Non solo vino, ma immersione in un mondo

Il vino, così come le persone, con il tempo tirano fuori il carattere che possiedono. Da un lato, una parte arriva dalla cultura, dall’altro dalla passione che si sviluppa e che viene consolidata dalla voglia di sapere e dalla conoscenza. Con curiosità abbiamo esplorato l’universo dell’Azienda Milazzo di Campobello di Licata, un mix di passione per il territorio e ricerca.
L’areale ha fortemente bisogno di uomini e donne che lo amano. Un’azienda che coniuga conoscenza, sapere tramandato e scienza.
Per ottenere risultati significativi, sono importanti le collaborazioni di ricerca con le Università per un approccio non solo emotivo alla produzione. Ne sono testimonianza lo studio con le coperture dei teloni in vigna per meglio verificare l’effetto dei raggi solari sulle piante e sul suolo, fino all’irrigazione che va direttamente alle radici per meglio utilizzare una risorsa preziosa come l’acqua. Si ha qui l’idea di un’attenzione verso la sostenibilità e che trova un ulteriore applicazione nel riutilizzo delle acque, naturalmente purificate, fino alle fonti di energia rinnovabili.
In vigna, abbiamo verificato una differenza sostanziale di suoli. Nelle sue variabili di costituendi, esposizione e luminosità che oltre ad altri parametri conferiscono caratteristiche uniche ai vari vini che vengono prodotti.
A questo punto l’esperienza di degustazione si è incentrata non solo nei riconoscimenti organolettici, ma nella ricerca dello spirito illustrato e conosciuto sia in vigna che in cantina.

Dodici vini ci hanno accompagnato in un viaggio che non è stato solo organolettico, ma che ci ha portato in un percorso che ha visto scorrere il tempo all’interno delle bottiglie e ci ha consentito ancora una volta come meglio comprendere e apprezzare che, la qualità nasce da un insieme di elementi dove la tecnologia e la scienza, si intrecciano con l’esperienza.
Nella categoria dei metodi classici abbiamo apprezzato l’uso sapiente e cosciente della tecnologia, offrendoci vini particolarmente fini che hanno permesso dei riconoscimenti dettagliati sintomo di estrema pulizia dei vini. Elemento che caratterizzerà tutta la degustazione.

Altro aspetto significativo i vini mostravano estrema linearità dall’olfatto al gusto, mantenendo la piacevolezza già annunciata al naso, quindi vini decisamente coerenti. Una considerazione merita il Federico II millesimo 2003, dove il processo evolutivo l’ha portato ad assumere una dimensione a tratti spaziale intenso nel senso del volume. Notevole complessità, siamo ben oltre la complessità gusto olfattiva perché lo sviluppo del vino con accenni piacevoli di maturità terziaria lasciano ancora presagire un ulteriore arricchimento di sfumature verso caratteristiche ancora di più marcata evoluzione.

Nei vini fermi, piacevolezza sottolineata dalla pulizia da parte del Vignavella, interessante espressione di Catarratto, fino alla sorpresa Maria Costanza 2020 e selezione Famiglia 2004. Qui si evidenzia come sia accurata la ricerca anche e soprattutto attraverso il tempo, dei vitigni e dell’ambiente. Ancora una manifesta sorpresa è il Fondirò annata 2017, vitigno Perricone che attraverso le sue espressioni organolettiche stupisce per come ha affrontato il tempo ma che dice a noi che i vini vanno ascoltati. In degustazione si apprezza ancora la giovialità della frutta, sfumature speziate e ancora qui pulizia e coerenza. Un vitigno su cui ce ancora molto da scoprire e da scrivere.

Il tempo nel vino è fondamentale, avere pazienza e ascolto, lasciargli esprimere tutta quanto ha in essere. Ci vuole predisposizione d’animo da parte degli uomini e sostanza nel vino. Il Duca Di Montalbo 1999. La sensazione che lascia è una sospensione del tempo. Affronto il vino pensando a come ero, ed eravamo 26 anni fa, e verifico che è saldo con un’intelaiatura che lo propone oggi con un gusto attuale moderno, ben oltre le frasi fatte e le mode che circolano oggi. Espressione di rara complessità ed eleganza, il tempo gli permette di farci esplorare tutta la profondità che sa di frutta macerata, percezioni che richiamano ambienti sacrali come le note di incenso, spezie che sanno di oriente con ancora tratti evoluti da potere ancora dispiegare.
Un’emozione per il palato ma una vera esperienza culturale, in quanto dentro abbiamo tutto quello che la conoscenza e il conseguente utilizzo che si fa, portano a un’emozione che travalica l’approccio organolettico e che vuole solo aprirsi ad accogliere un’esperienza.

Camillo Privitera

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Camillo Privitera

Ha nobili origini, Adamo ed Eva. A 18 anni esce di casa per non tornare mai più, si iscrive a Bologna alla facoltà di Filosofia, provenendo dall’ ITIS (pericolosissima sigla). Dell’esperienza dell’istituto tecnico gli è rimasto qualche numero di telefono che usa soprattutto per farsi cambiare le lampadine. Orgogliosamente si mantiene da quando aveva 18 anni. Inizia lavorando nella riviera adriatica e lì l’università lo perde per la fortuna del mondo accademico. Lavora nei locali iniziando dal basso fino a diventare direttore e ad avere locali propri. Capisce che con volontà, studio e lavoro si può riuscire. Non apprezza i “dottori”, ma ama i Signori. Da sempre progetta e organizza riviste, concerti, eventi. Incontra il vino e son botti. Segue la trafila AIS: sommelier, degustatore, relatore e ad oggi Presidente AIS Sicilia, editore di EnoNews. Ama camminare nel solo modo che conosce e apprezza, guardando in alto per avere la più ampia visuale. E il meglio deve ancora venire.

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