Otto bottiglie per digerire il prossimo Natale e sopravvivere a pranzi e cene

Tra i reparti marketing, nei magazzini dei supermercati, ai tavoli dell’oscura lobby dei parenti, fervono i preparativi. Ettolitri di Vecchia Romagna, limoncello e Chivas Regal 12 sono già pronti ad atterrare nelle vostre case, affiancandosi alle dieci precedenti dello scaffale della cucina, tutte rigorosamente unte di grasso e vuotate di un terzo, come le candele smoccolate in una casa abbandonata.

Perché, diciamocelo, baby, it’s cold outside, come cantava Nat King Cole, e assieme alle sue canzoncine swing e jump blues, ai cioccolatini Ferrero, ai sali da bagno e ai libri di cucina, il vino da meditazione – nella perversa e onnicomprensiva definizione del parentame –  è da sempre l’ultima spiaggia dell’orripilante mondo dei regali natalizi. Perché Natale è tempo di caminetti, e di riflessione, e anche se la maggior parte di voi manco ce l’ha, un caminetto, e medita già tanto il resto dell’anno che almeno sotto le feste ne farebbe volentieri a meno, il prevedibile epilogo arriverà anche per voi, implacabile come una sentenza di Cassazione.

 

Solidali con voi, vi invitiamo a dare una scossa al vostro Spotify: mandate un attimo a quel paese i gorgheggi di Frank Sinatra e Dean Martin e al grido di Go on and save yourself! del compianto Chris Cornell seguite i nostri consigli per gli acquisti: otto bottiglie per digerire il prossimo Natale.

 

Ghisa – Birrificio Lambrate 

Prodotta dallo storico Birrificio Lambrate di Milano, Ghisa è una smoked stout color mogano, schiumosa di cappuccino. Odora di affumicato, e di caffè. In bocca è delicata, sospesa tra cacao e cioccolato, prima di chiudere con un leggero amaro. Per le vigilie particolarmente dure, la Imperial Ghisa, sorella maggiore della Ghisa. Una Baltic Porter da 8,5 gradi, corposa e zeppa di cioccolato, liquirizia e tratti di erbe amare.

 

Stille Nacht – De Dolle Brouwers

Vi piacerebbe godervi una bella serata di Natale in silenzio eh? E invece niente. L’unica stille nacht la vedrete in etichetta, ma è già qualcosa. 12 gradi di pura potenza per un capolavoro dell’arte birraria belga. Una Belgian Strong Ale che profuma di pera, frutta candita e zucchero filato. Al palato un armonico scambio tra l’amaro del luppolo e le dolcezze del malto, in perfetto equilibrio con la notevole dote alcolica.

Juta – Birrificio Yblon

Babbo Natale gira una volta l’anno col sacco sulle spalle; al contrario, gli scaricatori londinesi si caricavano ogni giorno di pesanti balle di caffè e cacao, chiuse in stoffe di juta. Non poteva chiamarsi in altro modo, allora, questa birra in stile porter, ispirata a quella bevuta dai portuali inglesi al termine della giornata di lavoro. Con l’aggiunta di una piccola parte di malto torbato, sa di orzo, liquirizia, caffè e cacao. Mediamente amara, disseta al termine dei pranzi natalizi più duri, confortando col suo sapore di miele, liquirizia e cacao.

 

Vecchio Samperi – Marco De Bartoli

A settembre qualche farabutto ha rubato sei quintali delle uve destinate alla produzione dei passiti. Un danno enorme, a cui alcuni soci del  Consorzio di tutela del vino di Pantelleria Doc (Pellegrino, Murana, Vinisola, Donnafugata, Basile e Coste di Ghirlanda) hanno voluto rimediare, donando una parte delle loro ai De Bartoli. Una storia degna di Natale. In attesa di poter godere l’anno prossimo di questa edizione speciale, che prenderà il nome di Passito della solidarietà, val bene un brindisi alla Sicilia più bella, con un bicchiere di Vecchio Samperi, integro, da sempre, come la famiglia che lo produce.

 

 Hibiki 17 Years Old – Suntory

Ricordate Bill Murray in Lost in translation? Ogni qual volta, durante le feste, siamo seduti a tavola con una trentina di persone di cui potremmo serenamente fare a meno, ma per non spiacere a alle poche a cui teniamo continuiamo ad abbozzare un sorriso compassato, siamo un po’ come lui durante la scena dello spot del whisky giapponese. Anche per noi, allora, è tempo di Suntory, se non altro per passare una mano di ottimo whisky su una serata deplorevole che non siamo riusciti a scongiurare. 80 euro ben spesi, comodamente ammortizzabili in dieci Natali. Cinque per i più sfortunati.

 

Gin N°Ten – Tanqueray

Il Gin non esiste; esistono i gin. Sono tanti, infatti, gli stili di un distillato da tempo di gran moda. Dal London Dry Gin, il più secco, pungente e dominato dal classico ginepro all’Old Tom, prodotto anche con cereali maltati, più morbido e dolce, passando per il Plymouth, una via di mezzo spiccatamente aromatica, prodotta da una sola distilleria e protetta da una specifica denominazione geografica. A seguire, una lunga schiera di gin contemporanei, in cui il ginepro lascia spazio a botanicals differenti. Se la serata vira al pesante, rifugiatevi nel passato e scegliete lo storico marchio Tanqueray, il classico London Dry o il più agrumato N°10: secchi, citrini, rinfrancanti. Raccomandato secco, per i più deboli è ammessa la versione cocktail con acqua tonica.

Distillato di Mele dell’Etna – Giovi

Giovanni La Fauci è un maestro assoluto della distillazione, e nel suo laboratorio messinese, a Valdina, crea prodotti di qualità eccellente. Noi vi suggeriamo un’acquavite ottenuta da mele provenienti dall’Etna: fragrante, profumata, mette in pace persino coi postumi del cenone.

Fernet Branca – Fratelli Branca

Unico, inimitabile, assoluto. Niente come il Fernet – Branca aiuta ad azzerare le serate più impegnative. Che il vostro disturbo biliare dipenda da una impegnativa maratona alimentare, dall’overdose di urla, insulti e lamenti che hanno condito la vostra serata natalizia, l’amaro dei milanesi passerà sopra la vostra lingua come un carrarmato, azzerando ciò che è rimasto nel vostro stomaco e consegnandovi in pochi minuti a ore di leggera beatitudine. In pochi se ne sono accorti, ma la storica distilleria, ormai da anni, ha abbassato di 6 gradi il suo prodotto. La sua efficacia, invece, per fortuna è sempre la stessa.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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