Zisola ~ Occhi pieni di cielo

L’idea della tangenziale di Catania alle 8.30 di mattina era spiacevole.
Dall’Etna a Noto, aria d’acciaio e nessun sole a rischiarare la mente. Dopo due ore di viaggio, finalmente si arriva a Noto, in contrada Zisola. Il vento tagliava me e i vigneti allo stesso modo. La giornata era programmata come una festa in cui si aprivano bottiglie dai grandi formati, produzioni di cantina Zisola e produzioni toscane di Castello di Fonterutoli. I Marchesi Mazzei.

La corte della tenuta si è riempita di addetti ai lavori in poco tempo. La sensazione del barocco, delle palme e di respirare il sud est dell’isola ha preso forma rapidamente. Il connubio è interessante, produttori storici dell’importante area del Chianti Classico, esattamente a Castellina in Chianti, che aprono lo sguardo alla Sicilia, verso la cornice di un sito patrimonio Unesco.

Le etichette in degustazione sono diverse, dagli autoctoni siciliani, al loro Chianti simbolo delle origini, passando per i vitigni internazionali; un viaggio tanto geografico quanto sensoriale.
Le conferme sono state il “Doppiozeta”, cru di Nero d’Avola prodotto dalle tre migliori parcelle di Zisola, con il suo carattere fruttato e speziato di grande eleganza e il “Concerto di Fonterutoli, di equilibrio e di grazia. Due le anteprime, che costituiscono sempre un bel momento di curiosità, il loro Catarratto, “Contrada Mazzei”, la nuova sfida che al 50% macera sulle bucce per tre mesi, mesi che serviranno a creare una struttura del vino completamente diversa e “Iu sugnu”, un Nero d’Avola che segue l’idea di scaricare la beva, l’ho immaginato con una frittura di pesce in un giorno d’estate, bouquet da prerogativa con la freschezza che non ti aspetti. Fragrante la nota di frutta rossa. Si alternano sorrisi e confronti a momenti di pensiero, la giornata si modulava in maniera crescente.

E quando ormai, con gli occhi pieni di cielo, quasi ci si riorganizzava per il ritorno, si è alzato il sipario su “Siepi” annata 2010, formato jeroboam, tre litri di aspettative più che mantenute: un rosso da Sangiovese e Merlot in parti uguali, coprotagonisti.
Un vino di traiettoria lenta, quasi non lo senti cominciare, come un sentimento che non sapevi di provare; progressione di frutta e fiori, l’inchino dell’elegante tannino che lascia spazio alla straordinaria verticalità della freschezza. E poi le spezie, il legno di sandalo, la nota di tabacco, un corredo di finezza estrema; l’affinamento in tonneau per il Sangiovese e in barrique per il Merlot, dona l’intuizione assoluta di un grande rosso. Indimenticabile.
E’ ormai pomeriggio, ci lasciamo gli alberelli delle vigne indietro come un bel ricordo. Qualcosa fatto per bene. Grazie Zisola. Grazie ai Marchesi Mazzei.

Giulia Lutri

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