Oltre frutta e fiori: a Rubino 2017 finezza, territorialità, eleganza nel vino

Palazzo Busacca – Photo Credit Rubino 2017

Se il vino fosse solo un agglomerato – tra le tante altre cose –  di alcoli, acidi grassi ed esteri, molti di noi non sarebbero qui, seduti nel salone oro e verde ematite di Palazzo Busacca, a Scicli. Ad animare l’appuntamento, Camillo Privitera, presidente di AIS Sicilia, per Rubino, il festival enogastronomico organizzato dall’associazione S.E.M. (Spazi Espositivi Monumentali) e giunto ormai alla sua quinta edizione. I vini, lo sappiamo, sono molto di più: se alcuni di loro portano avanti il loro onesto compito senza vette di magnificenza, altri emergono per finezza, territorialità ed eleganza, trio di aggettivi alla base dell’incontro. Entusiasmare con la propria grazia, sorprendere il palato con una perfezione sempre in bilico; fotografare un territorio specifico, fino a potervi riconoscere, in alcuni casi, la stessa mano di chi lo ha fatto: questo trasforma una bottiglia di vino in una pagina di storia, e l’intero corredo delle annate prodotte in un lungo romanzo di avventure sempre diverse. Il 10 dicembre erano sei le pagine da degustare, tratte da sei diverse storie italiane. Noi a questi metaforici fogli di carta abbiamo voluto abbinare sei protagoniste, immortalate da grandi pittori; voi potrete fare altrettanto. Musica, quadri, libri: il cuore del vino è grande e apprezza ogni genere di associazione.

Jan Vermeer – Ragazza con turbante (1665-1666)

La storia della prima pagina si svolge nel trevigiano, a Refrontolo, dove la famiglia Della Colletta fonda nel 1924 l’azienda Colvendrà. Centometrista e gaudente, affettuoso, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Refrontolo Dry Bepi 2016  appartiene alla corazzata commerciale della denominazione Prosecco, formata da anime assai diverse, come quella di questa famiglia, la cui bottiglia rivela, nel dosaggio, l’occhio dei quattro fratelli proprietari per il gusto attuale del pubblico, orientato verso le morbidezze. E morbidezza è la parola che ben rappresenta l’anonima Ragazza col turbante ritratta da Jan Vermeer tra il 1665 e il 1666, così ben illuminata da sinistra, e con quel turbante di un giallo tanto simile a quello del nostro vino.

Henri Rousseau – Zingara addormentata (1897)

La seconda pagina odora di terra, e di Langa. L’azienda agricola Castello di Neive, nell’omonimo paesino poco distante dal comune di Barbaresco, nasce da Giacomo Stupino, un geometra con il pallino della zonazione. Nel 1964 Giacomo acquista il castello di Neive, con annessi e vigneti, dai conti Riccardi Candiani, accorpando le nuove vigne a quelle già in suo possesso. Anche qui, come  Treviso, una storia di fratelli, di nuovo quattro: sono i figli di Giacomo, infatti, a portare alla ribalta la cantina, ereditando l’azienda nel 1970.  La Barbera d’Alba Vigna Santo Stefano 2015 è un po’ come i “langhetti”: schietta, essenziale; a tratti burbera, a volte silente. Tenace al naso, di terra e marasca, è meravigliosa da bere, alle tre del pomeriggio, seduti ad addentare un arancino caldo, fissi davanti alla Zingara addormentata (1897) di Henri Rousseau.

Gustav Klimt – Giuditta I (1901)

Tanto scontrosa la Barbera, tanto conturbante e soave è la bottiglia di Primitivo di Manduria Patruale 2015 di Tenuta Zicari. Secolare possesso della famiglia omonima, nel pieno della Manduria pugliese, è profumata al naso; sottile, fresca in bocca. La bevi e pensi ad Adele Bloch-Bauer, la Giuditta (1901) di Gustav Klimt: seducente, esaltante… e pericolosa.

Francisco Goya – Maja Desnuda (1800)

In un crescendo di acuti olfattivi, ecco il Syrah Kaid 2015 di Alessandro di Camporealeazienda siciliana palermitana che ha fatto del vitigno Syrah la propria bandiera. Profondo alla vista, e al naso, investe con un bouquet di pepe, erbe e marasca. Da Adele Bloch-Bauer alla Duchessa d’Alba, la Maja desnuda (1800) di Francisco Goya: generosa e conturbante.

Pablo Picasso – Ritratto di Dora Maar (1937)

Dal Tirreno allo Jonio, la storia di Salvatore Geraci e del suo Faro DOC, qui declinato nella versione del Rosso del Soprano 2013. Unione di nerello mascalese, nerello cappuccio e nocera, addomesticati da un anno di barrique, rivelano la mano del suo architetto: profumi variopinti ingabbiati in uno schema rigoroso. Ritratto di Dora Maar (1937) di Pablo Picasso.

Amedeo Modigliani – Ritratto frontale di Jeanne Hébuterne (1919)

Chiude la nostra mostra immaginaria l’Etna Rosso Cirneco 2011 di Terrazze dell’Etna. Giovane cantina, nata nel 2008 per iniziativa della famiglia Bevilacqua, il vino di punta dell’azienda è luminescente, sottile, dal naso acuminato, lavico, da cui emergono piccoli frutti rossi e una leggera vena speziata. In bocca rivela tutta la grinta e il fuoco del nerello mascalese da cui proviene, come la giovane Jeanne Hébuterne, risoluta compagna di Amedeo Modigliani, così come la ritrasse nel 1919 in un famoso ritratto frontale.

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Gherardo Fabretti

Gherardo Fabretti

Appassionato di leggi e latinorum, in principio fu Giurisprudenza. Laureato, invece, in Lettere moderne, diventa presto redattore per riviste di letteratura e fumetti. Alcolismo vuole che il vino inizi a interessarsi a lui, fino al diploma AIS di sommelier e al master in Gestione e Comunicazione del Vino organizzato da ALMA. Vive a Milano, ma quando può fugge, perdendosi volentieri in varie parti del mondo, perché il viaggio, come diceva Costantinos Kavafis, è “fertile in avventure e in esperienze”. Crede che Venezia sia la porta della felicità e Parigi il rifugio degli ultimi romantici. Non ha problemi con gli aerei ma a New York preferirebbe arrivarci in nave. Mentre organizza una breve gita in Mongolia, cerca compagni per il viaggio.

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