fondamentale per costruire il puzzle che nel suo insieme ha un risultato armonico.
La degustazione mirata è dedicata alla verticale di tutte le annate di Adènzia bianco e del C’D’C’ rosso.
Adènzia bianco è un blend di due vitigni; le annate 2008 – 2009 e 2010 avevano una percentuale del 60% di grillo e 40% di chardonnay. Dall’annata 2011 l’azienda ha effettuato una scelta coraggiosa sostituendo lo chardonnay, vitigno internazionale, capace di armonizzare anche difficili unioni, con l’insolia, vitigno autoctono, che invece ha meno struttura. L’Insolia viene vinificato in purezza ma ad oggi l’azienda lo imbottiglia solo in blend perché presenta dei limiti per la longevità.
L’annata 2008 è la prima, il vino al bicchiere è luminoso e lucente, al naso l’impatto olfattivo è deciso, prevale la nota di minerale e di idrocarburi e ha pienezza gustativa.
Dal punto di vista climatico il 2008 è stato un anno particolare perché ha fatto caldo ma ha piovuto durante la vendemmia, come nel 2015; per i vignaioli del sud è più facile gestire il caldo ma non la pioggia.
L’annata 2009 è più fresca e lineare, equilibrio e struttura rendono il vino ancora in fase evolutiva crescente. L’Acidità è spinta e le note olfattive di mineralità idrocarburoBaglio del Cristo di Campobello - Degustazione EnoNews.it e pietra focaia hanno delle similitudini con certi vini francesi di Chablis e sarebbe interessante degustarlo alla cieca insieme ad essi. Finezza ed eleganza gusto olfattiva rendono il vino armonico. L’annata 2011 rappresenta la fase di passaggio, l’adenzia cambia la sua identità. Le annate 2012-2013 hanno delle similitudini, al naso prevalgono piacevoli sentori più mediterranei e tropicali di farina di cocco, buona sapidità e persistenza gustativa. L’annata 2014 è un vino completo, la lucentezza visiva anticipa sentori erbacei di foglie di pomodoro in un ventaglio olfattivo variegato di frutta di pesca a polpa bianca e pesca tabacchiera, la sapidità è nascosta e mantiene freschezza, acidità ed equilibrio. Il campione 2015 ha sentori floreali e fruttati di gioventù, vino ancora in formazione ha buona acidità e struttura. La vendemmia 2015 verrà sempre ricordata dalla famiglia Bonetta, perché è stata la prima senza Mimmo.
La redazione di EnoNews a conclusione della degustazione di Adènzia ha avuto l’onore di sperimentare, insieme all’azienda, per la prima volta, una verticale di tutte le annate prodotte del CDC rosso; il cosiddetto vino d’entrata, un blend dei quattro vitigni a bacca nera coltivati in azienda: nero d’avola, syrah, merlot e cabernet sauvignon.
E’ un vero e proprio esperimento perché il C’D’C’ è un vino che non è stato pensato dall’azienda per l’invecchiamento, ma sappiamo bene che a volte il vino può anche sorprendere l’intenzione del produttore.
In una verticale dal più vecchio al più giovane tutti i vini sono accomunati da note fruttate e freschezza con delle diversità determinate anche dall’andamento climatico; il campione 2009 è un vino ancora fresco che mantiene acidità con sentori riconoscibili del nero d’avola; le annate 2010- 2011 hanno una nota olfattiva più erbacea e vegetale di peperone verde con finale leggermente amarognolo; in bocca hanno pienezza gustativa e buona struttura.
Le 2012-2013 hanno prevalenti sentori di frutta rossa, ciliegia, ribes, con note speziate di liquirizia.
Diverso il 2014 che torna ad essere più verde con note vegetali e per concludere con il 2015 nel quale esplode il frutto con una splendida intensità olfattiva e freschezza gustativa.

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Flavia Catalano

Flavia Catalano

Nata in quella che fu anche la città di Eschilo, vive a Catania da più di dieci anni. Laureata in giurisprudenza, perché nella Giustizia crede fermamente, completa il suo percorso formativo diventando Avvocato e Specialista in professioni legali. Oggi è un temutissimo liquidatore assicurativo. Donna volitiva, testarda e determinata affina le sue innate doti manageriali frequentando un master in gestione e sviluppo delle risorse umane. Le scommesse che ama vincere sono quelle con sé stessa. Considera gli ostacoli un’opportunità; dal corso di vela ha imparato che anche controvento “virando” e “strambando” prima o poi al porto si arriva. Ama esercitare le sue corde vocali guardando le partite della “Signora”. È un’appassionata collezionista di scarpe e borse. Non ha mai giocato con le bambole, e le principesse non rientrano tra le sue muse ispiratrici. Specialista in problem-solving, ritiene che il modo più veloce ed efficace per trovare una soluzione sia osservare il problema dalle isole caraibiche. Folgorata dall’incontro con Bacco, oggi il suo sangue ha un’alta gradazione alcolica. Sommelier e degustatrice ufficiale AIS, collabora con EnoNews dal 2013

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