Romania: la sua memoria storica raccontata in… dodici bottiglie

img_8912Nel 1989, durante il processo a Nicolae Ceaușescu, ormai ex presidente della morente Repubblica Socialista di Romania, tra i capi d’accusa che gli costeranno la condanna a morte figurava la compromissione dell’economia nazionale. Tra una imputazione per genocidio e una per attacco armato allo Stato, l’avere compromesso l’economia del proprio Paese potrebbe sembrare un peccato moralmente minore, tanto più che la compromissione in questione era relativa alla distruzione di edifici ed istituti statali, ma agli occhi di tanti rumeni quella colpa era assai più articolata. Negli anni Ottanta, infatti, la Romania, nel tentativo (riuscito) di saldare i debiti contratti con i paesi creditori, esportava per legge la quasi totalità della propria produzione agricola e manifatturiera, condannandosi alla fame.

Non facevano eccezione i vigneti e il vino prodotto. Lo racconta Marian Timofti, presidente dellaimg_9034 giovane Organizația Somelierilor din România (Organizzazione dei Sommelier di Romania), ospite d’onore della serata organizzata da AIS Sicilia. A guardarlo, mentre scandisce il proprio racconto in un ottimo italiano, Timofti ricorda il vecchio Johannes Brahms, anche se lo sguardo è assai più conciliante del severo compositore tedesco. Sono solo quattordici i vitigni bianchi autoctoni rumeni sopravvissuti oggi; e quattro quelli rossi. Il resto è stato estirpato in meno di vent’anni e sostituito dagli internazionali su iniziativa di Ceaușescu, fornitore di vino dell’amica – nemica Unione Sovietica: i vini amati in Russia erano dolci o al massimo semi-secchi,  e su questi si è concentrata la produzione in quegli anni.

Una riscoperta, dunque, quella dei vitigni autoctoni, assai recente, portata avanti da produttori lungimiranti, e da tecnici e sommelier appassionati, come quelli riuniti da Timofti per questa serata lunga dodici bottiglie, ambasciatrici di ciò che rimane della memoria storica viticola del paese. Una memoria raccontata, tradotta nei bicchieri e poi interpretata da Carmelo Sgandurra, già master sommelier, da sedici anni residente in Romania, e Camillo Privitera, presidente di AIS Sicilia.

Apre la Crâmpoşie Selecţionatătra i più antichi vitigni a bacca bianca del paese. L’aggettivo Selecţionată gli deriva dalla sua natura di vitigno selezionato per sopperire all’incapacità della Crâmpoşie di autofecondarsi. Alla base di bianchi fermi, è assai apprezzato anche per la produzione di vini spumantizzati. Per la serata è stata presentata in entrambe le versioni.

  • Prince Stirbey – Metodo Classico S.A. A base di Crâmpoşie Selecţionată, 24 mesi sui lieviti, è un metodo champenoise che si rivela subito al naso, con note di lieviti e agrumi vicini alla polpa di cedro, accompagnati da una gradevole nota di formaggio. Di grande freschezza, salino e agrumato al palato.
  • Avincis – Bianco 2015. Bianco fermo a base di Crâmpoşie Selecţionatăha un naso pulito di litchi, banana e pompelmo. Fresco, solido in bocca, lascia al palato una gradevole scia di buccia di cedro.

Vitigno clone della Fetească Neagră, la Fetească Alba è tra i vitigni a bacca bianca più coltivati in Romania, apprezzata per la vigoria e la regolarità produttiva.

  • Davino – Plai 2015. Bianco fermo a base di Fetească Albăappare chiuso all’inizio, per poi aprirsi su note di tintura di iodio, plastica da imballaggio e salvia. Rotondo al palato, ricorda degli Inzolia maturi.

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    Davino – Plai 2015.

Ricorda la famiglia dei Moscati la Tamaioasa Romaneasca, portata in Romania (allora Dacia) dai Greci e da allora sempre coltivata nella zona di Drăgăşani, nella regione dell’Oltenia. Una simbiosi tale da avere reso il vitigno noto anche come Tamaioasa de Drăgăşani

  • Budureasca – Tamaioasa Romaneasca 2015. Bianco fermo a base di Tamaioasa Romaneasca, è intensamente aromatico al nasco, con note di pesca bianca, litchi e mango. In bocca è succoso, fresco e con un gradevole retrogusto amarognolo.

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    Budureasca – Tamaioasa Romaneasca 2015

Della stessa famiglia, ma a bacca rossa, la Busuioaca de Bohotin, che ha ereditato il nome dalla località dove viene maggiormente coltivata, Bohotin appunto, nella regione della Moldova.

  • Crama Averesti – Rosato. Rosato semi-secco da Busuioaca de Bohotin, ha un piacevole attacco di rose; vellutato al naso, farinoso, acidulo di formaggio fresco, accompagnato da note di litchi. Spesso, saporito al palato e di importante impronta alcolica.
  • Crama Hermeziu – C’est Soir. Rosato semi-secco da Busuioaca de Bohotin, ha un floreale croccante al naso, di rosa, fragola e basilico secco. Ben bilanciato in bocca tra dolcezza, acidità e alcool.

Frutto dei lavori di Mircea Mărculescu a Drăgăşani, il Novac è un vitigno a bacca nera,  approvato nel 1987, nato dalla selezione tra la varietà Negru Vartos e la varietà  Saperavi.

  • Prince Stirbey – Novac 2013. Primo rosso della serata, da Novac. Frutta e intensamente speziato, ricorda la carbonella bagnata. In bocca è snello, con una bella acidità e un tannino equilibrato. Minerale gradevole al retrogusto.

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    Prince Stirbey – Novac 2013

Riconosciuto nel 1993, il Negru de Drăgăşani è anch’esso nato dall’ibridazione sessuale tra  il Negru Vartos e il Saperavi. Un incrocio così fortunato da avere attirato l’attenzione del marchese Antinori, il quale, dopo avere comprato i terreni ha dato via in breve alla produzione del primo vino sotto il marchio Ville Metamorfosis

  • Avincis – Negru de Drăgăşani 2013. Rosso da Negru de Drăgăşaniha un naso più cupo del vino precedente, con note pepate di pepe verde, balsamiche, assieme a sentori di ciliegia nera, liquirizia e legna bruciata. In bocca il tannino è integrato, centrato. Tornano le spezie e la frutta nera, unite ad un alcolicità palpabile ma armonizzata.
  • Ville Metamorfosis – Via Marchizului 2014. Rosso da Negru de Drăgăşaniapre sulla susina nera fresca, poi carbonella, grafite e pepe verde. Un tannino saporito si accompagna alla fresca acidità del vino e ad un piacevole pepato.

Amato più di ogni altro vitigno, la Fetească Neagră vive in Romania da almeno duemila anni, tanto da essere stata unanimemente elett vitigno portabandiera della nazione. Difficile da vinificare, se ben trattata, produce vini assai interessanti, come dimostra il contributo di alcuni investitori francesi e italiani, fondatori nel 1998, assieme ad investitori rumeni, di Vinarte, società vitivinicola con 344 ettari vitati, in gran parte dedicati alla Fetească

  • Domeniile Tohani – Apogeum. Primo rosso a base di Fetească Neagră. Intense note di rabarbaro, china e poi prugna selvatca. Fresco, alcool gradevole e una punta di amarognolo in fin di bocca.
  • Davino – Monogram 2013. Secondo rosso a base di Fetească Neagrăriprende le note del primo, in aggiunta ai ricordi di liquirizia e pane tostato. Tannino piacevole e alcool integrato.
  • Vinarte – Nedeea . Unico blend della serata, a base di Fetească Neagră, Negru de DrăgăşaniNovac, profuma di confettura di frutta rossa, spezie scure, frutta secca, torrone e menta. Tannino fruttato, salinità di fondo e grande freschezza.

Chiusura in dolcezza per la serata, con due vini passiti a base di Tamaioasa Romaneasca e di Riesling Italico, gentile omaggio dell’Organizzazione dei Sommelier di Romania per celebrare il gemellaggio tra le due associazioni.

  • Tamaioasa Romaneasca 1996Dedicato ai vent’anni di matrimonio tra il principe Radu di Romania e la principessa Margareta, è un vino dolce a base di Tamaioasa Romaneasca dai decisi sentori di pesca sciroppata e uva passa.
  • Vinarte – Sirena Dunarii. Un passito a base di Riesling Italico. Cera d’api, noci, limone candito, torrone, miele di castagno, nocciola e caramella d’orzo. Ancora freschissimo in bocca, lungo e ricco.

Foto e video di Angelo Bua

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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