“Io sono, dunque… mangio!”

fotoCi sono ristoranti e trattorie in cui ti diverti ad andare a mangiare. Sì, mangiare, scusate il parlare plebeo ma al ristorante io vado a mangiare. Vero che ci sono luoghi culto dove fai delle full immersion di esperienze sensoriali, dove il cibo è un gioco dell’intelletto e della gola, a cui siamo grati per l’impegno nella ricerca di modi nuovi di soddisfare i nostri sensi, dove parole come “territorio” significano conoscenza e valorizzazione di prodotti e si trasformano in squisite prelibatezze e dove non a caso si parla di arte.
Ci sono altri luoghi, dei fac-simile, quelli che ci provano e di quelli che si sentono chef, dove è meglio andarci accompagnati con un giornalista gastronomico, altrimenti non ci capisci un’ “H” e non sai neanche da che parte girare il piatto, che (per fortuna dei semplici) è tondo. Ma capita, e da noi capita tanto, che ci siano anche luoghi di cibo di sensi, dove questi vengono pienamente appagati. Per noi di panza, e un po’ (di) mente, trovare un posto dove da fuori riconosci quel profumo di salsa è un riconoscimento atavico, nasce con noi.
Percepire quell’odore di calamaretti fritti, melanzane e tuffarcisi ad occhi chiusi perché fa sognare, o su insalata mista di mare, è come tornare nel grembo materno. Un grembo che è il cibo che mangiamo e conosciamo tutti i giorni. Ci sono luoghi, non officine gastronomiche, dove entri e incontri subito la cordialità del ristoratore, il suo essere pacioso, la sua mole da cuoco.
Mica vanno tutti in televisione: quelli sono magri e mi viene da pensare se realmente gli piaccia mangiare. Questa cordialità, questo essere pacioso, ti arrizzetta la mente, ti tranquillizza, qui mangi, vengono sollecitati la vista, il naso, la gola, ed il corpo e la mente godono. Non ci devi pensare, mangia!
Qui il ristoratore conosce tutto del suo mare, del suo territorio. Quindi mi godo a pancia piena l’incontro con uno di questi professionisti della ristorazione.
È stato un vero piacere mangiare da Caico a San Leone (AG), ti accoglie Marco, dai modi cordiali, misurati, camerieri in divisa pulita e veloci, come consiglia un pasto a mezzogiorno.  Interessante la scelta dei vini, da stampare la carta, ed un menù di mare e monti per tutte le esigenze. Il locale rispecchia totalmente la figura di Marco, non si pretendano sciccherie, ma se cerchi diversi oli extra vergini li trovi così come differenti condimenti.
E poi mangiamoci pure l’ananas, ma in questo periodo sono buonissimi gialloni e bastardoni, traduco: meloni gialli e fichi d’india, che lui propone.

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Camillo Privitera

Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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