Le vin en rose: il mondo del vino e le testimonianze di tante donne brillanti

Seduti intorno a Zeus, gli dei stavano a convegno
sul pavimento d’oro, e fra loro Ebe veneranda
mesceva come vino il nettare; quelli con le coppe d’oro
brindavano gli uni agli altri, volgendo lo sguardo a Troia.

Iliade IV, 1ssg.

E così, nei poemi omerici, il delicato compito della mescita spettava a una donna, Ebe, figlia di Zeus ed Era, e dea della giovinezza, una sommelier ante litteram. A lei prima che a Ganimede, coppiere degli dei e, come più ci si aspetterebbe, uomo! Nell’Antica Roma, invece, fino al I secolo si poteva punire con la pena capitale la donna che fosse stata sorpresa a bere vino. Le donne ne hanno fatta di strada da allora, la situazione è migliorata ma non va ancora bene, afferma Donatella Cinelli Colombini, Presidente nazionale dell’Associazione Donne Del Vino.
Un’indagine-sondaggio del 2016 promossa dalla stessa associazione, e che ha visto come protagoniste produttrici, enologhe, ristoratrici, giornaliste, sommelier, rivela l’identikit della donna del vino oggi: alto livello di scolarizzazione, maternità non prima dei 30-40 anni, guadagni inferiori a quelli degli uomini e un fastidioso e sempre presente atteggiamento sessista (qui l’articolo).
Niente di nuovo per la maggiore, se non fosse che, appunto, nel 2018 non c’è niente di nuovo. Il tutto è un po’ lento, si sa, ma non per questo non bisogna crederci o rassegnarsi. Il numero delle professioniste sta crescendo e ormai, sempre meno raramente, si trovano ispiranti esempi di donne che ce l’hanno fatta, nonostante scetticismi e strade impervie. Il cambiamento di percezione è iniziato alla fine del Novecento e ormai pare consolidato. Teatro, letteratura e cinema hanno creato un’immagine della bevitrice associata a un’ubriacona triste in un bar, come nel celebre Assenzio di Degas; oggi invece la bevitrice donna è attenta ed esigente.
L’Associazione Italiana Sommelier (nata nel 1965) è nel 1972 che consegna il primo diploma ad una donna, la piemontese Laura Pesce, una storia appassionata raccontata nel libro “Laura Pesce. Una donna, il vino, un destino”; tre anni dopo, nel 1975, Franca Rosso di Tavagnacco arriva al primo posto pari merito con un uomo al campionato italiano dei sommelier e nel 1987 la sarda Lucia Pintore conquista il podio diventando la prima campionessa donna.
La FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori fondata nel 1972) incorona nel 2015 il suo primo presidente donna, Graziella Cescon.
Nel mondo enologico le testimonianze di donne brillanti non si fermano certo qui e il progetto “Festa delle donne del vino” promosso dall’Associazione guidata dalla Colombini vuole celebrarle tutte. A partire dal 3 marzo e per tutto l’anno, lungo le vie della nostra penisola potremo assistere a una piccola rivoluzione della comunicazione con eventi interamente dedicati alle figure femminili di spicco del settore, un impegno nella diffusione di cultura e valori (qui l’articolo).
Ed è esattamente in questo spirito che sempre l’associazione, che spegne le 30 candeline proprio quest’anno, ha presentato a febbraio sei master class per wine manager (qui l’articolo).
Crescere, nel numero e nella qualità, attraverso corsi di specializzazione in tutte le direzioni. Distinguersi per capacità, interesse e passione, puntare sulla skill naturale del saper intessere relazioni, curare i dettagli, innovare, potenziare il marketing del vino attraverso lo storytelling, essere CORAGGIOSE.
Le donne del vino sono questo. E’ una rivoluzione pacifica la femminilizzazione del mondo del vino.

 

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Federica Milazzo

Federica Milazzo

Nata e cresciuta nella bella Piazza Armerina (Enna), vive oggi a Giarre, nel Catanese. Maturità classica, iscritta in Economia, Sommelier AIS dal 2017, si definisce un’anima in evoluzione, poliedrica. Determinata e curiosa, forse nevrotica, a tratti romantica. Definita da amici, e non, una piccola furia con la risposta sempre pronta. Ogni esperienza l’ha segnata, modellata e formata. Così dall’amore per le arti passa a quello per i numeri, la gestione e l’organizzazione. E dalla passione per le serie tv a quella per il vino. Quest’ultimo la rapisce, raccontandole le più affascinanti storie della terra, a cui inesorabilmente appartiene, e gliene acuisce i sensi, che non possono più rinunciare alla ricerca dei profumi e dei sapori più veri. Il viaggio, in tutte le sue forme, è il fine ultimo a cui tutto è vocato. Alla ricerca del suo posto nel mondo, continua il suo percorso formativo in attesa della prossima sfida.

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