C’è Nerello e Nerello: degustazione AIS a Milo alla scoperta di Sicilia e Calabria

Come ogni anno, da 37 anni a questa parte, Milo, patria dell’Etna Bianco Superiore, ospita una consolidata manifestazione enogastronomica che mira a far conoscere ed apprezzare il territorio etneo e tutte le sue eccellenze.

Per la nuova edizione l’AIS Sicilia, Delegazione Catania Jonica, con i suoi responsabili Mariagrazia Barbagallo e Orazio Di Maria, ha voluto focalizzare l’attenzione sul vitigno principe dell’Etna: il Nerello Mascalese.

Un nuovo punto di vista che ci ha fatto viaggiare tra Sicilia e Calabria, da nord a sud, da ovest ad est, per conoscere tutte le declinazioni di un vitigno che non è solo Etna.

Siamo ormai abituati a collegare automaticamente il Nerello Mascalese ai vini del vulcano, ma in realtà questo vitigno ben si adatta a zone completamente diverse da quella vulcanica, riuscendo a fa nascere vini che sono fratelli, simili ma diversi.

Ogni vino è espressione del territorio in cui nasce e risente fortemente dell’ambiente circostante.

Orazio Di Maria ci ha guidato con mano esperta in questa avventura, rendendo la degustazione un’esperienza assolutamente costruttiva ma allo stesso tempo una piacevole chiacchierata tra amici.

Il nostro percorso è iniziato nella zona di Agrigento, precisamente a Cammarata, dove nasce il rosato di Feudo MontoniRosa di Adele”. Il nome del vino deriva dal cru da dove viene l’uva, che a sua volta era il nome di un vecchio roseto dedicato alla madre del vignaiolo Fabio Sireci.

Il vino è 100% da nerello mascalese; le uve fermentano a contatto con le bucce in contenitori di cemento e successivamente vengono pressate in maniera soffice. Il colore è un elegante rosa tenue, buccia di cipolla. I profumi rispecchiano l’eleganza dell’aspetto e da subito si nota una mineralità minore rispetto ai rosati etnei e viceversa la presenza maggiore di sentori dolci e delicati di fragole, ciliegie e frutta fresca. Il vino è fresco e molto piacevole ed il tannino è presente ma delicato e rende ancora più particolare ogni assaggio. L’ottima persistenza infine conclude la degustazione di un vino che, se dovessimo definire con due aggettivi soltanto, definiremmo “elegante e non banale”.

Il secondo vino degustato ci ha portato, sempre in Sicilia, all’estremo occidente, Gibellina.

La storia del nerello mascalese nella provincia di Trapani è una storia antica. Insieme al pignatello ed al nero d’avola infatti viene usato per la produzione del poco diffuso Marsala rubino.

Nella Valle del Belice nasce “Molino a Vento” il nerello mascalese in purezza di Tenute Orestiadi.

La brezza marina ed il terreno sabbioso fanno di questo vino il secondo “gemello diverso” degli Etna.

La diversità si nota immediatamente dal colore, più pieno, intenso e carico rispetto ai vini del nostro vulcano. Proseguendo la degustazione notiamo anche in questo vino sentori spiccati di frutta rossa, fragole, ciliegie, amarene e profumi di rosa e violetta uniti ad una delicata mineralità. Degustiamo l’annata 2016 e per “noi etnei” abituati al tannino tagliente, è una sorpresa notare una presenza così delicata e piacevole in un vino così giovane.

Fratelli sì, ma in questo caso, davvero diversi.

Restiamo nella patria del Marsala e facciamo un salto indietro di un anno, degustando un bland di frappato e nerello mascalese, “Terre di Giumara” 2015 di Caruso&Minini.

Il colore è un luminoso rosso rubino, carico e vivace.

Appena avvicinato il bicchiere al naso si sente l’influenza del frappato, che addolcisce il nerello. Ulteriore sentore particolare è dato dal passaggio in barriques che gli conferisce particolari profumi.

Anche qui ciliegia, amarena e fragoline di bosco ma anche chiodi di garofano e petali di rosa rossa essiccati.

All’assaggio si nota ancor di più la presenza del frappato, che attenua molto i tannini caratteristici del nerello mascalese.

Facciamo adesso un salto ad Est e precisamente in Calabria, a Melito Porto Salvo; qui nasce “Pellaro 2014”, un blend di nerello cappuccio e nocera, di Cantine Malaspina. Dopo aver passato 8 mesi in barrique, il vino assume un colore rosso rubino carico tendente al granato e profumi di ciliegia, prugna e cannella. Iniziano a farsi spazio anche profumi da evoluzione come cacao amaro e tabacco. Buona la persistenza e la freschezza ed un tannino ben presente ma per nulla aggressivo completano questa diversa declinazione del nostro vitigno.

Spostandosi a nord, sempre in Calabria, e precisamente a Rovito in provincia di Cosenza, troviamo le cantine Tenuta del Travale.

Degustiamo “Eleuteria”, un blend fatto dall’80% di nerello mascalese ed il 20% di nerello cappuccio. Le uve provengono da soli due ettari di terreno. Invecchiato per 18 mesi in botti di rovere e castagno lavorate in Sicilia, presenta profumi di confettura, di tabacco, liquirizia e cuoio oltre a forti sentori erbacei di muschio ed un principio di balsamicità.

Il vino entra timido in bocca ma pian piano riesce a pervaderla con la sua ottima struttura ed un tannino ben presente. Questo vino è, fino ad ora, il fratello più simile ai nostri Etna, ma nonostante ciò è dotato di una sua forte personalità che lo rende assolutamente unico nel suo genere.

Ci spostiamo adesso più a sud, precisamente nel territorio della Costa Viola in provincia di Reggio Calabria, dove la casa vinicola Criserà pratica viticoltura eroica. I vini della cantina nascono su terrazzamenti a strapiombo sul mare.

Il vino che degustiamo è “Nerone di Calabria 2013”. Certamente le prime cose che colpiscono sono l’etichetta a forte impatto visivo ed il sigillo in ceralacca ad impreziosire ulteriormente la bottiglia. L’etichetta mostra forza, potenza ed in effetti sono queste le caratteristiche del vino che viene presentato. Dopo una vendemmia tardiva, 96 ore di macerazione e 2 anni passati in barriques, questo vino si presenta con un luminoso color rubino carico, i profumi sono caratteristici dell’evoluzione e vanno dalla frutta sotto spirito al muschio, al tabacco ed ai chiodi di garofano fino a sentori tostati ed iniziali profumi eterei di smalto.

Al primo assaggio si nota subito una sensazione alcolica spiccata, la gradazione del vino è 14°. Dotato di buona freschezza ed ottima struttura, tannini ben presenti ed un gusto pieno e rotondo. Un vino senza dubbio di forte impatto.

Per concludere egregiamente il nostro viaggio tra le diverse espressioni del nerello mascalese, torniamo in Sicilia e precisamente nella Doc Faro, a Messina.

E’ nella Tenuta Rasocolmo che nasce nel 2004 la Cantina Giostra Reitano.

Su un promontorio con una meravigliosa vista sulle isole Eolie ci sono i vigneti di nerello mascalese, cappuccio, nocera e nero d’avola.

Il vino che degustiamo è un blend del 2012 di queste uve, dal colore rosso rubino. I profumi portano alla mente frutta matura e sottospirito, fiori come la rosa o la viola di campo ed una varietà di spezie che va dai fiori di garofano al pepe nero. Molto presente un sentore minerale caratteristico di queste uve.

Al gusto è fresco e con un tannino piacevole e vivace, avvolge la bocca con la sua struttura elegante e la sua personalità unica.

Per chiudere in dolcezza arriva un fuori programma offerto dalle Cantine Giostra Reitano che ci propongono il loro Idromele.

Prodotto della fermentazione di miele millefiori, invecchiato due anni in barriques, si presenta molto profumato e dolce ma non stucchevole.

Una piacevole sorpresa per concludere una serata all’insegna della simile diversità.

 

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Francesca Scoglio

Francesca Scoglio

Nata a Messina, il primo incontro con Bacco risale al liceo quando rimase colpita dalla visione delle Baccanti al teatro antico di Siracusa e dalle continue letture di scrittori e poeti classici che elogiavano il vino come “nettare degli dei”. Dopo una laurea in Scienze Politiche conseguita a Palermo, finalmente arriva a Catania. Responsabile d’ufficio ed HACCP nell’azienda per cui lavora, la voglia di imparare la porta a cercare strade alternative. Una discussione apparentemente casuale con una collega le fa conoscere l’Ais ed i suoi corsi e da lì la curiosità la spinge ad intraprendere questo percorso. La curiosità diventa passione, la passione diventa Diploma da Sommelier Ais nel 2015. Lo studio continua e la porta al conseguimento dell’attestato di degustatore ufficiale Ais nel 2016. Il suo motto è “Non si finisce mai di imparare” e da qui la voglia continua di studiare, aggiornarsi, viaggiare e conoscere le svariate realtà che il mondo del vino offre.

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