Il Festival della Filosofia a Savoca tra Kant, Dioniso, il vino. E quel che sarà…

A due settimane dalla fine del Festival della Filosofia, organizzato a Savoca il 22-23 e 24 settembre, è tempo di tirare le somme. Sarà stata la brezza con l’ultimo soffio d’estate, la vista mozzafiato di un mare illuminato da una luna crescente, sarà stato che le candele e le note scordate di una chitarra in prova hanno creato un ambiente magico, confortevole, dove chi è arrivato, anche da lontano, si è sentito un po’ come a casa. Perché, in effetti, il retro della Chiesa dell’Immacolata (oggi Centro Filarmonico) di Savoca si è trasformato in un salotto culturale. Impeccabili ed elegantissimi i sommelier AIS hanno fatto da padroni di casa, stappando con inconfondibile sapienza lo spumante Murgo brut rosé e cominciando il servizio e la degustazione, introdotta dalla brillante e dotta performance del Prof. Massimo Donà, filosofo e musicista, autore di saggi sul rapporto tra vino e filosofia, da “ Filosofia del vino” del 2003 al recente “Pensieri bacchici” del 2016. Sarà stato per tutto questo… Ed è con il Professore Donà che si tocca uno dei momenti più intensi e coinvolgenti della serata. Donà sottolinea, davanti al pubblico curioso e divertito, la contraddizione tra vino e legge (“L’essenza della legge” è stato il tema di questo Festival della Filosofia 2017, organizzato da Euphorika).
La cultura del vino discende da Dioniso, dio greco innovatore e provocatore, sovvertitore di leggi e costumi, nei cui riti venivano stravolte le regole morali e sociali del tempo. Si sofferma, poi, sulla dimensione estetica del vino, che non è solo “buono” ma è “bello”. La bellezza intesa nel senso kantiano come “compiacimento per un oggetto senza interesse, senza riferimento all’utilità”; il grande vino come opera d’arte, alla stregua di un quadro, di un brano musicale, di una poesia… Ed è così che gli organizzatori l’hanno pensata, visualizzata e realizzata, la degustazione del 22 settembre, con la vibrante sonorità della Jazz Band e la toccante performance del poeta jonico Salvatore Vecchio accompagnato dalle distorsioni di Andrea Trovato alla chitarra elettrica. I vini hanno poi fatto da collante in questo mosaico di emozioni.

Diversa la degustazione tecnica che si è tenuta all’interno del Centro Filarmonico la domenica del 24 settembre. In occasione della chiusura dei lavori del festival, l’AIS ha voluto salutare i diversi relatori intervenuti, e un piccolo e selezionato pubblico, con una rassegna di eccellenze siciliane a cui hanno dato voce i delegati AIS, Orazio Di Maria e Gioele Micali, con un racconto appassionato e coinvolgente. Il Murgo extra brut 2009 apre l’incontro al meglio, un metodo classico di straordinaria fattura, con il suo fine perlage, le note fragranti e l’esplosiva persistenza gusto-olfattiva; seguito dall’inconfondibile pietra focaia dell’Archineri 2016, la spiccata freschezza e sapidità; il tannino ancora scalpitante del Petto Dragone 2014 che al naso mostra una buona complessità passando dalle note di marasca a quelle di spezie come chiodo di garofano e noce moscata, alle più superbe di cuoio e cioccolata fondente; Messina e il suo terroir ci regalano un Faro Palari 2010 in splendida forma, incurante del tempo passato, dalle complesse sfumature odorose e un vigoroso tannino che promette un futuro ancora lungo; chiude la raffinata pulizia della malvasia Tenuta Capofaro, dagli aromi intensi e inebrianti, e la pienezza del gusto dolce ma non stucchevole, con ancora una buona acidità. Gli incontri sono stati realizzati in collaborazione con le delizie gastronomiche di Antiche Salumerie Sturiale, l’enoteca Dioniso, la raffinata ricerca gustativa di Accabanna e i sapori autentici dello chef Nuccio Micali, partners dell’evento. Il Festival rappresenta un nuovo canale di comunicazione di cultura, di arte e di bellezza. Per questo il suo format non può essere preconfezionato, ma in continuo divenire, e l’edizione del 2018 è ancora una sorpresa a cui la composita e giovane squadra di organizzatori sta già lavorando.

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Federica Milazzo

Federica Milazzo

Nata e cresciuta nella bella Piazza Armerina (Enna), vive oggi a Giarre, nel Catanese. Maturità classica, iscritta in Economia, Sommelier AIS dal 2017, si definisce un’anima in evoluzione, poliedrica. Determinata e curiosa, forse nevrotica, a tratti romantica. Definita da amici, e non, una piccola furia con la risposta sempre pronta. Ogni esperienza l’ha segnata, modellata e formata. Così dall’amore per le arti passa a quello per i numeri, la gestione e l’organizzazione. E dalla passione per le serie tv a quella per il vino. Quest’ultimo la rapisce, raccontandole le più affascinanti storie della terra, a cui inesorabilmente appartiene, e gliene acuisce i sensi, che non possono più rinunciare alla ricerca dei profumi e dei sapori più veri. Il viaggio, in tutte le sue forme, è il fine ultimo a cui tutto è vocato. Alla ricerca del suo posto nel mondo, continua il suo percorso formativo in attesa della prossima sfida.

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